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	<title>News Turismo, Sport, Arte, Spettacolo - Sbn G.S. &#187; Rocche e Castelli</title>
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		<title>Fortezza San Giovanni Battista a Firenze ora Fortezza da Basso</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 13:52:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Toscana (castelli)]]></category>
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		<description><![CDATA[La Fortezza da Basso, il cui nome ufficiale è Fortezza di San Giovanni Battista, è la maggiore opera di fortificazione alla moderna inserita nelle mura trecentesche di Firenze.

Circondata dai viali di Circonvallazione e rientrante dei complessi espositivi di Firenze Fiera, oggi è sede di numerosi convegni, meeting, concerti ed iniziative nazionali ed internazionali.
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<img class="alignleft size-medium wp-image-1945" title="800px-Fotezza_da_basso_10" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/10/800px-Fotezza_da_basso_101-300x225.jpg" alt="800px-Fotezza_da_basso_10" width="300" height="225" /></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em>Fortezza da Basso a  Firenze</em></span></p>
<p>La Fortezza da Basso, il cui nome ufficiale è Fortezza  di San Giovanni Battista, è la maggiore opera di fortificazione alla moderna  inserita nelle mura trecentesche di Firenze.</p>
<p>Circondata dai viali di  Circonvallazione e rientrante dei complessi espositivi di Firenze Fiera, oggi è  sede di numerosi convegni, meeting, concerti ed iniziative nazionali ed  internazionali.<br />
<strong><br />
Storia e architettura</strong><br />
Nata con il nome di  Castello Alessandria, fu costruita da Pier Francesco da Viterbo e Antonio da  Sangallo il Giovane tra il 1534 ed il 1537 per ordine di Alessandro de&#8217; Medici,  posto al governo di Firenze dallo zio Giovanni dei Medici, Papa Clemente VII,  che esercitava il vero potere. Nel maggio del 1533 iniziarono gli scavi  sovrintesi dal celebre condottiero Alessandro Vitelli e dall&#8217;architetto Pier  Francesco Florenzuoli da Viterbo. Il 15 luglio del 1534 fu posta la prima pietra  e nel dicembre dello stesso anno i lavori delle opere di fortificazione furono  ultimati nella gran parte. La gigantesca fortezza , di forma pentagonale, fu  realizzata con grandezza di mezzi e rapidità per assicurare il controllo della  città ai Medici, appena rientrativi dopo l&#8217;Assedio di Firenze, di fornire  alloggio ad un forte contingente di truppe, nonché rifugio ai governanti in caso  di rivolta, ma anche di impressionare e intimorire i fiorentini con la sua  massa. Per accentuare questa impressione il lato rivolto verso la città fu  dotato, da Antonio da Sangallo, di un aspetto monumentale. Il ruolo militare  della Fortezza fu mantenuto anche in epoca lorenese, quando furono costruiti  altri fabbricati di interesse architettonico ed ambientale come la palazzina per  gli ufficiali ed un teatrino.</p>
<p>Al momento della demolizione delle mura  trecentesche, durante il periodo di Firenze capitale d&#8217;Italia, la fortezza  rimase isolata e i suoi fossati furono livellati, portando all&#8217;interramento  della maggior parte delle muraglie.</p>
<p>La Fortezza, che come molte altre  strutture simili non fu mai utilizzata, rimase affidata al Demanio Militare fino  al 1967. Negli ultimi anni fu individuata come sede del Polo Fieristico  Fiorentino; di conseguenza fu intrapresa una lunga opera di restauro e  adeguamento (non ancora conclusa) che portò alla demolizione di strutture di  servizio costruite durante l’uso della fortezza come caserma. Grazie a questi  lavori oggi è possibile vedere la trecentesca Porta a Faenza, e seguire l&#8217;antico  corso del Mugnone, torrente che scorreva nei fossati della città; visitare  l’interno del Mastio e alcune altre strutture di un certo interesse, come la  polveriera.</p>
<p>Per ospitare le manifestazioni di Firenze Fiera sono stati  costruiti due nuovi padiglioni espositivi, detti, dal nome del progettista,  rispettivamente Padiglione Spadolini (Pierluigi Spadolini, inaugurato nel 1977)  e Padiglione Cavaniglia(1996). Essi sono strutture di notevole interesse, tra i  pochi esempi di architettura contemporanea nel centro di Firenze. All&#8217;interno  della Fortezza è ospitata una delle sedi dell&#8217; Opificio delle pietre dure con  numerosi Laboratori scientifici e di restauro.</p>
<p>Nei giardini della  prospiciente Villa Contini Bonacossi è stato realizzato il Palazzo dei Congressi  di Firenze.<br />
Poiché la fortificazione sorgeva in una pianura, secondo i canoni  dell&#8217;architettura militare del tempo avrebbe dovuto avere pianta regolare con  bastioni pienamente sviluppati, identici fra loro e dotati di  orecchioni.</p>
<p>Fu invece scelta una pianta a pentagono irregolare per  innestare il lato di base nelle mura arnolfiane preesistenti; al centro di  questo lato, il più lungo, fu costruito il cosiddetto, mastio, una struttura  estremamente originale che ingloba l&#8217;antica Porta Faenza. In realtà si tratta di  una piattaforma cioè una sorta di mini bastione inventato proprio da Antonio da  Sangallo per interrompere cortine troppo lunghe e garantire il tiro radente  delle artiglierie.</p>
<p>La struttura era quindi di tipo misto, con la parte  rivolta verso l&#8217;esterno pienamente sviluppata e regolare, mentre verso la città  prevalse la necessità di non invadere troppo spazio all’interno delle mura. Una  pianta simile può essere ritrovata nella (non più esistente) cittadella di  Piacenza, anch&#8217;essa tracciata da Pier Francesco da Viterbo.</p>
<p>Mentre  cortina e Bastioni furono costruite con economici mattoni (che incidentalmente  erano meglio in grado di assorbire i colpi di artiglieria) il Mastio fu  edificato in pietra forte, e le pareti furono scolpite con un motivo decorativo  a palle, allusive dello stemma mediceo, e diamanti; simili partiti decorativi  erano comuni nel rinascimento (si pensi al Palazzo dei Diamanti a Ferrara) ma  non furono mai più utilizzati in questa scala in un&#8217;opera militare. All&#8217;interno  della Piattaforma si può oggi visitare la sala ottagonale, dotata di una  straordinaria volta in mattoni a spina di pesce, che faceva parte del percorso  d’accesso monumentale della fortezza. Alcuni disegni acquerellati superstiti  delle varie fasi della progettazione sono considerati tra i più bei disegni di  Antonio.</p>
<p>Fonte: Wikipedia</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fortezza_da_Basso" target="_blank"><strong>Approfondisci su Wikipedia</strong></a></p>

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		<title>Castello di Biscari ad Acate In Provincia di Ragusa</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 16:40:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicilia (castelli)]]></category>
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		<description><![CDATA[L'atto i nascita del feudo e del Castello si legge nella lapide, un tempo murata nella nicchia dell'androne di accesso, ed oggi nella parete della Sala Agatino Paternò Castello, nell'ala speculare a questa dove ci troviamo In essa, datata 1494, si legge che "QVISTV CASTELLV ET SITV DI LA TERRA FICHI FABRICARI LV MAGNIFICV SIGNVRI GVLLM RAMVNDN LV CASTELLV".
