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	<title>News Turismo, Sport, Arte, Spettacolo - Sbn G.S. &#187; Itinerari</title>
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		<title>Tra mare, arte e cultura&#8230; lo stupore porta il nome di Cefalu.</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Aug 2009 15:52:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicilia (itinerari)]]></category>
		<category><![CDATA[cefalù]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Lacedra]]></category>
		<category><![CDATA[itinerari sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[luoghi da visitare]]></category>
		<category><![CDATA[palermo]]></category>

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		<description><![CDATA[Un caratteristico centro urbano della provincia palermitana, non soltanto noto come ambita meta turistica balneare, ma anche come uno dei 15 comuni che costituiscono il celebre Parco delle Madonie (da qualche anno incluso nel Club dei Borghi più belli d’Italia), un seducente bene ambientale, culturale e artistico, constante di una splendida natura disseminata di chiesette rupestri, masserie e antichi mulini.
Dietro l’incanto delle trasparenti acque, 
dietro ad un accogliente e curatissimo lungomare, 
dietro alle più confortevoli strutture alberghiere e ai più accattivanti villaggi turistici, 
quindi, la cittadina nasconde un passato storico-artistico di notevole e fascinosa rilevanza.
C’è la storia. Sì. 
Una storia antica, ricca e riccamente testimoniata da edifici e monumenti.
Il primo, risalente agli esordi del centro, è proprio un santuario megalitico di epoca pre-ellenica, risalente intorno al IX secolo e posizionato sulla rupe che sovrasta l'abitato. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Ftra-mare-arte-e-cultura-lo-stupore-porta-il-nome-di-cefalu%2F1686"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
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<br />
-</p>
<div id="attachment_1687" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1687" title="20090824001818" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/08/20090824001818-300x224.jpg" alt="Cefalù, panorama" width="300" height="224" /><p class="wp-caption-text">Cefalù, panorama</p></div>
<p><strong><em>Articolo di Giovanna Lacedra</em></strong></p>
<p>A <strong>Cefalù </strong>c’è il mare.<br />
Un lenzuolo d’acqua trasparente .<br />
Il mare.<br />
Una  morbida danza d’acqua mai uguale a se stessa.<br />
Mutevole, ondoso,  informe.<br />
Il mare agli occhi si spalanca. Puro, intenso e sterminato.<br />
Ti  avvicina, ti amalgama… ti spinge nella leggerezza.<br />
E poi c’è la terra, a  disegnare un delicato limite con le sue rigidità.<br />
Ci sono le perpendicolarità  di una città che sullo sfondo nasce,<br />
sale, e si accumula,<br />
tracciando se  stessa nello spazio di un cielo terso.</p>
<p>-</p>
<p>A Cefalù c’è il sole,<br />
che al  tramonto schiaffeggia le superfici piane,<br />
gli spigoli, i tetti del centro  urbano,<br />
scivolando piano<br />
come un biscotto all’arancia nella tazza  immensa del mare.<br />
C’è un sole che da spettacolo.<br />
E che si lascia ammirare  da bagnanti dell’ultima ora,<br />
e bambini che rapiti dall’inganno affondano la  paletta nella sabbia umida,<br />
capovolgono il secchiello pieno d’acqua,<br />
abbandonano per qualche istante i lavori in corso per il loro castello…<br />
e corrono a riva, gridando ammaliati<br />
“mamma corri, mammaaaa!…il sole sta  andando a dormire nel mare!”.<br />
Ecco.<br />
È questo il dolce e caldo miracolo di  ogni sera.</p>
<p>Ma Cefalù non è soltanto la spietata bellezza dei suoi  tramonti;<br />
non è soltanto la trasparenza disarmante di un mare<br />
che  sfavilla ai colpi di un sole incandescente.<br />
No. Non è tutto qui,  semplicemente.<br />
Cefalù è anche storia.<br />
E cultura.<br />
E arte.<br />
Un  caratteristico centro urbano della provincia palermitana, non soltanto noto come  ambita meta turistica balneare, ma anche come uno dei 15 comuni che  costituiscono il celebre Parco delle Madonie (da qualche anno incluso nel Club  dei Borghi più belli d’Italia), un seducente bene ambientale, culturale e  artistico, constante di una splendida natura disseminata di chiesette rupestri,  masserie e antichi mulini.<br />
Dietro l’incanto delle trasparenti acque,<br />
dietro ad un accogliente e curatissimo lungomare,<br />
dietro alle più  confortevoli strutture alberghiere e ai più accattivanti villaggi turistici,<br />
quindi, la cittadina nasconde un passato storico-artistico di notevole e  fascinosa rilevanza.<br />
C’è la storia. Sì.<br />
Una storia antica, ricca e  riccamente testimoniata da edifici e monumenti.<br />
Il primo, risalente agli  esordi del centro, è proprio un santuario megalitico di epoca pre-ellenica,  risalente intorno al IX secolo e posizionato sulla rupe che sovrasta l&#8217;abitato.<br />
Un santuario chiamato Tempio di Diana.<br />
Ma l’ antica Kefaloidion, nacque  come colonia greca.</p>
<p>Sorse nel V secolo a.C attorno ad una imponente  rocca avente ruolo difensivo, e venne battezzata dai greci con il nome di  Kefaloidion, da Kefa o kefalé, ovvero &#8220;testa, capo&#8221;.<br />
Tale nome fu  probabilmente scelto in riferimento al suo promontorio.<br />
Ma ancora oggi è  possibile ammirare i resti di quella Rocca, percorrendo un sentiero in salita,<br />
fatto di gradini sempre più ripidi…<br />
Un sentiero che si snoda tra fichi  d’india…<br />
Un sentiero che si avvita al promontorio…<br />
E mentre la vetta si  avvicina, il mare s’allontana, spalmandosi laggiù…<br />
come una larga pennellata  blu .</p>
<p>Kephaloidion aveva contatti con i centri ellenistici dell&#8217;isola, e  la sua storia è stata abilmente ricostruita dagli archeologi. Durante le  campagne di scavo, infatti, sono stati rinvenuti frammenti di utensili e oggetti  di uso domestico poi conservati ed esposti nel noto Museo Madralisca.<br />
Dopo i  greci furono i romani ad impossessarsene, dandole il nome latino di Cephaloedium  e fornendole il tipico assetto urbanistico a scacchiera, con gli assi viari  principali, cardo e decumano, ortogonali e le vie secondarie in essi confluenti.<br />
Durante la colonizzazione romana, e in particolar modo al tempo di Augusto,  Cephaloedium divenne una città stipendiaria. Si sviluppò lungo le coste, e fu  infine racchiusa da una cinta muraria ancora oggi ben conservata.<br />
Ma quando  l’Impero Romano d’Occidente crollò, anche Cephaloedium andò in rovina, e della  parte di città che sorgeva lungo la costa non rimase in piedi nulla.<br />
Venne  costruito un nuovo sito urbano,all’interno di quella stessa Rocca, che ne  conserva infatti tracce ( forni, cisterne, mura merlate).<br />
Arrivò poi l’anno  848. E con esso arrivarono gli Arabi, che la ribattezzano col nome di Gafludi,  integrandola nell’emirato di Palermo.<br />
Nel 1063, la città di Gafludi venne  liberata dall’assedio arabo. A svincolarla furono i Normanni, capeggiati da  Ruggero II, il quale riportò l’abitato lungo la costa, e soprattutto fece  edificare una vera cattedrale rappresentativa della città.<br />
È così che nasce  il meraviglioso Duomo di Cefalù, un elegante edificio in stile romanico, che con  le sue due splendide torri troneggia sul mare.<br />
Per ammirarlo e visitarlo è  sufficiente discostarsi dal lungomare, attraversare la strada quando si è nei  pressi del molo e avventurarsi in quel groviglio di stradine dall’assetto  medievale che porta nella piazza antecedente ad esso.<br />
Più precisamente vi si  può giungere percorrendo corso Vittorio Emanuele .<br />
Ma prima di raggiungere la  mirabile Cattedrale romanica, è possibile respirare la più semplice quotidianità  dei suoi tempi in un luogo, sito sempre nella medesima via, che vedeva come  assolute protagoniste del suo spazio, le donne.<br />
Si tratta del caratteristico  Lavatoio Medievale, un graziosissimo complesso di vasche, al quale si accede  scendendo una scalinata in pietra lavica. Queste vasche, dalla forma squadrata e  regolare, si aprono in un pavimento visibilmente levigato dal tempo. L’acqua che  le riempie scorre da ben ventidue bocche di ghisa, di cui quindici a forma di  testa leonina, disposte a sinistra, lungo pareti voltate a botte.<br />
