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	<title>News Turismo, Sport, Arte, Spettacolo - Sbn G.S. &#187; Visita l&#8217;Italia</title>
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	<description>IL PORTALE DEGLI EVENTI E DELL&#039;INFORMAZIONE</description>
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		<title>Palazzo Zabarella, il palazzo storico nel centro di Padova</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jan 2011 19:47:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni1951</dc:creator>
				<category><![CDATA[Veneto (palazzi)]]></category>
		<category><![CDATA[fondazione bano]]></category>
		<category><![CDATA[Padova]]></category>
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		<description><![CDATA[Una casa simbolo e la sua lunga storia
La storia di Palazzo Zabarella corre in parallelo con la storia della città sin dall’VIII secolo a.C.Una casa simbolo e la sua lunga storia
La storia di Palazzo Zabarella corre in parallelo con la storia della città sin dall’VIII secolo a.C.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Fpalazzo-zabarella-il-palazzo-storico-nel-centro-di-padova%2F2866"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
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</p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><img class="alignleft size-medium wp-image-2868" title="palazzo-zabarella-padova" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2011/01/palazzo-zabarella-padova-227x300.jpg" alt="palazzo-zabarella-padova" width="227" height="300" />Palazzo Zabarella, un palazzo storico nel  centro di Padova</em></span></p>
<p><strong><em>Una casa simbolo e la sua lunga storia</em></strong><br />
La storia di Palazzo  Zabarella corre in parallelo con la storia della città sin dall’VIII secolo  a.C.</p>
<p>L’area in cui sorge è ricca di testimonianze di epoca romana, mentre  il nucleo medievale della costruzione, che include la torre e il corpo centrale,  è databile tra il XII e il XIII secolo. Con il passare dei secoli ne rimane  sostanzialmente immutata l’organizzazione interna, mentre la facciata diviene  oggetto di numerose trasformazioni che adeguano via via il palazzo agli stili  del tempo.</p>
<p>L’architetto Danieletti e i pittori Borsato ed Hayez lasciano  su di esso i segni più importanti.<br />
Il 5 ottobre 1996, dopo quasi dieci anni  di attento restauro e scavi archeologici, il complesso di Palazzo Zabarella  riprende vita, ricoprendo nuovamente le funzioni che lo contraddistinguevano in  epoca medievale, ovvero luogo di rappresentanza il palazzo, sedi di attività  commerciali le adiacenze.</p>
<p><a href="http://www.sbngs.it/italia/turismo--redazionali/palazzi-storici-padova-palazzo-zabarella-situato-nella-omonima-via-in-centro-a-padova/9909" target="_blank"><strong><em>Prosegui&gt;&gt;&gt;&gt;</em></strong></a></p>
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		<item>
		<title>Fortezza San Giovanni Battista a Firenze ora Fortezza da Basso</title>
		<link>http://news.sbngs.it/articolo-news/fortezza-san-giovanni-battista-a-firenze-ora-fortezza-da-basso/1946</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 13:52:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Toscana (castelli)]]></category>
		<category><![CDATA[fiere firenze]]></category>
		<category><![CDATA[firenze]]></category>
		<category><![CDATA[fortezza da basso]]></category>
		<category><![CDATA[san giovanni battista]]></category>

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		<description><![CDATA[La Fortezza da Basso, il cui nome ufficiale è Fortezza di San Giovanni Battista, è la maggiore opera di fortificazione alla moderna inserita nelle mura trecentesche di Firenze.