Nel 1492 infatti Gugliemo Raimonda Castello aveva ricevuto la concessione di edificare un fortilizio con barbacani ed un borgo e di popolarlo e certamente grazie alle migliori condizioni di vita offerte dal luogo e dalle concessioni del barone, la costruzione del Castello e delle case fu compiuta in appena due anni.]]></description>
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<img class="alignleft size-medium wp-image-1645" title="Acate-Castello-Biscari2" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/08/Acate-Castello-Biscari23-225x300.jpg" alt="Acate-Castello-Biscari2" width="225" height="300" /><em>Castello dei Principi di Biscari<br />
Acate  in Provincia di Ragusa</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p>A seguito dell&#8217;impegno profuso di più di un ventennio dalle diverse  Amministrazioni susseguitesi alla guida del Comune di Acate, è stato di recente  finalmente realizzato il restauro del Castello dei Principi di Biscari,  restituito così alla fruizione della cittadinanza.<br />
Il risultato del restauro  complessivo, curato dagli Architetti Rodofo Santoro ed Emanule Villanti, è stato  condotto in maniera magistrale, nel sostanziale rispetto filologico del  monumento, contemperando con equilibrio le valenze cultruali ed estetiche con le  esigenze conservative e funzionali.<br />
Rinato a nuova vita il Castello Biscari  attende ora di essere riempito di contenuti: il corretto uso che si farà del  monumento e le scelte che verranno operate, connoteranno certamente in senso  positivo la vita culturale, sociale e anche produttiva di Acate nei prossimi  lustri.<br />
Ma parliamo ora del Castello.</p>
<p>I lavori di restauro hanno  certamente confermato le diverse fasi costruttive, già agevolmente leggibili  nelle strutture, fasi che traggono la loro ragione d&#8217;essere dalle vicende  storiche del feudo, dei feudatari, del borgo.<br />
Il nostro castello riassume  infatti in sè i cinque secoli di vita di Biscari, connotata da tre momenti  particolarmente significativi: la fondazione alla fine del quattrocento; la  rifondazione secentesca; la ricostruzione post-terremoto nel  settecento.</p>
<p>L&#8217;atto i nascita del feudo e del Castello si legge nella  lapide, un tempo murata nella nicchia dell&#8217;androne di accesso, ed oggi nella  parete della Sala Agatino Paternò Castello, nell&#8217;ala speculare a questa dove ci  troviamo In essa, datata 1494, si legge che &#8220;QVISTV CASTELLV ET SITV DI LA TERRA  FICHI FABRICARI LV MAGNIFICV SIGNVRI GVLLM RAMVNDN LV CASTELLV&#8221;.<br />
Nel 1492  infatti Gugliemo Raimonda Castello aveva ricevuto la concessione di edificare un  fortilizio con barbacani ed un borgo e di popolarlo e certamente grazie alle  migliori condizioni di vita offerte dal luogo e dalle concessioni del barone, la  costruzione del Castello e delle case fu compiuta in appena due anni.<br />
Non è  da escludere che vi fosse nel sito del Castello un presistente baglio  fortificato, poi evolutosi nella forma del castello-fondaco, un&#8217;alta cinta  quadrangolare, con torri agli angoli e con diversi ambientei addossati al suo  perimetro interno ed affacciantesi sulla corte centrale, destinati ad  abitazioni, magazzini per le derrate agricole e ricoveri per gli  animali.<br />
L&#8217;ingresso principale del Castello doveva allora essere quello  nordo, direttamente aperto verso il primitivo borgo, edificato contestualmente  sullo sperone roccioso, noto come quartiere San Vincenzo, riguardante il fondo  valle verso quella contrada Canale-San Biagio, dove cospicue erano le tracce di  vita associata già nei secoli precedenti.<br />
Dell&#8217;edificio tardo quattrocentesco  restano la torre di Nord-Ovest e parte della struttura muraria sul lato nord,  mentre per il resto si deve pensare ad un inglobamento nelle opere  successive.<br />
La torre presenta un&#8217;alta base scarpata, separata dalla parte  superiore cilindrica da uno spesso cordolo. Vi sono visibili alcune feritorie,  mentre i finestroni, oggi murati, sono stati sicuramente aperti di età  successiva. La merlatura è completamente scomparsa.<br />
Data la collocazione di  questa torre, riguardante l&#8217;intera valle, ci piace pesare che l&#8217;utilizzo come  parte della Chiesa di San Vincenzo, di cui oggi costituisce la sacrestia, derivi  da una persistenza culturale: era infatti uso che la Torre Mastra dei castelli  medievali fosse dedicata alla Modonna (o ospitasse una cappella), affinchè  proteggesse la fortezza e i suoi abitanti, costituendo l&#8217;ultimo baluardo per gli  assediati.<br />
Nell&#8217;arco di quasi 130 anni che intercorrono tra la fondazione ad  opera di Guglielmo Raimondo Castello e l&#8217;assunzione della baronia da parte di  Agatino Paternò Castello, si succedettero sette feudatari, dapprima della  famiglia Castelli e poi dei Paternò Castello, fino al 1622, anno in cui &#8211; unica  erede &#8211; ebbe la baronia Maria Paternò Castello.<br />
All&#8217;età di undici anni Maria  andò sposa allo zio, Agatino Paternò Castello, che assunse quindi la baronia per  diritto maritale nel 1624. Il matrimonio fu concluso nel Castello di Biscari l&#8217;8  giugno 1623, il che conferma che esso fosse residenza stabile dei baroni, centro  di un vasto e fertile feudo, dove gli usi civici sanciti col diploma regio del  1493, avevano consentito alla comunità di accrescersi, incrementando con suo  lavoro le risorse baronali.<br />
Particolare attenzione rivolse quindi Agatino  Paternò al feudo: intraprese infatti l&#8217;opera di rifondazione del borgo,  ribaltandone verso sul lo sviluppo, e di ampliamento del Castello, tanto che nel  1633, completata la ristrutturazione di entrambi, egli ottenne con privilegio  del re Filippo IV l&#8217;elevaizone del feudo a principato.<br />
Il titolo di Principe  di Biscari conferiva ulteriore prestigio ad una figura già di grande rilievo  nella vita politica ed amministrativa del vicereame, tanto da rivestire  importanti cariche a Catania.</p>