Ma  quest’acqua non resta qui. Finisce nel mare. E lo fa attraverso un piccolissimo  antro che si apre a destra della scalinata.<br />
Basta chiudere gli occhi un  istante e ignorare il chiasso della folla turistica, per ritrovarsi di colpo di  fronte ad un gruppo di donne intente a lavare la biancheria.<br />
Le immagino  opulente, sorridenti .<br />
Le sento parlottare e ridere, mentre si chinano a  strofinare i panni su quegli appoggi ancora oggi visibili.</p>
<p>Poi…  lasciandosi alle spalle il lavatoio e continuando a camminare tra negozietti di  cartoline e souvenir, gelaterie e agenzie viaggi che propongono escursioni a  Taormina, sull’Etna, ad Agrigento, sulle Isole Eolie… si giunge finalmente in  una piazza rettangolare, arredata da alte palme e tavolini; tutta sviluppata in  salita.<br />
In cima a questa salita, una larga rampa di scale, ricostruita nel  1851, conduce alla straordinaria Cattedrale.<br />
La leggenda narra che Ruggero II  si salvò miracolosamente da una tremenda tempesta, approdando sulle spiagge di  Cefalù, e così in voto al Santissimo Salvatore, decise di edificare una chiesa  maestosa.<br />
In realtà le cose non andarono esattamente così.<br />
Le motivazioni  furono sicuramente di natura politico-militare, ma ad ogni modo resta il fatto  che in data 7 Giugno del 1131, giorno delle Pentecoste, alla presenza di Ugone  arcivescovo di Messina, fu posata la prima pietra per la costruzione di questa  sontuosa Basilica.<br />
Il Duomo di Cefalù è insieme a quello di Monreale, emblema  di quella fusione tra gusto arabo e stile bizantino, che caratterizza e  distingue il Romanico Siciliano.<br />
Ma se il Duomo di Monreale è stato  costruito secondo un tradizionale e solenne schema basilicale, per la Cattedrale  di Cefalù, invece, all’originario impianto a tre navate con transetto rialzato,  tipicamente lombardo, si è preferito un modello ben più grandioso, di presunta  origine nordica e sostanzialmente teso ad elevare l’altezza della chiesa.<br />
In  questa cattedrale che si affaccia sul mare, con la sua elegante facciata  incastonata tra due possenti torrioni a copertura piramidale, si fondono stilemi  nordici e orientali, latini e bizantini.<br />
L’edificio è dunque un vero e  proprio matrimonio di stili.<br />
La facciata, preceduta da un piccolo portico a  tre archi, fu realizzata nel 1240 da un certo Giovanni Panettera. Appare  decorata da una doppia fila di archetti su colonnine, e apre il varco al  visitatore attraverso un unico portale centrale, spettacolarmente decorato.<br />
Entrando risulta immediatamente leggibile l’impianto a croce latina e la  suddivisione dello spazio in tre navate con zona presbiteriale sopraelevata, ma  l’azzardo sta proprio nella nuova ricerca di uno slancio verso l’alto, dato  dall’utilizzo di archi a sesto acuto.<br />
Le navate della Basilica risultano  inoltre suddivise da magnifiche colonne in granito, precisamente otto per lato,  e la copertura è stata realizzata a capriate, con travi lignee conservate in  ottimo stato.<br />
L’eleganza, la chiarezza, la linearità, la spaziosità.<br />
Tutto  aiuta lo sguardo a scorrere sino alle due possenti colonne che sorreggono l&#8217;arco  trionfale, passando dalla navata centrale al transetto, e precipitando infine  nel fulcro centrale di questa splendida Cattedrale: il favoloso mosaico del  catino absidale, che accoglie &#8211; come avviene anche per il Duomo di Monreale -,  la rappresentazione iconografica del Cristo Giudice e Benedicente, il quale, con  la mano destra regge il Vangelo, mentre con la sinistra sollevata, chiusa a  pugno ma con indice e medio alzati, benedice i fedeli.<br />
È il Cristo  Pantocratore, che si staglia su un preziosissimo fondo musivo color oro. L’oro  nel Medioevo era considerato la quintessenza della trascendenza, dimensione  della spiritualità secondo. E tutta questa luce sembra enfatizzare il messaggio  del Vangelo che Egli stesso reca in mano, e che dice: &#8220;Cristo è la luce del  mondo&#8221;.<br />
Le intense campiture cromatiche con le quali sono stati dipinti  diversi temi biblici sulle ampie vetrate, risultano essere invece di recente  realizzazione: sono state eseguite intorno al 1990 dall&#8217;artista Michele  Canzoneri.</p>
<p>Uscendo dal Duomo e scendendo la gradinata a sinistra, è  possibile accedere al Chiostro del XII secolo d. C..<br />
Un chiostro a pianta  quadrata e per tre lati circondato da un portico a colonne binate, che purtroppo  non presenta più la struttura originaria, poiché nel XVI secolo fu colpito da  incendio alquanto distruttivo. Sono stati molti gli interventi di restauro  attivati, ma la sola zona da considerarsi originale è quella relativa all’ala  meridionale.<br />
Visitando il Chiostro si viene colpiti dalla particolarità  decorativa dei capitelli: questi infatti riportano decorazioni tra le più  tipiche della tradizione scultorea medievale Siciliana.</p>
<p>Proprio di fronte  al Duomo, poi, si apre una viuzza stretta e lunga: via Madralisca, in cui è  ubicata la sede della Biblioteca e del celebre, omonimo, Museo.<br />
Un Museo nato  dalla collezione del barone Enrico Piratino di Madralisca, e che ha acquisito  notorietà in quanto conserva il famoso “Ritratto di Ignoto” di Antonello da  Messina, un olio su tavola misurante cm 31 x 24 e risalente al 1430.</p>
<p>In  realtà il Museo è ben più ricco di quanto si creda.<br />
Nella prima sala è già  possibile imbattersi in uno dei nomi più risonanti della pittura seicentesca: il  Borgognone, presente qui con una scena di battaglia.<br />
Le nature morte della  seicentesca scuola napoletana sono diverse, e ritraggono fiori, pulcini,  chiocce, crostacei.<br />
Nella seconda sala ci sono tavole riportanti icone  religiose di gusto medievale, ma appartenenti alla scuola siculo-greca del XVI  secolo. Una madonna con bambino, a d esempio, appare snodare il suo contorno  nell’eleganza di una linea sinuosa che fa immediatamente pensare al senese  Duccio da Buoninsegna.<br />
Della scuola tedesca troviamo una Crocifissione del XV  secolo, sul cui sfondo è stato meticolosamente dipinto un paesaggio.<br />
Nella  terza sala, invece, una meravigliosa Sibilla, ritratta a mezzo busto, ci  sorprende. È l’opera di un pittore laziale anonimo, risalente al XVI secolo. La  donna emerge fulgida da uno sfondo scuro, quasi precaravaggesco, e si concentra  nella lettura, seguendo con l’indice della mano destra, le parole messe in fila  sulla pagina del libro.<br />
La pittura di genere Settecentesca è presente qui  con un’opera attribuita al napoletano Gaspare Traversi: “Vecchia con brocca e  prosciutto”.<br />
Accanto a questa un “Suonatore di Putiputi” attribuita ad un  altro napoletano, Francesco De Maria.<br />
Una maestosa “Incredulità di San  Tommaso”, purtroppo amputata dal tempo &#8211; poiché mancano veri e propri frammenti  di pellicola pittorica &#8211; è invece stata attribuita al messinese Alonzo Rodriguez  e datata 1578. In quest’opera San Tommaso è ritratto nell’atto di chinarsi verso  il petto di Gesù, per toccare col dito alla sua piaga.<br />
Di Johannes De Natta è  invece un mirabile Cristo Giudice, anch’esso riportante purtroppo ampie lacune  di pellicola pittorica non renintegrata. L’opera risale alla prima metà del XVI  secolo.<br />
E più avanti…sullo sfondo di un paesaggio buio, alcune pie donne  curano le ferite di un San Sebastiano giacente in ginocchio, con la gamba destra  protesa in avanti e la testa reclinata all’indietro. Una di loro si avvicina per  medicargli una ferita sul petto, quando un cherubino si affaccia da destra. È  l’opera attribuita a Pietro Novelli. E fatta risalire al XVII secolo.<br />
Anche  il vedutismo veneto è presente qui, al Museo Madralisca, con una impeccabile  Piazza San Marco, di autore sconosciuto..</p>
<p>Ma è nella sala numero 4, dalle  pareti nere e della strategica illuminazione che ci attende l’opera tanto  acclamata, di Antonello Da Messina. Ritratto d’Ignoto.<br />
Un’opera esemplare ed  esemplificativa del percorso artistico del maestro, tra virtuosismo lenticolare  fiammingo e razionalità prospettica.<br />
Antonello fu un celebre innovatore  nell’ambito della ritrattistica rinascimentale.<br />