Circondata dai viali di Circonvallazione e rientrante dei complessi espositivi di Firenze Fiera, oggi è sede di numerosi convegni, meeting, concerti ed iniziative nazionali ed internazionali.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Ffortezza-san-giovanni-battista-a-firenze-ora-fortezza-da-basso%2F1946"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
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<br />
-<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-1945" title="800px-Fotezza_da_basso_10" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/10/800px-Fotezza_da_basso_101-300x225.jpg" alt="800px-Fotezza_da_basso_10" width="300" height="225" /></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em>Fortezza da Basso a  Firenze</em></span></p>
<p>La Fortezza da Basso, il cui nome ufficiale è Fortezza  di San Giovanni Battista, è la maggiore opera di fortificazione alla moderna  inserita nelle mura trecentesche di Firenze.</p>
<p>Circondata dai viali di  Circonvallazione e rientrante dei complessi espositivi di Firenze Fiera, oggi è  sede di numerosi convegni, meeting, concerti ed iniziative nazionali ed  internazionali.<br />
<strong><br />
Storia e architettura</strong><br />
Nata con il nome di  Castello Alessandria, fu costruita da Pier Francesco da Viterbo e Antonio da  Sangallo il Giovane tra il 1534 ed il 1537 per ordine di Alessandro de&#8217; Medici,  posto al governo di Firenze dallo zio Giovanni dei Medici, Papa Clemente VII,  che esercitava il vero potere. Nel maggio del 1533 iniziarono gli scavi  sovrintesi dal celebre condottiero Alessandro Vitelli e dall&#8217;architetto Pier  Francesco Florenzuoli da Viterbo. Il 15 luglio del 1534 fu posta la prima pietra  e nel dicembre dello stesso anno i lavori delle opere di fortificazione furono  ultimati nella gran parte. La gigantesca fortezza , di forma pentagonale, fu  realizzata con grandezza di mezzi e rapidità per assicurare il controllo della  città ai Medici, appena rientrativi dopo l&#8217;Assedio di Firenze, di fornire  alloggio ad un forte contingente di truppe, nonché rifugio ai governanti in caso  di rivolta, ma anche di impressionare e intimorire i fiorentini con la sua  massa. Per accentuare questa impressione il lato rivolto verso la città fu  dotato, da Antonio da Sangallo, di un aspetto monumentale. Il ruolo militare  della Fortezza fu mantenuto anche in epoca lorenese, quando furono costruiti  altri fabbricati di interesse architettonico ed ambientale come la palazzina per  gli ufficiali ed un teatrino.</p>
<p>Al momento della demolizione delle mura  trecentesche, durante il periodo di Firenze capitale d&#8217;Italia, la fortezza  rimase isolata e i suoi fossati furono livellati, portando all&#8217;interramento  della maggior parte delle muraglie.</p>
<p>La Fortezza, che come molte altre  strutture simili non fu mai utilizzata, rimase affidata al Demanio Militare fino  al 1967. Negli ultimi anni fu individuata come sede del Polo Fieristico  Fiorentino; di conseguenza fu intrapresa una lunga opera di restauro e  adeguamento (non ancora conclusa) che portò alla demolizione di strutture di  servizio costruite durante l’uso della fortezza come caserma. Grazie a questi  lavori oggi è possibile vedere la trecentesca Porta a Faenza, e seguire l&#8217;antico  corso del Mugnone, torrente che scorreva nei fossati della città; visitare  l’interno del Mastio e alcune altre strutture di un certo interesse, come la  polveriera.</p>
<p>Per ospitare le manifestazioni di Firenze Fiera sono stati  costruiti due nuovi padiglioni espositivi, detti, dal nome del progettista,  rispettivamente Padiglione Spadolini (Pierluigi Spadolini, inaugurato nel 1977)  e Padiglione Cavaniglia(1996). Essi sono strutture di notevole interesse, tra i  pochi esempi di architettura contemporanea nel centro di Firenze. All&#8217;interno  della Fortezza è ospitata una delle sedi dell&#8217; Opificio delle pietre dure con  numerosi Laboratori scientifici e di restauro.</p>
<p>Nei giardini della  prospiciente Villa Contini Bonacossi è stato realizzato il Palazzo dei Congressi  di Firenze.<br />
Poiché la fortificazione sorgeva in una pianura, secondo i canoni  dell&#8217;architettura militare del tempo avrebbe dovuto avere pianta regolare con  bastioni pienamente sviluppati, identici fra loro e dotati di  orecchioni.</p>