<p>L&#8217;ambiziono disegno della rifondazione  della Terra di Biscari, al centro del quale l&#8217;ampliamento del Castello ed il  mutamento della sua funzione, fu delineato secondo una concezione urbanistica  esemplare, filtrata attraverso l&#8217;elaborazione teorica del Rinascimento italiano  e la sperimentazione coloniale spagnola nelle Americhe e sancita nella legge di  Filippo II del 3 giugno 1573.<br />
La crisi economica e demografica del XV secolo  aveva indotto la Spagna a porre in essere un progetto di ripopolamento delle  campagne, avvalendosi del ceto baronale. E&#8217; significativo che tra i secoli XVI e  XVII sorsero in Sicilia ben 130 centri abitati, molti dei quali con impianti  urbanistici a maglie ortogonali.<br />
Questo contesto politico, culturale ed  economico sta alla base della decisione di Agatino Paternò Castello di adottare  per Biscari (come già Vittoria Colonna Henriquez per Vittoria ) l&#8217;impianto  ippodamèo, concepito unitariamente, con quartieri di case a schiera e talora a  corte, e strade ortogonali, in espansione verso l&#8217;altopiano a Sud.<br />
Gli stessi  edifici monumentali, Chiese (Sant&#8217;Agata, San&#8217;Antonio e San Nicolò) e Castello,  dovevano inserirsi armonicamente, a conclusione scenografica degli spazi, senza  interrompere il tessuto urbano, perfettamente omogeneo e continuo, costituito  dalle semplici abitazioni dei coloni: la casa contadina urbana ad unico  ambiente, la cui tipologia perdutò immutata fino ai primi del 900.<br />
Nella  quadreia di Palazzo Biscari a Catania si conserva una grande tela di Autore  ignoto, probabilmente del XVII secolo, che raffigura la pianta del borgo ed il  Castello sicuramente nella sua conformazione antecedente al terremoto del  1693.<br />
Il Castello vi appare differente dalle forme attuali, anche se  l&#8217;impianto dell&#8217;edificio nella sua globalità rispetta il tracciato ed i volumi  preesistenti.<br />
Possiamo dunque dedurre quali furono gli elementi  settecenteschi, costituendo il quadro un termine post quem e così delineare  l&#8217;aspetto del Castello a seguito del rifacimento operato da Agatino Paternò.  Sulla quattrocentesca struttura quadrangolare Agatino fece aggiungere  verosimilmente due &#8220;viridari&#8221; (giardini) lungo i lati este (ancora oggi un  cortile rettangolare) ed ovest; sempre sul lato ovest edificò la Chiesa di San  Vincenzo verso il 1643, di dimensioni inferiori all&#8217;attuale, poco più di una  cappella nobiliare.<br />
Realizzò su prospetto sud, divenuto quello principale, le  due torri quadrilatere; creò quattro ambienti su quattro angoli interni del  cortile, (non esistono nel quadro le logge del 1° piano sul cortile, nè il  bastione delle carceri).<br />
L&#8217;elevazione doveva essere quella attuale,  consistenze in un 1° piano (il piano nobile) e di un ulteriore piano ribassato,  che hanno mantenuto gli originari ordini di aperture (finestroni al primo piano  e finestrelle al 2° piano). La fisionomia del palazzo del Principle in tutte le  sue parti doveva essere simile al lato nord: un tanto austero, quanto imponente  e nobile Palazzo di Città.</p>
<p>Il terremoto del 1693, avvenuto durante il  principato di Ignazio Paternò Castello (successo al nonno Agatino nel 1676),  sebbene a Biscari non provocò grandissimi danni e vittime, dovette tuttavia  infliggere non lievi ferite agli edifici maggiori: la Chiesa Madre ed il  Castello.<br />
Del Castello dovette andare perduta l&#8217;intera ala este, la torre  dell&#8217;angolo nord-este con la contigua parte del lato nord.<br />
Vincenzo Paternò  Castello, successo al padre nell&#8217;anno 1700, fece anzitutto ripristinare i merli  e i parapetti crollati; edificò le carceri in corpo a forma di bastione  all&#8217;angolo sud-est, proseguendo la costruzione dei &#8220;dammusa&#8221; lungo il lato  est.Nella corte intera vennero creati i due loggiati a tre archi e forse le  garitte, identiche nei quattro angoli interni, di cui oggi solo una è  esistente.<br />
La modifica settecentesca più importante fu quella della facciata  sud, dove le torri quadrangolari e l&#8217;avancorpo dell&#8217;ingresso vennero compresi  nel filo continuo di un corpo basso avanzato basamentale lungo tutto il  prospetto, con importante funzione statica di rafforzamenti di muri preesistenti  e di raccordo fra le torri.<br />
Su questo muro si aprono le finestre dalla  sommità ad arco e dalle piatte cornici terminanti in basso a motivo  curvilineo.<br />
Cornici della stessa pietro di Comiso disegnavano le paraste e  gli angoli delle torri, costituendo elemento coloristico, che conferisce sobria  eleganza all&#8217;insieme.<br />
Invariati dovettero rimanare i soprastanti ordini di  aperture.<br />
L&#8217;ingresso principale (portale a cornice piatta con arco a tutto  sesto, sormontato da un balcone con portale a timpano spezzato) è probabilmente  di età successiva.<br />
Dal principato di Vincenzo in poi non vi sono stati  interventi di particolare rilievo: il Castello rimase com&#8217;era, raggiungendo in  epoche recenti lo stato di progressivo e totale abbandono. Il centro urbano  continuò a crescere secondo le linee prefissate dal disegno seicentesco.  Riguadagnato oggi alla collettività, auspichiamo che possa riqualificare lo  spazio urbano circostante che pure, come abbiamo visto, presenta notevoli motivi  di interesse.</p>
<p><a href="http://www.sbngs.it/italia/turismo--redazionali--architettura--castelli/castello-dei-principi-di-biscari-ad-acate-in-provincia-di-ragusa/8206" target="_blank"><strong>Altri castelli Italiani ed approfondimenti</strong></a><br />
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		<title>Castello D&#8217;Albertis, Genova. Museo delle Culture del Mondo</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 23:55:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liguria (castelli)]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Castello d’Albertis si trova in una posizione dominante sulla città di Genova, a due passi dalla Stazione Principe, da dove si può agevolmente raggiungere mediante un avveniristico ascensore, che si muove prima in senso orizzontale per più di 200 metri all’interno della montagna, e poi sale per 70 metri in verticale.