Ritratti psicologici, così  vengono definiti i suoi primi piani di uomini colti in una posa a tre quarti,  abilmente studiata per attuare quell’indagine della personalità del soggetto,  che è sua cifra stilistica.<br />
L’ironia sottile di quel sorriso, l’intensità di  quello sguardo, la cura del dettaglio anatomico, fanno di questo dipinto di  piccole dimensioni uno dei ritratti più celebri della storia  dell’arte.</p>
<p>L’opera di Antonello, però, non è sola in quella semioscurità.<br />
Accanto ad essa ha da poco preso posto un recente ritrovamento dei depositi  del Museo, capolavoro del pittore fiorentino Antonio Sogliani, vissuto a Firenze  tra il 1492 e il 1544. Si tratterebbe di un frammento di una tavola di maggiori  dimensioni, che doveva raffigurare una composizione a carattere devozionale.  Parliamo precisamente del ritratto di San Giovanni Evangelista, dipinto ad olio  su tavola in legno di pioppo. Opera di un artista il cui percorso artistico è  certo collocabile in quel momento cruciale che altalenava tra sperimentazioni  pittoriche leonardesche e raffaellesche.<br />
Dal restauro di questo frammento è  emerso l’uso di una tecnica pittorica alla maniera di Fra’Bartolomeo; lo si è  appurato dalla scelta di scontornare le parti anatomiche e dal modo di  ombreggiare mediante brevi tratti di pennello.<br />
Come per Antonello così per  Sogliani, la figura si staglia su un fondo scuro e indefinito, mentre la  morbidezza delle anatomie è dovuta all’applicazione dello sfumato  leonardesco.</p>
<p>L’altra ala del Museo Madraslisca è invece dedicata alla  conservazione di reperti archeologici : bocchette in stile Gnathia del IV secolo  a.C., frammenti di anse e di anfore dipinte a figure risparmiate e risalenti al  325-320 a.C., ceramiche a decorazione sovradipinta datate tra il IV e il III  secolo a.C., crateri attici del 480 a.C. ritraenti scene di guerra.</p>
<p>Se  non siete mai stati in Sicilia, iniziate a visitarla da qui.<br />
Perché <strong>Cefalù</strong> è completa.<br />
Qui c’è il mare. C’è l’arte. E c’è la cultura.<br />
E una città  che è stata persino meta del Grand Tour a metà del XVIII secolo, merita di  essere visitata, goduta e vissuta.<br />
-<br />
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		<title>Le Grotte di Toirano in Liguria</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Aug 2009 13:37:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[antro di Cibele]]></category>
		<category><![CDATA[Cascate]]></category>
		<category><![CDATA[Grotta del Colombo]]></category>
		<category><![CDATA[Grotta della Bàsura]]></category>
		<category><![CDATA[Grotta di Santa Lucia]]></category>
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		<category><![CDATA[Grotte di Toirano]]></category>
		<category><![CDATA[La Grotta della Strega]]></category>
		<category><![CDATA[liguria]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di Savona]]></category>
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		<description><![CDATA[Risalendo la Val Varatella, nella bella e mite terra ligure, si incontrano spigolose montagne calcaree dolomitiche di colore grigio perla, intervallate da alcuni valloni che accolgono, gelosamente, numerose caverne naturali, alcune delle quali visitabili. Sono le Grotte di Toirano, in provincia di Savona.

A tre chilometri dal mare, contando una piccola popolazione di duemila anime, il borgo di Toirano è la via d’accesso al mondo sotterraneo della Liguria. L’ingresso alle Grotte si trova a circa trecento metri di altezza rispetto alla biglietteria. Una passeggiata in salita durante la quale si scorge la maestosità delle montagne e la fitta vegetazione sottostante. Al termine del ripido percorso, un cancello si svela ai viaggiatori della terra ipogea.]]></description>
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<div id="attachment_1304" class="wp-caption alignleft" style="width: 410px"><img class="size-full wp-image-1304 " title="allinterno-delle-grotte-di-toirano-liguria_670_382_100_cropped" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/08/allinterno-delle-grotte-di-toirano-liguria_670_382_100_cropped.jpg" alt="Interno delle Grotte di Toirano © Monica Genovese" width="400" height="228" /><p class="wp-caption-text">Interno delle Grotte di Toirano © Monica Genovese</p></div></p>
<p>Risalendo la Val Varatella, nella bella e mite terra ligure, si incontrano spigolose montagne calcaree dolomitiche di colore grigio perla, intervallate da alcuni valloni che accolgono, gelosamente, numerose caverne naturali, alcune delle quali visitabili. Sono le Grotte di Toirano, in provincia di Savona.</p>
<p>A tre chilometri dal mare, contando una piccola popolazione di duemila anime, il borgo di Toirano è la via d’accesso al mondo sotterraneo della Liguria. L’ingresso alle Grotte si trova a circa trecento metri di altezza rispetto alla biglietteria. Una passeggiata in salita durante la quale si scorge la maestosità delle montagne e la fitta vegetazione sottostante. Al termine del ripido percorso, un cancello si svela ai viaggiatori della terra ipogea.</p>
<p>Preceduti dalla guida, si entra, passo dopo passo, lentamente nel complesso delle Grotte. Si tratta di più cavità collegate tra loro artificialmente. La Grotta della Strega, di spettacolare fascino, la Grotta del Colombo lunga una cinquantina di metri, la Grotta di Santa Lucia.</p>
<p>Un luogo suggestivo e meraviglioso, difficilmente descrivibile. All’interno si procede lungo rampe e scalinate scavate nella roccia e le pareti della Grotta appaiono lucenti. Il secolare lavorio dell’acqua le rende levigate, dall’aspetto morbido come se fossero di gomma. Le stalattiti appuntite sembrano spade di Damocle sui capi dei visitatori, le stalagmiti che si ergono dal basso, formano imponenti colonne di pietra quando si incontrano con le prime.</p>
<p>E’ un mondo unico nel suo genere, privo di paragoni. Una sorta di cattedrale della natura. Ogni forma insolita della Grotta acquista vita ed essenza. Ora si nota una roccia dalle fattezze umane, ora animali. E’ sempre una scoperta e ogni persona individua qualcosa di personale. Per ogni viaggiatore il viaggio è sempre diverso, nonostante il luogo e il momento siano i medesimi.</p>
<p>Si cammina sotto terra lontani dai soliti rumori, circondati solo dalle sculture create dalla natura. Si possono osservare chiaramente le testimonianze, ovvero le numerose ossa di antichi orsi (Ursus spelaeus) che abitavano le Grotte o le sceglievano per il loro letargo, ma anche le impronte dei nostri stessi antenati. Segni del passaggio di uomini preistorici di circa dodicimila anni fa. Segni catturati dal fango del pavimento e conservati grazie alle temperature sotterranee. Forse, si addentravano nelle cavità del pianeta per motivi rituali.</p>
<p>La sala più spettacolare di tutte, quella che lascia letteralmente senza fiato e che consente solo qualche esclamazione di stupore si trova nella Grotta della Bàsura (della Strega) ed è chiamata l’antro di Cibele. Qui si trovano delle grandiose colate di alabastro di colore giallo chiaro e ambienti di concrezioni mammellonari.</p>
<p>E’ come essere circondati da enormi colonne dalle forme tondeggianti. E’ un mondo in cui tutto appare morbido, fatto di ovatta. Cascate immobili di panna in mezzo alle quali si passeggia. Nuvole di pietra incastrate nelle Grotte. Infine, per salutare questo luogo di incanto, si attraversano spaziose sale dagli alti soffitti in cui luci colorate e musica, all’unisono, creano atmosfere ancora più suggestive.</p>
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<p>fonte: <a href="http://www.ilreporter.com" target="_blank">ilreporter.com</a></p>
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		<title>Grotte di Frasassi, le grotte più belle del mondo</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Aug 2009 13:28:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Gola di Frasassi]]></category>
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		<description><![CDATA[E’ un impatto fisico prepotente quello che provo accedendo ai meandri della terra. Se prima pesava sul braccio il golfino che mi avevano suggerito di portare, ora accolgo felice il tepore che regala mentre vivo la mia giornata da speleologa in erba alle Grotte di Frasassi.