<p>Fu invece scelta una pianta a pentagono irregolare per  innestare il lato di base nelle mura arnolfiane preesistenti; al centro di  questo lato, il più lungo, fu costruito il cosiddetto, mastio, una struttura  estremamente originale che ingloba l&#8217;antica Porta Faenza. In realtà si tratta di  una piattaforma cioè una sorta di mini bastione inventato proprio da Antonio da  Sangallo per interrompere cortine troppo lunghe e garantire il tiro radente  delle artiglierie.</p>
<p>La struttura era quindi di tipo misto, con la parte  rivolta verso l&#8217;esterno pienamente sviluppata e regolare, mentre verso la città  prevalse la necessità di non invadere troppo spazio all’interno delle mura. Una  pianta simile può essere ritrovata nella (non più esistente) cittadella di  Piacenza, anch&#8217;essa tracciata da Pier Francesco da Viterbo.</p>
<p>Mentre  cortina e Bastioni furono costruite con economici mattoni (che incidentalmente  erano meglio in grado di assorbire i colpi di artiglieria) il Mastio fu  edificato in pietra forte, e le pareti furono scolpite con un motivo decorativo  a palle, allusive dello stemma mediceo, e diamanti; simili partiti decorativi  erano comuni nel rinascimento (si pensi al Palazzo dei Diamanti a Ferrara) ma  non furono mai più utilizzati in questa scala in un&#8217;opera militare. All&#8217;interno  della Piattaforma si può oggi visitare la sala ottagonale, dotata di una  straordinaria volta in mattoni a spina di pesce, che faceva parte del percorso  d’accesso monumentale della fortezza. Alcuni disegni acquerellati superstiti  delle varie fasi della progettazione sono considerati tra i più bei disegni di  Antonio.</p>
<p>Fonte: Wikipedia</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fortezza_da_Basso" target="_blank"><strong>Approfondisci su Wikipedia</strong></a></p>

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		<title>Tra mare, arte e cultura&#8230; lo stupore porta il nome di Cefalu.</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Aug 2009 15:52:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicilia (itinerari)]]></category>
		<category><![CDATA[cefalù]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Lacedra]]></category>
		<category><![CDATA[itinerari sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[luoghi da visitare]]></category>
		<category><![CDATA[palermo]]></category>

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		<description><![CDATA[Un caratteristico centro urbano della provincia palermitana, non soltanto noto come ambita meta turistica balneare, ma anche come uno dei 15 comuni che costituiscono il celebre Parco delle Madonie (da qualche anno incluso nel Club dei Borghi più belli d’Italia), un seducente bene ambientale, culturale e artistico, constante di una splendida natura disseminata di chiesette rupestri, masserie e antichi mulini.
Dietro l’incanto delle trasparenti acque, 
dietro ad un accogliente e curatissimo lungomare, 
dietro alle più confortevoli strutture alberghiere e ai più accattivanti villaggi turistici, 
quindi, la cittadina nasconde un passato storico-artistico di notevole e fascinosa rilevanza.
C’è la storia. Sì. 
Una storia antica, ricca e riccamente testimoniata da edifici e monumenti.
Il primo, risalente agli esordi del centro, è proprio un santuario megalitico di epoca pre-ellenica, risalente intorno al IX secolo e posizionato sulla rupe che sovrasta l'abitato. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Ftra-mare-arte-e-cultura-lo-stupore-porta-il-nome-di-cefalu%2F1686"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
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<div id="attachment_1687" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1687" title="20090824001818" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/08/20090824001818-300x224.jpg" alt="Cefalù, panorama" width="300" height="224" /><p class="wp-caption-text">Cefalù, panorama</p></div>
<p><strong><em>Articolo di Giovanna Lacedra</em></strong></p>
<p>A <strong>Cefalù </strong>c’è il mare.<br />
Un lenzuolo d’acqua trasparente .<br />
Il mare.<br />
Una  morbida danza d’acqua mai uguale a se stessa.<br />
Mutevole, ondoso,  informe.<br />
Il mare agli occhi si spalanca. Puro, intenso e sterminato.<br />
Ti  avvicina, ti amalgama… ti spinge nella leggerezza.<br />