La vista dal castello è mozzafiato: si vede in un colpo solo la città e il porto, il mare e la Lanterna.
E’ stato costruito alla fine dell’ottocento, sui ruderi di una fortificazione cinquescentesca, da Enrico Alberto d’Albertis (1846-1932), aristocratico viaggiatore genovese dalle mille curiosità.

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			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Fcastello-dalbertis-genova-museo-delle-culture-del-mondo%2F1543"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
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<div id="attachment_1544" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1544" title="castello1z" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/08/castello1z-300x226.jpg" alt="Castello D'Albertis, Genova" width="300" height="226" /><p class="wp-caption-text">Castello D&#39;Albertis, Genova</p></div>
<p><strong>Contributo inviato da Anna D&#8217;Albertis</strong></p>
<p>Il Castello d’Albertis si trova in una posizione dominante sulla città di  Genova, a due passi dalla Stazione Principe, da dove si può agevolmente  raggiungere mediante un avveniristico ascensore, che si muove prima in senso  orizzontale per più di 200 metri all’interno della montagna, e poi sale per 70  metri in verticale.</p>
<p>La vista dal castello è mozzafiato: si vede in un colpo solo la città e il  porto, il mare e la Lanterna.<br />
E’ stato costruito alla fine dell’ottocento,  sui ruderi di una fortificazione cinquescentesca, da Enrico Alberto d’Albertis  (1846-1932), aristocratico viaggiatore genovese dalle mille curiosità.</p>
<p>Un vero “gentleman of leisure” che ha voluto regalare alla città di Genova,  al termine di una<br />
lunga vita intensissima, la sua abitazione colma delle sue  eterogenee collezioni raccolte in ogni parte del mondo.</p>
<p>Il Castello, recentemente e splendidamente restaurato, accoglie anche reperti  acquisiti successivamente dal Comune di Genova, ma soprattutto offre al  visitatore l’atmosfera dell’abitazione ottocentesca di un eccentrico uomo di  cultura.</p>
<p>Eventi al Castello :   <a href="http://www.castellodalbertiseventi.it/" target="_blank">www.castellodalbertiseventi.it</a></p>

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		<title>Castello Aragonese a Venosa provincia di Potenza</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 22:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Basilicata (castelli)]]></category>
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		<category><![CDATA[venosa]]></category>

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		<description><![CDATA[La sua costruzione iniziò nel 1470 per volere del duca Pirro del Balzo Orsini nell'ottica di un progetto di fortificazione più ampio. Si tratta di una costruzione imponente, a pianta quadrata con quattro torri cilindriche. Lo stemma dei Del Balzo, il sole raggiante, è visibile sulla torre ovest. La costruzione del castello e lo scavo del fossato in conformità alle nuove dottrine fortificatorie comportò la demolizione della cattedrale romanica e del quartiere che la circondava. Fu pertanto costruita una nuova cattedrale in una espansione dell'abitato sulla parte bassa del pianoro dove sorge la città.
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Fcastello-aragonese-a-venosa-provincia-di-potenza%2F1535"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
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</p>
<div id="attachment_1536" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1536" title="800px-castello_venosa2" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/08/800px-castello_venosa2-300x224.jpg" alt="Castello di Venosa" width="300" height="224" /><p class="wp-caption-text">Castello di Venosa</p></div>
<p>Il Castello Aragonese di <a href="http://www.sbngs.it/italia--basilicata--potenza/turismo--redazionali--comuni-italia/venosa-comune-della-provincia-di-potenza-cenni-di-storia-e-geografia/8158" target="_blank"><strong>Venosa</strong></a>,  in provincia di Potenza,  è un castello situato all&#8217;estremità sud del pianoro occupato dall&#8217;estensione  urbana della città.</p>
<p><strong>Storia</strong><br />
La sua costruzione iniziò nel 1470  per volere del duca Pirro del Balzo Orsini nell&#8217;ottica di un progetto di  fortificazione più ampio. Si tratta di una costruzione imponente, a pianta  quadrata con quattro torri cilindriche. Lo stemma dei Del Balzo, il sole  raggiante, è visibile sulla torre ovest. La costruzione del castello e lo scavo  del fossato in conformità alle nuove dottrine fortificatorie comportò la  demolizione della cattedrale romanica e del quartiere che la circondava. Fu  pertanto costruita una nuova cattedrale in una espansione dell&#8217;abitato sulla  parte bassa del pianoro dove sorge la città.</p>
<p>Da fortezza fu trasformato  in dimora signorile da Carlo ed Emanuele Gesualdo, con l&#8217;aggiunta della loggia  interna, dell&#8217;ala nord-ovest e dei ridotti alla base dei torrioni, e ospitò dal  1612 l&#8217;Accademia dei Rinascenti.</p>
<p>Le quattro torri cilindriche agli angoli  sono sostenute da ridotti che costituiscono la scarpa del fossato, utilizzati  come prigioni, e tutto l&#8217;edificio, a cui si accede tramite un ponte levatoio, è  circondato da un profondo fossato. All&#8217;interno si apre un ampio cortile  circondato da un loggiato rinascimentale. Di fronte al castello c&#8217;è invece una  piazza porticata e una fontana monumentale concessa a Venosa da Carlo  d&#8217;Angiò.</p>
<p>Al suo interno, negli ambienti ricavati nei basamenti delle  torri, il castello ospita il Museo  Nazionale di Venosa, che conserva soprattutto le ricche testimonianze  della colonia romana di Venusia.</p>
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		<title>Castel Sismondo. Rocca Malatestiana del XVI secolo a Rimini.</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Aug 2009 09:29:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rocche e Castelli]]></category>
		<category><![CDATA[Castel sismondo]]></category>
		<category><![CDATA[castelli]]></category>
		<category><![CDATA[emilia romagna]]></category>
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		<category><![CDATA[rimini]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Castel Sismondo di Rimini prende il proprio nome dal suo ideatore e costruttore, Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini e Fano. I lavori iniziarono nel maggio del 1437 e durarono circa 15 anni. La struttura venne costruita sopra le vecchie case di famiglia e smantellando un tratto delle mura urbiche. L'odierna struttura rimasta non rappresenta altro che il nucleo centrale del castello, che era originariamente difeso da un ulteriore giro di mura e da un fossato.