Sono passata dal luminoso calore dell’esterno alla fioca illuminazione sotterranea, e lo sbalzo termico è di almeno quindici gradi. Dopo aver indossato l’attrezzatura messa a disposizione dalle guide, posso dirmi pronta per cominciare la mia discesa nelle viscere della terra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Fgrotte-di-frasassi-grotte-piu-belle-del-mondo%2F1297"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
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<br />
<div id="attachment_1298" class="wp-caption alignleft" style="width: 410px"><a href="http://www.flickr.com/photos/kessiye/241948989/"><img class="size-full wp-image-1298  " title="241948989_985860164f" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/08/241948989_985860164f.jpg" alt="241948989_985860164f" width="400" height="266" /></a><p class="wp-caption-text">Grotte di Frasassi © Kessiye</p></div></p>
<p>E’ un impatto fisico prepotente quello che provo accedendo ai meandri della terra. Se prima pesava sul braccio il golfino che mi avevano suggerito di portare, ora accolgo felice il tepore che regala mentre vivo la mia giornata da speleologa in erba alle Grotte di Frasassi.</p>
<p>Sono passata dal luminoso calore dell’esterno alla fioca illuminazione sotterranea, e lo sbalzo termico è di almeno quindici gradi. Dopo aver indossato l’attrezzatura messa a disposizione dalle guide, posso dirmi pronta per cominciare la mia discesa nelle viscere della terra.</p>
<p>Il complesso ipogeo di Frasassi è disposto su otto livelli geologici diversi, per un’estensione totale di circa 30 km. La mia porta d’accesso a questo mondo sommerso passa attraverso la “Strettoia del tarlo”. E’ il cunicolo che un gruppo di giovani jesini, nel 1971, lavorò per giorni e giorni prima di poter scoprire la bellezza incontaminata delle grotte: gallerie imponenti, tripudi di stalattiti e stalagmiti intarsiate, laghetti di acqua cristallina, lastre di alabastro che fuoriescono dalle pareti si alternano senza sosta per ben cinquemila metri.</p>
<p>La colonna sonora di tutta la mia passeggiata è il ritmo cadenzato di mille goccioline che i corsi d’acqua soprastanti lasciano cadere nelle profondità di queste caverne di formazione carsica. Studi morfologici hanno stabilito che l’evoluzione della Gola di Frasassi è da ricercarsi nella progressiva erosione del rilievo calcareo del Monte Valmontagnana, a opera di fiumi che scorrevano sui lati opposti del massiccio. Le fratture della roccia hanno reso possibile l’accesso delle acque alle spelonche, contribuendo così a definire l’attuale assetto idrografico della zona.</p>
<p>Nella Grotta Grande del Vento, gli spettatori sulla portantina trattengono il respiro dall’emozione: davanti a noi si estendono spettacolari formazioni di gesso, dovute allo scioglimento e successiva sedimentazione del calcare per effetto della miscela tra acque sulfuree e acque di fiume. Stalagmiti giganti sono intervallate da colonne bucherellate, mentre depositi e noduli di solfato di bario colorano di azzurro la caverna in cui ci troviamo.</p>
<p>Stalagmiti, stalattiti, laghetti cristallizzati e colate calcetiche non sono però che l’espressione finale del lungo lavoro che le precipitazioni atmosferiche attuano sulla roccia calcarea. La guida ci illustra i processi chimici alla base delle strutture che ammiriamo, ma siamo troppo rapiti dalle “creazioni” che abbiamo davanti per capire davvero qualcosa di quello che ci sta dicendo. Le stalattiti appese alla parete ci sembrano una fila di coltelli affilati, mentre le stalagmiti assomigliano più a immensi funghi spettrali che sbucano dal pavimento impervio.</p>
<p>La nostra passeggiata, durata quasi un’ora e mezza, giunge infine al termine. Esplorare le viscere della terra e poi ritornare sopra il livello del mare, ti fa guardare il mondo “lassù” da un’altra prospettiva. E la domanda sorge spontanea: siamo sicuri che sotto i nostri piedi si nasconda l’inferno dantesco?</p>
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</p>
<p>fonte: <a href="http://www.ilreporter.com" target="_blank">ilreporter.com</a></p>
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		<title>San Candido. Il sacrario militare</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 20:57:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è un po’ di nebbia in cima alla montagna. La strada è un continuo viavai di macchine che vanno in Austria, o entrano in Italia. Appena poco fuori San Candido, in Val Pusteria, in direzione Versciaco (ultimo avamposto italiano prima del confine), un sacrario dedicato ai morti della I Guerra Mondiale si staglia nel panorama.

E’ una giornata rilassante. Mi hanno detto che una piacevole cabinovia mi porterà da Versciaco fino al Monte Elmo, e di lì potrò partire per altre meravigliose passeggiate. Il gps mi segnala che sono ormai vicino, quando vengo attratto (dai miei occhi naturali) da una costruzione circolare. Mi devo fermare. La gita può aspettare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Fsan-candido-il-sacrario-militare%2F1113"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1114" title="sacrario-lfer_670_382_100_cropped" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/07/sacrario-lfer_670_382_100_cropped.jpg" alt="sacrario-lfer_670_382_100_cropped" width="350" height="200" />C’è un po’ di nebbia in cima alla montagna. La strada è un continuo viavai di macchine che vanno in Austria, o entrano in Italia. Appena poco fuori San Candido, in Val Pusteria, in direzione Versciaco (ultimo avamposto italiano prima del confine), un sacrario dedicato ai morti della I Guerra Mondiale si staglia nel panorama.</p>
<p>E’ una giornata rilassante. Mi hanno detto che una piacevole cabinovia mi porterà da Versciaco fino al Monte Elmo, e di lì potrò partire per altre meravigliose passeggiate. Il gps mi segnala che sono ormai vicino, quando vengo attratto (dai miei occhi naturali) da una costruzione circolare. Mi devo fermare. La gita può aspettare.</p>
<p>Evitato un super-tamponamento con una manovra un po’ azzardata, riesco a mollare l’automobile. Quello che ho davanti a me, è il sacrario militare di San Candido che apprendo, essere particolare poiché molti dei militari qui sepolti, operavano in zone anche molto lontane da quella del Sud Tirolo.</p>
<p>In questo luogo hanno trovato eterno riposo duecentodiciotto caduti italiani, quattordici dei quali ignoti, e dieci austro-ungarici provenienti dai cimiteri militari di Bressanone (BZ), Mis (frazione di Sospirolo, in provincia di Trento) e San Zeno di Montagna (VR).</p>
<p>Realizzato nel 1939 dall’architetto Giovanni Greppi e dallo scultore Giannino Castiglioni, l’edificio giace nella vallata prativa di San Candido, tra il fiume Drava (749 km di lunghezza, attraverso Italia, Slovenia, Austria, Croazia, Ungheria) e la statale per il valico di frontiera di Prato alla Drava.</p>
<p>Caduti della I Guerra Mondiale. Il primo dei conflitti totali. Quello che portò a troppi zeri il numero dei morti. Uno scontro globale che porterà in dote, per la prima volta, la mattanza di civili: il quindici per cento delle vittime totali, dato purtroppo che salirà in maniera esponenziale nella II Guerra Mondiale, fino ad arrivare al dramma dei giorni nostri.</p>
<p>Un sacrario militare. Con italiani e austriaci. Insieme. Una scelta fatta forse per sancire la pace tra le due nazioni. Perché di fronte alla morte, a che serve il passaporto o l’appartenenza? Forse un edificio militare di preghiera può anche diventare un luogo di pace.</p>
<p>Le ruote continuano a graffiare l’asfalto. Mi sento solo ad essere in questo momento l’unico davanti a queste poche centinaia di morti. Cerco qualche fiore da donare. A un ricordo. A una speranza che che la saggezza e la nonviolenza possano un giorno trionfare. Sarà banale, ma qui. Dinnanzi a ciò, riesco solo a pensare (e credere) a questo.</p>
<p><em>fonte: ilreporter.com</em></p>
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		<title>Scilla, la foresta del corallo nero</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 20:49:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spremuta di cristallo. Profumi da legegndarie divinità elleniche. L’antichità della storia in continuo e delicato corteggiamento col cielo e la sensualità della vegetazione circostante. Angoli di mondo che meriterebbero una poetica a parte. Non sono andato così lontano. Sono solo disteso lungo il manto acqueo calabrese.