E poi c’è la terra, a  disegnare un delicato limite con le sue rigidità.<br />
Ci sono le perpendicolarità  di una città che sullo sfondo nasce,<br />
sale, e si accumula,<br />
tracciando se  stessa nello spazio di un cielo terso.</p>
<p>-</p>
<p>A Cefalù c’è il sole,<br />
che al  tramonto schiaffeggia le superfici piane,<br />
gli spigoli, i tetti del centro  urbano,<br />
scivolando piano<br />
come un biscotto all’arancia nella tazza  immensa del mare.<br />
C’è un sole che da spettacolo.<br />
E che si lascia ammirare  da bagnanti dell’ultima ora,<br />
e bambini che rapiti dall’inganno affondano la  paletta nella sabbia umida,<br />
capovolgono il secchiello pieno d’acqua,<br />
abbandonano per qualche istante i lavori in corso per il loro castello…<br />
e corrono a riva, gridando ammaliati<br />
“mamma corri, mammaaaa!…il sole sta  andando a dormire nel mare!”.<br />
Ecco.<br />
È questo il dolce e caldo miracolo di  ogni sera.</p>
<p>Ma Cefalù non è soltanto la spietata bellezza dei suoi  tramonti;<br />
non è soltanto la trasparenza disarmante di un mare<br />
che  sfavilla ai colpi di un sole incandescente.<br />
No. Non è tutto qui,  semplicemente.<br />
Cefalù è anche storia.<br />
E cultura.<br />
E arte.<br />
Un  caratteristico centro urbano della provincia palermitana, non soltanto noto come  ambita meta turistica balneare, ma anche come uno dei 15 comuni che  costituiscono il celebre Parco delle Madonie (da qualche anno incluso nel Club  dei Borghi più belli d’Italia), un seducente bene ambientale, culturale e  artistico, constante di una splendida natura disseminata di chiesette rupestri,  masserie e antichi mulini.<br />
Dietro l’incanto delle trasparenti acque,<br />
dietro ad un accogliente e curatissimo lungomare,<br />
dietro alle più  confortevoli strutture alberghiere e ai più accattivanti villaggi turistici,<br />
quindi, la cittadina nasconde un passato storico-artistico di notevole e  fascinosa rilevanza.<br />
C’è la storia. Sì.<br />
Una storia antica, ricca e  riccamente testimoniata da edifici e monumenti.<br />
Il primo, risalente agli  esordi del centro, è proprio un santuario megalitico di epoca pre-ellenica,  risalente intorno al IX secolo e posizionato sulla rupe che sovrasta l&#8217;abitato.<br />
Un santuario chiamato Tempio di Diana.<br />
Ma l’ antica Kefaloidion, nacque  come colonia greca.</p>
<p>Sorse nel V secolo a.C attorno ad una imponente  rocca avente ruolo difensivo, e venne battezzata dai greci con il nome di  Kefaloidion, da Kefa o kefalé, ovvero &#8220;testa, capo&#8221;.<br />
Tale nome fu  probabilmente scelto in riferimento al suo promontorio.<br />
Ma ancora oggi è  possibile ammirare i resti di quella Rocca, percorrendo un sentiero in salita,<br />
fatto di gradini sempre più ripidi…<br />
Un sentiero che si snoda tra fichi  d’india…<br />
Un sentiero che si avvita al promontorio…<br />
E mentre la vetta si  avvicina, il mare s’allontana, spalmandosi laggiù…<br />
come una larga pennellata  blu .</p>
<p>Kephaloidion aveva contatti con i centri ellenistici dell&#8217;isola, e  la sua storia è stata abilmente ricostruita dagli archeologi. Durante le  campagne di scavo, infatti, sono stati rinvenuti frammenti di utensili e oggetti  di uso domestico poi conservati ed esposti nel noto Museo Madralisca.<br />
Dopo i  greci furono i romani ad impossessarsene, dandole il nome latino di Cephaloedium  e fornendole il tipico assetto urbanistico a scacchiera, con gli assi viari  principali, cardo e decumano, ortogonali e le vie secondarie in essi confluenti.<br />
Durante la colonizzazione romana, e in particolar modo al tempo di Augusto,  Cephaloedium divenne una città stipendiaria. Si sviluppò lungo le coste, e fu  infine racchiusa da una cinta muraria ancora oggi ben conservata.<br />
Ma quando  l’Impero Romano d’Occidente crollò, anche Cephaloedium andò in rovina, e della  parte di città che sorgeva lungo la costa non rimase in piedi nulla.<br />
Venne  costruito un nuovo sito urbano,all’interno di quella stessa Rocca, che ne  conserva infatti tracce ( forni, cisterne, mura merlate).<br />
Arrivò poi l’anno  848. E con esso arrivarono gli Arabi, che la ribattezzano col nome di Gafludi,  integrandola nell’emirato di Palermo.<br />