La grande capacità del Malatesta nell'utilizzo delle artiglierie, gli permise di creare una struttura capace di resistere alla forza distruttrice dei cannoni. Le cortine infatti, sono molto più robuste di quanto servirebbe, ma soprattutto, i grandi torrioni quadrangolari accoglievano al loro interno un cannone in bronzo ciascuno.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Fcastel-sismondo-rocca-malatestiana-del-xvi-secolo-a-rimini%2F1307"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
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<br />
<div id="attachment_1308" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1308" title="castelsismondo1_1152625444" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/08/castelsismondo1_1152625444-300x197.jpg" alt="Castel Sismondo" width="300" height="197" /><p class="wp-caption-text">Castel Sismondo</p></div></p>
<p><strong>Il Castel Sismondo di Rimini</strong> prende il proprio nome dal suo ideatore e  costruttore, Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini e Fano. I lavori  iniziarono nel maggio del 1437 e durarono circa 15 anni. La struttura venne  costruita sopra le vecchie case di famiglia e smantellando un tratto delle mura  urbiche. L&#8217;odierna struttura rimasta non rappresenta altro che il nucleo  centrale del castello, che era originariamente difeso da un ulteriore giro di  mura e da un fossato.</p>
<p>La grande capacità del Malatesta nell&#8217;utilizzo  delle artiglierie, gli permise di creare una struttura capace di resistere alla  forza distruttrice dei cannoni. Le cortine infatti, sono molto più robuste di  quanto servirebbe, ma soprattutto, i grandi torrioni quadrangolari accoglievano  al loro interno un cannone in bronzo ciascuno.<br />
Nonostante la sua  posizione quasi esterna alla città, il Castello non presenta torri difensive  rivolte verso l&#8217;esterno; le uniche presenti sono tutte rivolte verso la città.  Questa particolarità ci permette di comprendere come non fossero rare rivolte  cittadine al signore.<br />
Verso la città è rivolta anche la porta, che  presenta, al di sopra dell&#8217;arco di entrata, il simbolo araldico malatestiano,  ovvero l&#8217;elmo con cimiero a forma di elefante. Ai lati di questa figura vediamo  scritto per intero il nome Sigismondo Pandolfo, scritto in caratteri gotici.  Questo goticismo stilistico ci riporta all&#8217;ambiente di Venezia, città che  rimarrà sempre legata al Malatesta.</p>
<p>La parte centrale del Castello era  adibita ad abitazione del principe. Qui vi erano le stanze più belle, adorne di  arazzi e tende, di tavole ed affreschi. Qui si consumavano le tante feste di  corte. Anche l&#8217;esterno doveva comunque avere un effetto ottico diverso da quello  che l&#8217;occhio percepisce oggi. Un suggerimento ci è dato dalle mattonelle in  maiolica poste a ridosso dei piedi dei torrioni, le quali ci possono dare una  vaga idea della policromia presente nel castello. Un&#8217;altra idea possiamo farcela  osservando il clipeo presente nel dipinto su tavola di Piero della Francesca,  che rappresenta Sigismondo in ginocchio di fronte a San Sigismondo.<br />
Nel  1821 il castello venne adibito a caserma dei carabinieri; nel 1826 vennero  demolite le mura esterne e colmato il fossato.<br />
Dopo un lungo periodo di  decadenza, il castello è stato ceduto per trenta anni, dal Comune che ne è  proprietario, alla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, che ha completato il  restauro dotando il maniero di tutti gli impianti tecnologici (sicurezza e  controllo microclimatico) necessari ad ospitare mostre a tema a partire dal  2000.</p>
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</p>
<p><a href="http://www.sbngs.it/italia--emilia-romagna--rimini/turismo--redazionali/castel-sismondo-rocca-del-xvi-secolo-a-rimini-castelli-italiani/8119" target="_blank"><strong>Per maggiori informazioni e dettagli visita il nostro portale </strong></a></p>
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		<title>Castello di Costa di Mezzate, in provincia di Bergamo</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 16:39:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rocche e Castelli]]></category>
		<category><![CDATA[bergamo]]></category>
		<category><![CDATA[borghi medioevali]]></category>
		<category><![CDATA[camozzi vertova]]></category>
		<category><![CDATA[castelli italiani]]></category>
		<category><![CDATA[costa di mezzate]]></category>
		<category><![CDATA[medioevo]]></category>

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		<description><![CDATA[Storia: 
Il castello ha origini antichissime, addirittura altomedioevali, ma la sua esistenza è accertata solo a partire dall'anno 1160. Il capostipite della famiglia che ne ebbe la proprietà fu Alberto degli Albertoni dei Capitani di Vertova, rappresentante a Lodi della Lega Lombarda, nel 1183 fra i firmatari della pace di Costanza e nel 1190 console di Bergamo. I conti Vertova si estinsero in linea maschile nella prima metà del 1800, ma la loro nobile stirpe continuò in linea femminile attraverso l'ultima epigona, contessa Elisabetta, nei Camozzi de Gherardi Vertova. Ora la storia e la vita del castello continuano con la contessa Maria Edvige nei Palma Camozzi de Gherardi Vertova. Nel 1380 questa località è ricordata dal Celestino in occasione delle manovre espansionistiche del Duca di Milano, Bernabò Visconti. Una volta raggiunta la pace tra Repubblica Veneta e i Visconti, nel 1433, per decreto della Serenissima, "furono esentati per cinque anni da ogni carico reale, personale et misto quei di Bagnatica et Mezzate in riconoscimento della loro fedeltà et in riconoscenza delle sciagure sofferte". Alla ripresa delle ostilità tra le due potenze il castello di Costa di Mezzate ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Fcastello-di-costa-di-mezzate-in-provincia-di-bergamo%2F1271"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
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<br />
<div id="attachment_1270" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1270" title="costa_di_mezzate_castello_01" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/07/costa_di_mezzate_castello_01-300x225.jpg" alt="Castello di Costa di Mezzate" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Castello di Costa di Mezzate</p></div></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em>Castello di Costa di Mezzate,  Camozzi-Vertova</em></span></p>