Per preservare un simile ecosistema, l’assessore regionale all’ambiente della Regione Calabria, Silvio Greco, ha annunciato che saranno costituiti sei nuovi parchi marini. Le arre interessate saranno quelle di Scilla (Reggio Calabria), della Riviera dei Cedri (Cosenza), Baia di Soverato (Catanzaro), Scogli di Isca (Catanzaro), Costa dei Gelsomini (Reggio Calabria) e quello antistante la Costa degli Dei (Vibo Valentia).]]></description>
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<p><img class="alignleft size-full wp-image-1109" title="marecalab-lfer_670_382_100_cropped" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/07/marecalab-lfer_670_382_100_cropped.jpg" alt="marecalab-lfer_670_382_100_cropped" width="350" height="200" />Spremuta di cristallo. Profumi da legendarie divinità elleniche. L’antichità della storia in continuo e delicato corteggiamento col cielo e la sensualità della vegetazione circostante. Angoli di mondo che meriterebbero una poetica a parte. Non sono andato così lontano. Sono solo disteso lungo il manto acqueo calabrese.<br />
Per preservare un simile ecosistema, l’assessore regionale all’ambiente della Regione Calabria, Silvio Greco, ha annunciato che saranno costituiti sei nuovi parchi marini. Le arre interessate saranno quelle di Scilla (Reggio Calabria), della Riviera dei Cedri (Cosenza), Baia di Soverato (Catanzaro), Scogli di Isca (Catanzaro), Costa dei Gelsomini (Reggio Calabria) e quello antistante la Costa degli Dei (Vibo Valentia).</p>
<p>Aldilà dell’indubbio valore naturalistico delle zone, la particolarità di questa operazione è che andrà a proteggere specie animali e vegetali molto rare, se non sconosciute. Notevole, se non addirittura strabiliante, la scoperta fatta sui fondali di Scilla (promontorio proteso sullo Stretto di Messina) da un team di ricercatori dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale).</p>
<p>In una profondità fra i 50 e 110 metri, è stata trovata la più grande foresta di corallo nero al mondo (si parla di circa trentamila colonie). La scoperta è avvenuta nell’ambito di un importante progetto sul monitoraggio delle biodiversità marine della Calabria (iniziato nel 2005).</p>
<p>Il gruppo, entrato nelle acque del mare della Calabria a bordo di un sottomarino (un robot marino capace di immergersi fino a quattrocento metri di profondità) è riuscito a osservare, filmare e fotografare numerose specie di coralli, gorgonie, alcionari, pennatulacei e pesci rarissimi, molti dei quali non erano mai stati osservati nel loro ambiente naturale.</p>
<p>Oltre a questa particolare specie di corallo, appartenente al gruppo degli esacoralli dell’ordine Antiphataria (e tipico dei mari tropicali, come in quel di Cuba), sono stati trovati anche gorgonie (organismi coloniali formate da polipi), alcionari, pennatulacei.</p>
<p>Non nuova a una certa attenzione all’ambiente marino, nella regione meridionale, l’Area Marina Protetta “Capo Rizzuto”, in provincia di Crotone, ne è un valido esempio. Quasi quindicimila ettari tutelati e quaranta chilometri di costa, la zona rappresenta il proseguimento nelle acque del Mar Ionio delle propaggini più orientali della regione Calabria e più precisamente dell’area conosciuta come Marchesato.</p>
<p>Il programma di ricerca nei fondali marini continuerà ancora per tutto il 2010. Le speranze dei ricercatori sono quelle di trovare altre specie rarissime. Distolgo lo sguardo, e trattenendo il respiro, apro gli occhi dentro il mare. Chissà cosa si nasconde lì sotto. Chissà quante vite incontaminate non hanno ancora fatto la conoscenza del genere umano.<br />
fonte: <a href="http://www.ilreporter.com" target="_blank">ilreporter.com</a></p>
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		<title>Castello Medioevale di Villimpenta nella Provincia di Mantova</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 20:39:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il castello-recinto di Villimpenta, una delle più belle fortificazioni medievali della pianura Padana, nasce entro il 1047, come monastero fortificato, sede antica della Chiesa di Sant'Andrea, sotto il diretto controllo del monastero di San Zeno di Verona in zona prettamente paludosa . Successivamente i documenti attestano agli Scaligeri, all'inizio del Trecento una consistente opera di restauro, a cui si deve l'attuale assetto, legato alla tradizione dell'architettura fortificata veneta tassello del sistema difensivo fortificato che si estendeva, sin dal Medio Evo, dal Po fino al lago di Garda, tra Mantova e Verona. Nonostante gli interventi di restauro più importanti siano merito degli Scaligeri, viene da loro utilizzato per breve tempo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Fcastello-medioevale-di-villimpenta-nella-provincia-di-mantova%2F1103"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1104" title="200907101040161" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/07/200907101040161.jpg" alt="200907101040161" width="350" height="263" />Il castello-recinto di Villimpenta, una delle più belle fortificazioni medievali della pianura Padana, nasce entro il 1047, come monastero fortificato, sede antica della Chiesa di Sant&#8217;Andrea, sotto il diretto controllo del monastero di San Zeno di Verona in zona prettamente paludosa. Successivamente i documenti attestano agli Scaligeri, all&#8217;inizio del Trecento una consistente opera di restauro, a cui si deve l&#8217;attuale assetto, legato alla tradizione dell&#8217;architettura fortificata veneta tassello del sistema difensivo fortificato che si estendeva, sin dal Medio Evo, dal Po fino al lago di Garda, tra Mantova e Verona. Nonostante gli interventi di restauro più importanti siano merito degli Scaligeri, viene da loro utilizzato per breve tempo. I Gonzaga, intuita immediatamete la valenza difensiva e territoriale del castello, lo fanno loro, ne fanno immediatamente un loro baluardo difensivo, lo dipingono con le loro insegne e ne mantengono un ferreo possesso fino alla fine della signoria. La costruzione della villa gonzaghesca ad esso adiacente ne è testimone. Entrando nel castellodopo aver attraversato un lungo androne si possono osservare le tracce del &#8216; ponte levatoio&#8217; e le tracce dell&#8217;antica porta pusterla. Alla sinistra dell&#8217;ingresso rispetto all&#8217;osservatore, vi è una costruzione più recente che nel passato era adibita ad abitazione ai custodi, che il comune fece costruire nel 1713 entro il castello, a spese proprie, come prima osteria pubblica del paese, ed è documentato che nella prima metà del XVIII secolo il castello è ancora intatto. Il castello, è generato da una pianta pentagonale irregolare, della quale si conservano due torri poligonali ed una massiccia torre d&#8217;angolo, il mastio, storicamente riservato ad ospitare l&#8217;appartamento del capitano della guardia, alta 34 metri, che ne caratterizza l&#8217;imponenza e la solidità. Il lato lungo occidentale, con il mastio ed altre due torri si conserva quasi intatto, mentre degli altri lati restano i basamenti ed è dunque possibile individuarne per intero il tracciato. Nel 1967, nella muraglia di cinta di levante, vennero portati alla luce antichi graffiti cristiani, probabilmente riferibili all&#8217;esistenza di un antico oratorio di Sant&#8217;Andrea del Castello.<br />
Il recente restauro lo restituisce oggi al  pubblico, dopo quasi mille anni di storia, più in forma che mai.</p>
<p><em>fonte: italiamedievale.org</em></p>
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		<title>Venezia , impressioni e immagini della città, di Giovanna Lacedra</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 19:09:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Veneto (itinerari)]]></category>
		<category><![CDATA[foto di venezia]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Lacedra]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza San Marco]]></category>
		<category><![CDATA[turismo d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[HO PERSO IL CUORE NELLE ACQUE DI VENEZIA

avevo solo 11 anni l'ultima volta che visitai Venezia. Si, lo so... aver aspettato fino ad oggi che ne ho 31 è una sorta di sacrilegio...Ma è andata così. Non vedevo Venezia da allora, e la memoria aveva registrato ben poco. Una gita scolastica di 3 o 4 giorni...il ricordo era sbiadito alquanto...
IL MIRACOLO NON MI AVEVA COLTA!