<p><strong>Storia:</strong><br />
Il castello ha origini  antichissime, addirittura altomedioevali, ma la sua esistenza è accertata solo a  partire dall&#8217;anno 1160. Il capostipite della famiglia che ne ebbe la proprietà  fu Alberto degli Albertoni dei Capitani di Vertova, rappresentante a Lodi della  Lega Lombarda, nel 1183 fra i firmatari della pace di Costanza e nel 1190  console di Bergamo. I conti Vertova si estinsero in linea maschile nella prima  metà del 1800, ma la loro nobile stirpe continuò in linea femminile attraverso  l&#8217;ultima epigona, contessa Elisabetta, nei Camozzi de Gherardi Vertova. Ora la  storia e la vita del castello continuano con la contessa Maria Edvige nei Palma  Camozzi de Gherardi Vertova. Nel 1380 questa località è ricordata dal Celestino  in occasione delle manovre espansionistiche del Duca di Milano, Bernabò  Visconti. Una volta raggiunta la pace tra Repubblica Veneta e i Visconti, nel  1433, per decreto della Serenissima, &#8220;furono esentati per cinque anni da ogni  carico reale, personale et misto quei di Bagnatica et Mezzate in riconoscimento  della loro fedeltà et in riconoscenza delle sciagure sofferte&#8221;. Alla ripresa  delle ostilità tra le due potenze il castello di Costa di Mezzate si impose  quale temibile baluardo di difesa e permise alle truppe della Serenissima di  salvarsi dai milanesi. In seguito a ciò Nicolò Piccino per vendetta scatenò la  sua furia contro i castelli di Costa di Mezzate e di Castelli Calepio,  conquistandoli, in parte abbattendoli e bruciandoli.</p>
<p><strong>Struttura  Esterna:</strong><br />
I castelli che si elevano sulle alture tra Seriate e Gorlago  sono tutti circondati da recinti murati, che seguono l&#8217;andamento del terreno,  muniti di torri angolari di prima e seconda difesa e di altri apparati difensivi  dai quali era possibile osservare da ogni direzione i movimenti delle forze  nemiche e difendere da ogni lato il nucleo della fortezza. La parte meglio  conservata dell&#8217;intero complesso fortificato è senza dubbio quella posta a mezza  costa del rilievo collinare; la costruzione, pur avendo perduto in parte il  carattere fortilizio medioevale a causa dei rifacimenti stilistici intervenuti  nel rinascimento, per la sua complessa volumetria delle sue torri e per l&#8217;intima  forza delle sue mura merlate, costituisce uno dei migliori esempi  dell&#8217;architettura castrense medioevale. Lungo la cortina si apre un secondo  ingresso al castello, su quale capeggia lo stemma dei Vertova con i suoi simboli  araldici scolpiti nella pietra: il leopardo e l&#8217;aquila. Sopra è posta una targa  che porta inciso il motto dei Vertova: &#8220;HONOR ET GLORIA&#8221;.<br />
<strong><br />
Struttura  Interna: </strong><br />
L&#8217;interno del castello, il suo &#8220;cuore&#8221;, differisce nettamente  dalla corazza che lo avvolge. Infatti vi si trova un cortiletto cinquecentesco  di forma rettangolare, delimitato su tre lati da un porticato, sorretto da archi  romanici poggianti su eleganti colonne di arenaria. Sul lato nord del cortiletto  interno è stata murata una targa in pietra sulla quale si legge: &#8220;ALBERTUS  ALBERTONUS DE CAPITANEIS DE VERTULA AD PACEM COSTANTIAE ORATOR ANNO MCLXXXIII  ANTIQUIOR FAMILIAE D.D. COMITUM ET EQUITUM VERTUAE AUCTOR REPERTUS ET PROPAGATOR  BERGOMI&#8221;. Gli interni sono tutti affrescati e ben conservati, in particolare si  ricorda il salone delle armi che presenta una volta a padiglione e le pareti  affrescate con motivi del genere mitologico, realizzate nel XVIII secolo a cura  di uno sconosciuto artista.<br />
<strong><br />
Curiosità:</strong><br />
Maironi da Ponte  ricorda un episodio di inqualificabile ferocia avvenuto intorno alla fine del  &#8216;300. Un potente ghibellino del luogo, accompagnato da molti seguaci, un giorno  si recò sulla strada maestra della val Cavallina e incontrato un viandante gli  chiese a quale partito appartenesse. &#8220;Guelfo&#8221; rispose il disgraziato e subito fu  legato ed impiccato sul posto in adempimento al voto &#8220;qui iuaverat unum guelfum  sacrificare Deo&#8221;. Il fatto può dare un&#8217;idea dell&#8217;entità della prepotenza del  tempo, decisamente strana e disumana.</p>
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</p>
<p><a href="http://www.sbngs.it/italia--lombardia/turismo--redazionali--architettura/castello-camozzi-vertova-nel-comune-costa-di-mezzate-provincia-di-bergamo/8095" target="_blank"><strong>Altre informazioni e correlati li trovi qui</strong></a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Castello di Gradara (PU) una bellissima rocca medioevale</title>
		<link>http://news.sbngs.it/articolo-news/castello-di-gradara-pu-una-bellissima-rocca-medioevale/1266</link>
		<comments>http://news.sbngs.it/articolo-news/castello-di-gradara-pu-una-bellissima-rocca-medioevale/1266#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 09:01:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rocche e Castelli]]></category>
		<category><![CDATA[castello di gradara]]></category>
		<category><![CDATA[castello medioevale]]></category>
		<category><![CDATA[gradara]]></category>
		<category><![CDATA[medioevo]]></category>
		<category><![CDATA[paolo e francesca]]></category>
		<category><![CDATA[pesaro-urbino]]></category>
		<category><![CDATA[rocca di gradara]]></category>

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		<description><![CDATA[Il castello di Gradara è una fortezza medioevale che sorge nel comune di Gradara, nelle Marche.

È protetto da due cinte murarie, la più esterna delle quali si estende per quasi 800 metri, rendendo la struttura imponente. Particolarmente suggestiva è la vista della Rocca e del sottostante borgo storico nelle ore notturne.

Il castello - oggi di proprietà demaniale - è uno dei monumenti più visitati della regione ed è teatro di eventi museali, musicali ed artistici .

Gradara è stata, per posizione geografica, fin dai tempi antichi un crocevia di traffici e genti: durante il periodo medioevale la fortezza è stata uno dei principali teatri degli scontri tra le milizie fedeli al Papato e le turbolente casate marchigiane e romagnole.

La Rocca avrebbe fatto da sfondo - secondo talune ipotesi storiche - al tragico amore tra Paolo e Francesca, moglie del fratello Gianciotto, cantato da Dante nella Divina commedia.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Fcastello-di-gradara-pu-una-bellissima-rocca-medioevale%2F1266"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
<div id="attachment_1267" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1267" title="800px-gradara" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/07/800px-gradara-300x225.jpg" alt="Rocca di Gradara" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Rocca di Gradara</p></div>
<p><span style="font-size: medium;"><em>La Rocca di Gradara</em></span></p>
<p>Il  castello di Gradara è una fortezza medioevale che sorge nel comune  di Gradara, nelle Marche.</p>
<p>È  protetto da due cinte murarie, la più esterna delle quali si estende per quasi  800 metri, rendendo la struttura imponente. Particolarmente suggestiva è la  vista della Rocca e del sottostante borgo storico nelle ore notturne.</p>
<p>Il  castello &#8211; oggi di proprietà demaniale &#8211; è uno dei monumenti più visitati della  regione ed è teatro di eventi museali, musicali ed artistici .</p>
<p>Gradara è  stata, per posizione geografica, fin dai tempi antichi un crocevia di traffici e  genti: durante il periodo medioevale la fortezza è stata uno dei principali  teatri degli scontri tra le milizie fedeli al Papato e le turbolente casate  marchigiane e romagnole.</p>
<p>La Rocca avrebbe fatto da sfondo &#8211; secondo  talune ipotesi storiche &#8211; al tragico amore tra Paolo e Francesca, moglie del  fratello Gianciotto, cantato da Dante nella Divina commedia.</p>
<p><strong> Storia </strong><br />
Paolo Malatesta e Francesca, sorpresi da Gianciotto, fratello di Paolo e  marito di Francesca &#8211; Dipinto di Joseph Anton Koch (1805-1810 ca.)La fortezza  sorge su una collina a 142 m s.l.m.: il mastio, torrione principale, si innalza  per 30 metri, dominando l&#8217;intera vallata; è possibile arrivare con lo sguardo  fino al mare Adriatico, a nord, o verso il monte Carpegna, ad ovest.</p>
<p>Il  mastio è stato costruito attorno al 1150 dalla potente famiglia dei De Griffo.  Caduti in disgrazia presso il papato venne sottratta loro l&#8217;investitura della  Curte Cretarie ed affidata al condottiero dei Guelfi di Romagna, Malatesta da  Verucchio (detto Mastin Vecchio), capostipite e fondatore della dinastia dei  Malatesta, i grandi Signori di Rimini e Cesena.<br />
<strong><br />
L&#8217;influenza dei  Malatesta</strong><br />
La cinta muraria di GradaraFurono i Malatesta a decidere  l&#8217;edificazione delle due cinte di mura, erette tra il XIII ed il XIV  secolo.</p>
<p>Il dominio del casato su Gradara finì nel 1463 con l&#8217;uomo d&#8217;arme  e mecenate Sigismondo Pandolfo Malatesta: scomunicato da papa Pio II, Sigismondo  si scontrò con un altro potente uomo d&#8217;arme e mecenate, il Duca Federico da  Montefeltro, che assediò Gradara per conto della Chiesa. La fortezza, che aveva  resistito a numerosi assedi in passato, in quella circostanza dovette arrendersi  e, sebbene non espugnata, venne consegnata in vicariato dal Papa agli Sforza di  Pesaro, fedeli alleati della Chiesa.</p>
<p>Da quel momento Gradara passerà di  mano diverse volte ed alcune tra le più importanti casate della penisola si  contenderanno il suo possesso: i Della Rovere, i Borgia, i Medici hanno  passeggiato per i saloni del castello, confermando il ruolo da protagonista  della fortezza malatestiana nel complicato e tumultuoso scacchiere politico dei  territori pontifici situati nelle attuali Marche e Romagna.</p>
<p>Dal 1641  Gradara passò sotto il diretto controllo dello Stato della Chiesa tramite i  legati pontifici, iniziando la sua lunga agonia.</p>
<p>Quando, nel 1920, la  famiglia Zanvettori acquistò la Rocca di Gradara finanziandone la  ristrutturazione, il castello, un tempo possente ed importante struttura  militare, era ridotto ormai a rudere.</p>
<p><a href="http://www.sbngs.it/italia/turismo--redazionali--architettura--castelli/rocca-di-gradara-castello-medioevale-nel-comune-di-gradara-pesaro-urbino/8093" target="_blank"><strong>Foto e approfondimenti</strong></a></p>
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		<title>Castello Medioevale di Villimpenta nella Provincia di Mantova</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 20:39:03 +0000</pubDate>
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<p><img class="alignleft size-full wp-image-1104" title="200907101040161" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/07/200907101040161.jpg" alt="200907101040161" width="350" height="263" />Il castello-recinto di Villimpenta, una delle più belle fortificazioni medievali della pianura Padana, nasce entro il 1047, come monastero fortificato, sede antica della Chiesa di Sant&#8217;Andrea, sotto il diretto controllo del monastero di San Zeno di Verona in zona prettamente paludosa. Successivamente i documenti attestano agli Scaligeri, all&#8217;inizio del Trecento una consistente opera di restauro, a cui si deve l&#8217;attuale assetto, legato alla tradizione dell&#8217;architettura fortificata veneta tassello del sistema difensivo fortificato che si estendeva, sin dal Medio Evo, dal Po fino al lago di Garda, tra Mantova e Verona. Nonostante gli interventi di restauro più importanti siano merito degli Scaligeri, viene da loro utilizzato per breve tempo. I Gonzaga, intuita immediatamete la valenza difensiva e territoriale del castello, lo fanno loro, ne fanno immediatamente un loro baluardo difensivo, lo dipingono con le loro insegne e ne mantengono un ferreo possesso fino alla fine della signoria. La costruzione della villa gonzaghesca ad esso adiacente ne è testimone. Entrando nel castellodopo aver attraversato un lungo androne si possono osservare le tracce del &#8216; ponte levatoio&#8217; e le tracce dell&#8217;antica porta pusterla. Alla sinistra dell&#8217;ingresso rispetto all&#8217;osservatore, vi è una costruzione più recente che nel passato era adibita ad abitazione ai custodi, che il comune fece costruire nel 1713 entro il castello, a spese proprie, come prima osteria pubblica del paese, ed è documentato che nella prima metà del XVIII secolo il castello è ancora intatto. Il castello, è generato da una pianta pentagonale irregolare, della quale si conservano due torri poligonali ed una massiccia torre d&#8217;angolo, il mastio, storicamente riservato ad ospitare l&#8217;appartamento del capitano della guardia, alta 34 metri, che ne caratterizza l&#8217;imponenza e la solidità. Il lato lungo occidentale, con il mastio ed altre due torri si conserva quasi intatto, mentre degli altri lati restano i basamenti ed è dunque possibile individuarne per intero il tracciato. Nel 1967, nella muraglia di cinta di levante, vennero portati alla luce antichi graffiti cristiani, probabilmente riferibili all&#8217;esistenza di un antico oratorio di Sant&#8217;Andrea del Castello.<br />
Il recente restauro lo restituisce oggi al  pubblico, dopo quasi mille anni di storia, più in forma che mai.</p>
<p><em>fonte: italiamedievale.org</em></p>
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		<title>Rocca aldobrandesca di Arcidosso, in provincia di Grosseto</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jun 2009 13:26:24 +0000</pubDate>