Altrimenti, ora lo so, lasciando la casa paterna all'età di 18 anni, per andare a studiare Arte, non avrei scelto Firenze, come invece ho fatto. Ho vissuto nella città-culla del Rinascimento italiano per quasi otto anni, prima di trasferirmi della cementosa città del business e delle lampade integrali: Milano. Non voglio ridimensionare la Firenze splendida e commovente che mi porto nel cuore, no! Come Venezia, Firenze è esageratamente intrisa di storia e di arte, è un patrimonio incommensurabile anch'essa, ha dato i natali a Dante Alighieri, a Cimabue, a Giotto etc... Firenze, Venezia e Roma erano (e sono) le tappe predilette dei GrandTour aristocratici di metà Settecento...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Fvenezia-impressioni-e-immagini-della-citta-di-giovanna-lacedra%2F1087"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
<div id="attachment_1086" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1086" title="6654_1198555044795_1256077604_553501_4969028_n" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/07/6654_1198555044795_1256077604_553501_4969028_n-300x225.jpg" alt="Piazza San Marco, foto di Giovanna Lacedra" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Piazza San Marco, foto di Giovanna Lacedra</p></div>
<p>HO PERSO IL CUORE NELLE ACQUE DI VENEZIA</p>
<p>avevo solo 11 anni l&#8217;ultima volta che visitai Venezia. Si, lo so&#8230; aver aspettato fino ad oggi che ne ho 31 è una sorta di sacrilegio&#8230;Ma è andata così. Non vedevo Venezia da allora, e la memoria aveva registrato ben poco. Una gita scolastica di 3 o 4 giorni&#8230;il ricordo era sbiadito alquanto&#8230;<br />
IL MIRACOLO NON MI AVEVA COLTA!<br />
Altrimenti, ora lo so, lasciando la casa paterna all&#8217;età di 18 anni, per andare a studiare Arte, non avrei scelto Firenze, come invece ho fatto. Ho vissuto nella città-culla del Rinascimento italiano per quasi otto anni, prima di trasferirmi della cementosa città del business e delle lampade integrali: Milano. Non voglio ridimensionare la Firenze splendida e commovente che mi porto nel cuore, no! Come Venezia, Firenze è esageratamente intrisa di storia e di arte, è un patrimonio incommensurabile anch&#8217;essa, ha dato i natali a Dante Alighieri, a Cimabue, a Giotto etc&#8230; Firenze, Venezia e Roma erano (e sono) le tappe predilette dei GrandTour aristocratici di metà Settecento&#8230;<br />
Ok&#8230;ma&#8230;<br />
Ma ora che sono stata investita in pieno dal misticismo destabilizzante e innamorante della Laguna..no&#8230;non posso fingere di non sentire la voce del mio cuoricino di bimba stupita di fronte allo spettacolo della storia e della natura, che ti sottrae dal calendario e dalle lancette di un orologio e ti trasporta magicamente in una dimensione favolistica ed eterna.<br />
Perchè Venezia coi suoi palazzi dalle facciate color pastello, bucati da monofore trilobate, e che sbucano magicamente dall&#8217;acqua; venezia coi sui canali, i suoi ponticelli, le sue gondole che dondolano sull&#8217;acqua specchiante; Venezia città galleggiante, dalle strade liquide, che non conosce il clamore dei clacson, il rumore del rombo delle auto o degli scooter, Venezia fluttuante su tangenziali d&#8217;acqua è una fiaba fuori dal tempo e&#8230;ora lo sò..e mai smetterò di pensarlo: è senza ombra di dubbio la città più incantevole del pianeta. Unica al mondo, no, non è un modo di dire!<br />
Intrista di incanto, di poesia, di storia, di misticismo e magia&#8230;Venezia è una donna fatta di colori tenui, fatta di luce e leggerezza&#8230; una donna senza età, che non invecchierà mia&#8230;Perchè il tempo non la tocca, il tempo non la lambisce, nè la graffia&#8230; il tempo può solo indorarla di una nuova patina di grazia&#8230;<br />
Uscita dalla stazione, lo schiaffo al mio sguardo è stato scompaginante! Accidenti!!! Questa città sbuca davvero dal mare! A pochi metri dalla scalinata della stazione di Santa Lucia: un letto d&#8217;acqua! Una cupola verde chiaro di una chiesa rinascimentale si staglia su un cielo nitido e felice. Le facciate dei palazzi che la affiancano sono così colorate che sembrano sorridere! Tutto è gioia qui! Tutto è calma gioviale! TUTTO SORRIDE. TUTTO QUELLO CHE VEDI QUI è UNA CAREZZA DOLCISSIMA!!!<br />
E nello stupore, nel brivido, con un sorriso ebete sul viso ho sentito nella mia testa suonare un vecchio pezzo dei Bluvertigo che calzava a pennello, e diceva &#8230;&#8221;la condizione in cui mi trovo è proprio fuori dal tempoooooooooooooo&#8230;.!&#8221;<br />
Ahhhhhhhhhhh&#8230;Venezia&#8230;Venezia&#8230;Venezia&#8230;è qui che avrei dovuto trasferirmi a studiare arte a 18 anni, non ho dubbi, potessi tornare indietro lo farei! Verrei a vivere qui per non spostarmi più, mai più!!!<br />
Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhh&#8230;Venezia!<br />
Venezia..Venezia&#8230;.!<br />
Come potrò rietrare nello squallore di MIlano, ora che ti ho incontrata?<br />
Ahhhhh&#8230;.Venezia&#8230;io mi sono perdutamente innamorata di te!!!<br />
E giuro che un giorno, forse non vicinissimo, forse tra qualche anno&#8230;ma giuro che un giorno verrò a vivere qui!!!!<br />
Voglio che la mia vita si completi qui, da te&#8230;Venezia Splendida Magica MIstica FIaba Senza Tempo&#8230;!<br />
Arte nell&#8217;arte nell&#8217;arte&#8230;nella poesia!<br />
Sono pazza di te.<br />
Ho perso il cuore nelle tue acque, Venezia.<br />
Dovrò tornare a setacciarti presto o tardi, per riprendermelo!<br />
Venezia&#8230;Venezia&#8230;Venezia&#8230;<br />
Ma cosa mi hai fatto!!!!</p>
<p>Luogo: Laguna mistica &#8211; fuori dal tempo&#8230;</p>
<p><em><strong>La nostra Italia, visitata , fotografata e descritta dagli  utentI<br />
Contribuisci anche tu e partecipa al concorso <a href="http://www.sbngs.it/italia/concorsi-premi-estrazioni--bandi-concorso/concorso-con-contributi-la-nostra-italia-vinci-3-settimane-di-soggiorno-in-toscana/13" target="_blank">&#8221; LA  NOSTRA ITALIA&#8221;</a> </strong></em></p>
<p><em><strong>
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								<img title="6654_1198270437680_1256077604_551538_4257396_n" alt="6654_1198270437680_1256077604_551538_4257396_n" src="http://news.sbngs.it/wp-content/gallery/venezia-fotografata-da-giovanna-lacedra/thumbs/thumbs_6654_1198270437680_1256077604_551538_4257396_n.jpg" width="100" height="75" />
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								<img title="6654_1198288598134_1256077604_551637_3114490_n" alt="6654_1198288598134_1256077604_551637_3114490_n" src="http://news.sbngs.it/wp-content/gallery/venezia-fotografata-da-giovanna-lacedra/thumbs/thumbs_6654_1198288598134_1256077604_551637_3114490_n.jpg" width="100" height="75" />
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								<img title="6654_1198288638135_1256077604_551638_2455210_n" alt="6654_1198288638135_1256077604_551638_2455210_n" src="http://news.sbngs.it/wp-content/gallery/venezia-fotografata-da-giovanna-lacedra/thumbs/thumbs_6654_1198288638135_1256077604_551638_2455210_n.jpg" width="100" height="75" />
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<br />
</strong></em></p>
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		<title>Itinerari Treviso. Veneto, lungo la Strada del Vino</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 20:57:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucaferrari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tocco di terra. Il frutto che scaturisce dal suo ventre mentre si lascia coccolare dal sole e dalla pioggia. Il verde delle colline venete gioca con i tanti blu del cielo. Si rincorrono. Si amalgamano, e tutt’intorno una generazione contadina che non abbandona il proprio mondo. Che lo nutre. Vigna veneta di antico e nobile lignaggio.

Il mio viaggio nelle colline del Valdobbiadene Prosecco doc. inizia con una calorosa accoglienza da parte di Daniele Bressan, laureato enologo all’università di Udine, e titolare dell’omonima azienda (che produce vino da quattro generazioni), che ha sede nel cuore di questo territorio, denominato Costa d’Oro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Fitinerari-treviso-veneto-lungo-la-strada-del-vino%2F828"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-829" title="20090428182654" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/06/20090428182654.jpg" alt="20090428182654" width="350" height="199" />Tocco di terra. Il frutto che scaturisce dal suo ventre mentre si lascia coccolare dal sole e dalla pioggia. Il verde delle colline venete gioca con i tanti blu del cielo. Si rincorrono. Si amalgamano, e tutt’intorno una generazione contadina che non abbandona il proprio mondo. Che lo nutre. Vigna veneta di antico e nobile lignaggio.</p>
<p>Il mio viaggio nelle colline del Valdobbiadene Prosecco doc. inizia con una calorosa accoglienza da parte di <a href="http://www.proseccobressan.it/" target="_blank">Daniele Bressan</a>, laureato enologo all’università di Udine, e titolare dell’omonima azienda (che produce vino da quattro generazioni), che ha sede nel cuore di questo territorio, denominato Costa d’Oro.</p>
<p>Come in uno di quei film che tanto fanno sognare, eccomi immerso fra le colline del Prosecco Doc, che apprendo snodarsi nell’alta Marca trevigiana, lungo l’anfiteatro naturale che si apre tra Conegliano e Valdobbiadene (TV), a nord della provincia di Treviso. Un mondo di versanti ripidi alternati a dolci declivi, dove domina incontrastato il reticolo infinito dei vigneti.</p>
<p>La strada del vino, che si snoda tra codeste colline è la più vecchia d’Italia e offre al visitatore scenari unici, assieme ad una vasta possibilità di escursioni a musei, cantine storiche e castelli antichi, il tutto accompagnato da piatti tipici e vini eccellenti.</p>
<p>“In queste terre” mi confida il sig. Bressan, “tutto profuma di vino e di sapori buoni, figlio di una cultura enoica secolare che ha disegnato in profondità il paesaggio e l’animo di un’area tra le più incantevoli d’ Italia. La gente di qui ama le proprie radici. Ha mantenuto il gusto delle tradizioni e il piacere dell’ospitalità e dell’incontro”.</p>
<p>Il Prosecco è un po’ l’emblema della cultura di questo territorio (un po’ come il Chianti per la Toscana). Le sue origini si perdono in un passato lontano, ma il Prosecco ha disegnato in modo indelebile il profilo, il sapore e la vita stessa di queste terre.</p>
<p>Prodotto in tre tipologie (tranquillo, frizzante, spumante), il Prosecco Doc può essere degustato a tutto pasto, ma è particolarmente apprezzato con gli antipasti di pesce e i risotti e nella versione con le bollicine come aperitivo e in tutti i momenti della festa.</p>
<p>Senza farmi vedere, prendo una manciata di terra e la metto in tasca. Un gesto istintivo cui non chiedo spiegazioni. Guardo in una direzione e so che “dietro” i vigneti c’è Venezia. Guardo davanti loro, e ci sono le montagne Dolomiti. Ed io nel mezzo. Un precoce chicco d’uva mi lancia una generosa occhiata.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.ilreporter.com/" target="_blank">www.ilreporter.com</a></p>
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		<title>Dalla Terrazza del Palazzo del Cinema, si vedono nuovi orizzonti</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 20:40:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Salire in cima e guardare il mare. La brezza dell’Adriatico rinfresca la calura di una giornata estiva. Il Lido di Venezia prosegue sulla strada della riqualificazione. Dopo i progetti avviati del nuovo Palazzo del Cinema, la Porta d’Acqua e la risistemazione dei locali dell’ex-Ospedale al Mare, adesso è il turno della Terrazza del Palazzo del Cinema, inaugurata ieri mattina.

La Terrazza è stata recuperata con più intenti: dall’ampliare l’offerta di spazi per eventi di Venice Convention a garantire alla Biennale una nuova area esclusiva per il Festival del Cinema. L’apertura è stata il primo passo che porterà anche all’inaugurazione di un bar-ristorante aperto al pubblico e che offrirà la possibilità a tutti, nei momenti in cui la Terrazza non sarà prenotata per eventi, di godere di questa nuova location esclusiva al Lido di Venezia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Fdalla-terrazza-del-palazzo-del-cinema-si-vedono-nuovi-orizzonti%2F382"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-383" title="20090609180916" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/06/20090609180916.jpg" alt="20090609180916" width="350" height="263" /><em>Articolo di Luca Ferrari<br />
</em></p>
<p>Salire in cima e guardare il mare. La brezza dell’Adriatico rinfresca la calura di una giornata estiva. Il Lido di Venezia prosegue sulla strada della riqualificazione. Dopo i progetti avviati del nuovo Palazzo del Cinema, la Porta d’Acqua e la risistemazione dei locali dell’ex-Ospedale al Mare, adesso è il turno della Terrazza del Palazzo del Cinema, inaugurata ieri mattina.</p>
<p>La Terrazza è stata recuperata con più intenti: dall’ampliare l’offerta di spazi per eventi di Venice Convention a garantire alla Biennale una nuova area esclusiva per il Festival del Cinema. L’apertura è stata il primo passo che porterà anche all’inaugurazione di un bar-ristorante aperto al pubblico e che offrirà la possibilità a tutti, nei momenti in cui la Terrazza non sarà prenotata per eventi, di godere di questa nuova location esclusiva al Lido di Venezia.</p>
<p>“Nel corso del mio mandato” ha spiegato il presidente di Venice Convention, Roberto Magliocco, “ho sempre considerato come obbiettivo primario la manutenzione dei Palazzi e il recupero degli spazi non più utilizzati e destinati alla decadenza. Si pensi ad esempio al tunnel sotterraneo di collegamento tra il Palazzo del Cinema e il Palazzo del Casinò, che dopo gli importanti restauri, ospita gratuitamente mostre fotografiche di artisti locali e non”.</p>
<p>All’inaugurazione, sarebbe dovuto intervenire anche il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, che ha dovuto disdire all’ultimo per un funerale. Non ha mancato ad ogni modo di far pervenire un suo saluto, ribadendo il suo apprezzamento per la realizzazione del lavoro, nonostante la solita cronica carenza di risorse.</p>
<p>Venice Convention dunque, nonostante i disagi dovuti al cantiere per i lavori del nuovo Palazzo del Cinema, ha voluto lanciare un messaggio forte: quello di un antico e moderno che si riscoprono a vicenda. Gli antichi splendori dell’isola che si aggiornano in chiave moderna nell’era globalizata,.</p>
<p>Fra i moltissimi presenti alla cerimonia d’inaugurazione, il presidente dell’Aval, Flavio Carraro, il presidente dell’Associazione Vivere il Lido, Antonio De Martino, il consigliere alle politiche culturali/sportive/ricreative della Municipalità del Lido/Pellestrina, Stefano Stipitivich, il vice-presidente della Municipalità del Lido, Angelo Ghezzo e gli assessori del Comune di Venezia, Laura Fincato (pianificazione territoriale) e Anna Miraglia (politiche educative).</p>
<p>In chiusura di presentazione, il presidente Magliocco ha voluto ringraziare, oltre alla storica Daniela Milani, che contribuisce con la sua professionalità a organizzare incontri culturali per far conoscere il ricco patrimonio dei Palazzi, anche il personale di Venice Convention, grazie al cui impegno di improvvisati giardinieri e facchini, ha permesso che l’inaugurazione non fosse slittata di alcuni giorni.</p>
<p>Mi sto per avviare, e mentre vedo i tanti invitati dirigersi verso il rinfresco, vado in direzione opposta, e mi affido alle correnti di cui non so distinguere i nomi…mi rivedo un momento a contemplare la tempesta che si tiene a distanza…dalla terrazza, viene voglia di volare per poi planare verso il mare…e non esiste zattera che mi farebbe dubitare della sua dolcezza.</p>
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		<title>Golfo di Orosei: mare, pesci, piscine. Un paradiso da vivere ad occhi aperti</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 20:01:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il luogo scelto è stato Porto Ottiolu (vicino a San Teodoro), un piccolo paese carinissimo sul mare a 30 km da Olbia, da qui potevo visitare le zone più belle della Sardegna settentrionale come la Costa Smeralda, l'isola della Maddalena, la Barbagia nel Gennargentu e il Golfo di Orosei dove ho trascorso la giornata più bella della mia vacanza.
Per vistare il golfo di Orosei, avevo due possibilità: una con una vera e propria nave da 300 posti a 30 euro e l'altra con un gommone da massimo 12 persone a 40 euro; ovviamente la mia scelta era già stata fatta: gommone.