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La Rocca aldobrandesca di Arcidosso si trova nella parte più alta del centro storico dell&#8217;omonima località del Monte Amiata. Il termine rocca, anziché castello, è legittimato da una origine indubbiamnete militare delle prime costruzioni. Successivamente però la struttura è andata qualificandosi come castello, per essere stata utilizzata sempre più, dal medioevo ad oggi, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Frocca-aldobrandesca-di-arcidosso-in-provincia-di-grosseto%2F168"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-169" title="20090526183243" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/06/20090526183243.jpg" alt="20090526183243" width="350" height="284" />La Rocca aldobrandesca di Arcidosso si trova nella parte più alta del centro storico dell&#8217;omonima località del Monte Amiata. Il termine rocca, anziché castello, è legittimato da una origine indubbiamnete militare delle prime costruzioni. Successivamente però la struttura è andata qualificandosi come castello, per essere stata utilizzata sempre più, dal medioevo ad oggi, in funzione civile e istituzionale.</p>
<p><strong>Storia </strong><br />
La rocca venne costruita probabilmente intorno all&#8217;anno 950 in piena epoca medievale, forse dalla famiglia Aldobrandeschi su preesistenti costruzioni di epoca longobarda; passò successivamente nella Contea di Santa Fiora a seguito della spartizione dei beni tra i due rami della famiglia.</p>
<p>Nel corso del Trecento i Senesi cercarono più volte di espugnare il luogo, cosa che avvenne nel 1331 grazie all&#8217;assedio portato avanti da Guidoriccio da Fogliano; da allora Arcidosso e la sua rocca entrarono a far parte della Repubblica di Siena. Gli eventi storici successivi si legano con la storia della Repubblica senese. Nel 1980, nel Palazzo Pubblico di Siena, è venuto alla luce un affresco di probabile attribuzione a Simone Martini, in cui appare il Castello di Arcidosso in un contesto di non facile interpretazione, ma che sembra riferibile alla conquista di Guidoriccio da Fogliano del 1331.</p>
<p>Nella seconda metà del Cinquecento, a seguito della definitiva caduta di Siena, il luogo venne inglobato nel Granducato di Toscana, segunedone le sorti da quel momento in poi.</p>
<p><strong><br />
Aspetto attuale </strong><br />
La Rocca aldobrandesca di Arcidosso è costituita da un imponente edificio a due corpi di fabbrica (uno dei quali più ribassato), caratterizzati, nell&#8217;insieme, da una sezione quadrangolare che poggia, a tratti, su imponenti basamenti a scarpa; le pareti esterne sono rivestite in filaretto.</p>
<p>Il lato settentrionale del complesso fortificato si caratterizza per la presenza di una torre che si eleva oltre il tetto del corpo di fabbrica più alto. La sommità della torre è coronata da una serie di archetti ciechi poggianti su mensole, che costituiscono la base della merlatura soprastante.</p>
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		<title>Fortezza Orsini di Sorano, in provincia di Grosseto</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jun 2009 13:20:27 +0000</pubDate>
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La Fortezza Orsini di Sorano è un&#8217;imponente complesso fortificato e residenziale situato nella parte alta dell&#8217;omonima località, in posizione dominante rispetto a tutto l&#8217;abitato e al territorio circostante.

Cenni storici 
La fortificazione sorse come rocca aldobrandesca nel corso del XII secolo.
Ingresso della Fortezza OrsiniDopo essere passata nella Contea di Sovana a seguito della spartizione dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Ffortezza-orsini-di-sorano-in-provincia-di-grosseto%2F164"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-165" title="20090528111138" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/06/20090528111138.jpg" alt="20090528111138" width="350" height="263" />La Fortezza Orsini di Sorano è un&#8217;imponente complesso fortificato e residenziale situato nella parte alta dell&#8217;omonima località, in posizione dominante rispetto a tutto l&#8217;abitato e al territorio circostante.</p>
<p><strong><br />
Cenni storici </strong><br />
La fortificazione sorse come rocca aldobrandesca nel corso del XII secolo.</p>
<p>Ingresso della Fortezza OrsiniDopo essere passata nella Contea di Sovana a seguito della spartizione dei beni della famiglia Aldobrandeschi, il complesso venne ereditato dagli Orsini alla fine del Duecento, che la fecero diventare una delle loro più importanti residenze e il centro del potere della loro contea assieme al Palazzo Orsini di Pitigliano.</p>
<p>L&#8217;imponente struttura riuscì a resistere, rimanendo indenne, a tutti gli assedi che vennero condotti dagli Orvietani (XIV secolo), dai Senesi (1416-17 e 1454-55) e dalle truppe dello Stato Pontificio che, in epoche diverse, tentarono più volte la conquista di Sorano per annetterlo al loro territorio.</p>
<p>Nel corso del Cinquecento, furono effettuati una serie di lavori che ampliarono il complesso, renendolo ancor più possente. Tuttavia, la successiva caduta politica della Contea degli Orsini e la conseguente annessione di tutti i suoi territori al granducato di Toscana determinarono la trasformazione della fortezza in presidio militare mediceo, fino alla dismissione avvenuta nella prima metà del Settecento.</p>
<p>Nei secoli successivi, il complesso andò incontro ad un lungo periodo di declino che ha compromesso alcuni punti della struttura; fortunatamente, una serie di interventi di restauro condotti a cavallo tra la fine del secolo scorso e gli inizi del nuovo millennio, ha permesso di riportare la fortezza agli antichi splendori.</p>
<p><strong>Aspetto attuale </strong><br />
Facciata della Fortezza Orsini La Fortezza Orsini di Sorano si presenta come una struttura architettonica molto complessa, raggiungibile dalla parte bassa attraverso una porta, originariamente munita di ponte levatoio.</p>
<p>Dalla porta ha inizio una rampa di scale parzialmente coperta che collega 2 cortili su differenti livelli, disposti attorno alla zona più antica del complesso.</p>
<p>Il castello è il nucleo originario della fortificazione e comprendeva l&#8217;antica residenza padronale; il fossato e le cortine murarie a picco erano l&#8217;ulteriore dispositivo di difesa del castello. Al suo interno, grazie agli ultimi restauri, sono venuti alla luce alcuni affreschi di scuola senese del Cinquecento; alcuni di questi, voluti da Niccolò IV degli Orsini, raffigurano la celebre canzone di Giovanni Boccaccio &#8220;Io mi son giovinetta&#8221; (Decamerone, IX giornata).</p>
<p>L&#8217;area più antica comprende anche una torre a sezione circolare, che era parte integrante dell&#8217;antica rocca aldobrandesca.</p>
<p>La parte cinquecentesca della fortezza è costituita da un edificio, ristrutturato in stile neoclassico, che si trova nella seconda parte del complesso lungo il lato occidentale delle mura, in gran parte compromesso dal degrado dei secoli scorsi. Il fabbricato è collegato a due bastioni angolari a punta, quello di San Marco a est e quello di San Pietro a ovest, dove è collocato anche un grande stemma d&#8217;angolo.</p>
<p>L&#8217;intero complesso è adibito ad area museale dove ha sede il Museo del Medioevo e del Rinascimento.</p>
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