Il porto di partenza (Cala Gonone) lo abbiamo raggiunto in auto in 1 h e 30 minuti su strade scorrevoli (supertrada Olbia-Nuoro) e in attesa della partenza abbiamo visitato il paese, molto carino e molto turistico viste le meraviglie dei dintorni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Fgolfo-di-orosei-mare-pesci-piscine-un-paradiso-da-vivere-ad-occhi-aperti%2F242"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
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<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-244" title="200809042337091" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/06/200809042337091.jpg" alt="200809042337091" width="350" height="263" />Ad Aprile ho iniziato ad organizzare le mie vacanze per l&#8217;estate. All&#8217;inizio ero intenzionato a visitare luoghi come le Canarie, la Tunisia o il Marocco ma parlando con un mio amico &#8220;viaggiatore&#8221; mi ha fatto cambiare idea consigliandomi luoghi dell&#8217;Italia, in particolare mi ha consigliato la <strong>Sardegna settentrionale</strong>, molto comoda da raggiungere in traghetto. Così grazie ad internet, ho iniziato a cercare le migliori offerte che mi portassero tramite nave a destinazione e ad un appartamento a prezzi &#8220;abbordabili&#8221;. Da dove abito (Ferrara) avevo due alternative per l&#8217;imbarco: Livorno e Civitavecchia, la migliore offerta l&#8217;ho trovata sul sito della <a href="http://www.snav.it/" target="_blank">SNAV</a> (280 euro andata/ritorno per due persone inclusa l&#8217;auto) con partenza da Civitavecchia (ahime 5 ore di viaggio in auto).</p>
<p>Sono partito il 15 di agosto -periodo assurdo per fare una vacanza in pieno relax, anche se poi mi sono ricreduto-, mi sono imbarcato per le 22 e ho impiegato tutta la notte per arrivare a destinazione (Olbia). Il viaggio in traghetto è stato pesante perchè senza esperienza ho acquistato due biglietti con poltrona, scomodissima per cercare di dormire, con persone che russano, bambini che piangono, ecc, ecc. Dopo questo viaggio consiglio vivamente la cuccetta acquistabile a poche decine di euro in più, per far trascorrere il più velocemente possibile la notte e per arrivare riposati a destinazione.<br />
Il luogo scelto è stato Porto Ottiolu (vicino a San Teodoro), un piccolo paese carinissimo sul mare a 30 km da Olbia, da qui potevo visitare le zone più belle della Sardegna settentrionale come la <strong>Costa Smeralda, l&#8217;isola della Maddalena, la Barbagia nel Gennargentu e il Golfo di Orosei dove ho trascorso la giornata più bella della mia vacanza</strong>.<img class="alignleft size-full wp-image-245" title="20080904234405" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/06/20080904234405.jpg" alt="20080904234405" width="350" height="263" /></p>
<p>Per vistare il <a href="http://www.golfodiorosei.net/" target="_blank">golfo di Orosei</a>, avevo due possibilità: una con una vera e propria nave da 300 posti a 30 euro e l&#8217;altra con un gommone da massimo 12 persone a 40 euro; ovviamente la mia scelta era già stata fatta: gommone.<br />
<strong>Il porto di partenza (Cala Gonone)</strong> lo abbiamo raggiunto in auto in 1 h e 30 minuti su strade scorrevoli (supertrada Olbia-Nuoro) e in attesa della partenza abbiamo visitato il paese, molto carino e molto turistico viste le meraviglie dei dintorni.<br />
Alle 10 siamo partiti con altri 8 passeggeri e da subito ho potuto notare un mare brillante e purissimo dove a 40 metri si poteva vedere nitidamente il fondale, tra coste rocciose disegnate dal vento e dal mare e tra pesci che scorrevano attorno alla nostra imbarcazione; la gita in gommone è veramente stupenda, con il vento che soffia sul viso, che rinfresca dal sole cocente, con gli schizzi del mare che arrivano sul corpo, che ti rinfrescano e che ti fanno assaporare l&#8217;odore che solo il miracolo della natura poteva creare.<br />
La guida era molto competente e ad ogni caletta si fermava per spiegarne le caratteristiche e per farci fotografare le particolarità delle spiaggie e delle roccie erose dal vento che le fanno diventare delle vere e proprie sculture naturali, diverse tra loro, originali che con l&#8217;aiuto dell&#8217;immaginazione ricordano sempre qualche forma reale.<br />
Durante il nostro tragitto abbiamo visitato tantissime calette raggiungibili solo in gommone o a piedi (finalmente luoghi incontaminati dove le auto non arrivano), piccole spiagge con sabbia fine e di colori diversi, ognuna originale e diversa dall&#8217;altra. Abbiamo effettuatto 3 vere e proprie soste per farci un bel bagno e per nuotare con la maschera insieme ai pesci: <strong>Cala Biriola</strong> quella che ho ritenuto essere la migliore del tragitto, <strong>Cala Gabbiani</strong> dove ci siamo fermati a pranzare al sacco e <strong>Cala Luna</strong> molto bella per le rocce che la contornano ma troppo turistica a causa delle navi da 300 passeggeri ogni volta che sbarcano.<br />
Al ritorno, la guida ci ha fermato alle <strong>piscine di Venere</strong>, chiamate in questo modo perchè sono realmente delle piscine giganti con 40 metri di profondità, con mare brillante e puro e con tanti pesci diversi ra loro; qui ci siamo tuffati con la maschera ed abbiamo nuotato con centinaia di pesci che ci giravano attorno senza troppo timore.<br />
Siamo poi risaliti in gommone e siamo stati condotti alle <strong>grotte del Bue Marino</strong>, vero e proprio luogo che ti lascia senza fiato.</p>
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<p>Degna di nota la spiegazione del nome e delle caratteristiche di queste grotte.</p>
<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-246" title="20080904234821" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/06/20080904234821.jpg" alt="20080904234821" width="350" height="263" />Le grotte del Bue Marino prendono il nome dall&#8217;appellativo in sardo della foca monaca, il simpatico e raro mammifero che fino agli anni &#8216;80 le frequentava.<br />
Già dagli anni cinquanta le grotte sono state aperte alle visite del pubblico, grazie alla lungimiranza degli amministratori comunali dell&#8217;epoca e all&#8217;intraprendenza di alcuni operatori turistici che, con le loro piccole imbarcazioni hanno fatto scoprire queste meraviglie della natura ai primi turisti della località balneare.<br />
Sono raggiungibili via mare dal porto di Cala Gonone, con una escursione di circa trenta minuti, grazie ad un moderno servizio di trasporti.<br />
Lungo il tragitto marino si ammirano le imponenti falesie calcaree che si tuffano nelle trasparenti e cristalline acque del golfo che colpiscono ed incantano anche il visitatore più distratto.<br />
Si resta estasiati davanti al maestoso ingresso a cui si accede comodamente grazie ad un pontile in legno.<br />
L&#8217;antro è formato da due diramazioni principali: il ramo Nord ormai fossile perché al suo interno è cessata l&#8217;attività carsica ed il ramo Sud ancora attivo grazie allo scorrere di un fiume sotterraneo. Il primo particolare che le guide illustrano agli ospiti sono i Graffiti del neolitico, una serie di figure umane che danzano intorno a bassorilievi interpretati come dischi solari.<br />
Attualmente la visita si effettua nel ramo Sud, lungo il percorso turistico si notano le particolari stalagmiti e stalattiti dalle diverse tonalità che grazie ai giochi di luce favoriscono particolari cromatismi di rara bellezza.<br />
Accentuati dalla limpidezza delle acque del suggestivo lago salato (oltre 1 Km di superficie, tra i più ampi del mondo).<br />
Particolarmente interessanti i numerosi fossili, tra cui ricordiamo le ostriche, che abbelliscono ulteriormente la passeggiata di circa trenta minuti che si conclude nella spiaggia delle foche: un incantevole fazzoletto di sabbia inserito in un gigantesco salone dove fino a ualche anno fa la foca monaca metteva al mondo i suoi cuccioli.<br />
In questa parte terminale dell&#8217;itinerario le acque dolci dei fiumi sotterranei si miscelano con quelle salate del mare. Qui finisce il giro turistico ma ben altre meraviglie si celano agli occhi dei visitatori.<br />
Meraviglie che si susseguono per chilometri all&#8217;interno del massiccio del Supramonte marino, visitabili solo da speleologi subacquei esperti e preparati, che raccontano di decine di sifoni e di ambienti da favola.<br />
Altrettanto interessante e suggestivo e il ramo Nord della grotta, visitabile solo con autorizzazione, dove ci si può specchiare nelle limpide acque del laghetto smeraldo o stupirsi alla vista delle particolari concrezioni della sala dei candelabri.</em></p>
<p>Usciti estasiati dalle grotte, la guida ci ha ricondotto a Cala Gonone dove con un po&#8217; di tristezza e nostalgia abbiamo ripreso l&#8217;auto e siamo ritornati alla meta base della nostra vacanza: Porto Ottiolu.</p>
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