Nel 1063, la città di Gafludi venne  liberata dall’assedio arabo. A svincolarla furono i Normanni, capeggiati da  Ruggero II, il quale riportò l’abitato lungo la costa, e soprattutto fece  edificare una vera cattedrale rappresentativa della città.<br />
È così che nasce  il meraviglioso Duomo di Cefalù, un elegante edificio in stile romanico, che con  le sue due splendide torri troneggia sul mare.<br />
Per ammirarlo e visitarlo è  sufficiente discostarsi dal lungomare, attraversare la strada quando si è nei  pressi del molo e avventurarsi in quel groviglio di stradine dall’assetto  medievale che porta nella piazza antecedente ad esso.<br />
Più precisamente vi si  può giungere percorrendo corso Vittorio Emanuele .<br />
Ma prima di raggiungere la  mirabile Cattedrale romanica, è possibile respirare la più semplice quotidianità  dei suoi tempi in un luogo, sito sempre nella medesima via, che vedeva come  assolute protagoniste del suo spazio, le donne.<br />
Si tratta del caratteristico  Lavatoio Medievale, un graziosissimo complesso di vasche, al quale si accede  scendendo una scalinata in pietra lavica. Queste vasche, dalla forma squadrata e  regolare, si aprono in un pavimento visibilmente levigato dal tempo. L’acqua che  le riempie scorre da ben ventidue bocche di ghisa, di cui quindici a forma di  testa leonina, disposte a sinistra, lungo pareti voltate a botte.<br />
Ma  quest’acqua non resta qui. Finisce nel mare. E lo fa attraverso un piccolissimo  antro che si apre a destra della scalinata.<br />
Basta chiudere gli occhi un  istante e ignorare il chiasso della folla turistica, per ritrovarsi di colpo di  fronte ad un gruppo di donne intente a lavare la biancheria.<br />
Le immagino  opulente, sorridenti .<br />
Le sento parlottare e ridere, mentre si chinano a  strofinare i panni su quegli appoggi ancora oggi visibili.</p>
<p>Poi…  lasciandosi alle spalle il lavatoio e continuando a camminare tra negozietti di  cartoline e souvenir, gelaterie e agenzie viaggi che propongono escursioni a  Taormina, sull’Etna, ad Agrigento, sulle Isole Eolie… si giunge finalmente in  una piazza rettangolare, arredata da alte palme e tavolini; tutta sviluppata in  salita.<br />
In cima a questa salita, una larga rampa di scale, ricostruita nel  1851, conduce alla straordinaria Cattedrale.<br />
La leggenda narra che Ruggero II  si salvò miracolosamente da una tremenda tempesta, approdando sulle spiagge di  Cefalù, e così in voto al Santissimo Salvatore, decise di edificare una chiesa  maestosa.<br />
In realtà le cose non andarono esattamente così.<br />
Le motivazioni  furono sicuramente di natura politico-militare, ma ad ogni modo resta il fatto  che in data 7 Giugno del 1131, giorno delle Pentecoste, alla presenza di Ugone  arcivescovo di Messina, fu posata la prima pietra per la costruzione di questa  sontuosa Basilica.<br />
Il Duomo di Cefalù è insieme a quello di Monreale, emblema  di quella fusione tra gusto arabo e stile bizantino, che caratterizza e  distingue il Romanico Siciliano.<br />
Ma se il Duomo di Monreale è stato  costruito secondo un tradizionale e solenne schema basilicale, per la Cattedrale  di Cefalù, invece, all’originario impianto a tre navate con transetto rialzato,  tipicamente lombardo, si è preferito un modello ben più grandioso, di presunta  origine nordica e sostanzialmente teso ad elevare l’altezza della chiesa.<br />
In  questa cattedrale che si affaccia sul mare, con la sua elegante facciata  incastonata tra due possenti torrioni a copertura piramidale, si fondono stilemi  nordici e orientali, latini e bizantini.<br />
L’edificio è dunque un vero e  proprio matrimonio di stili.<br />
La facciata, preceduta da un piccolo portico a  tre archi, fu realizzata nel 1240 da un certo Giovanni Panettera. Appare  decorata da una doppia fila di archetti su colonnine, e apre il varco al  visitatore attraverso un unico portale centrale, spettacolarmente decorato.<br />
Entrando risulta immediatamente leggibile l’impianto a croce latina e la  suddivisione dello spazio in tre navate con zona presbiteriale sopraelevata, ma  l’azzardo sta proprio nella nuova ricerca di uno slancio verso l’alto, dato  dall’utilizzo di archi a sesto acuto.<br />
Le navate della Basilica risultano  inoltre suddivise da magnifiche colonne in granito, precisamente otto per lato,  e la copertura è stata realizzata a capriate, con travi lignee conservate in  ottimo stato.<br />
L’eleganza, la chiarezza, la linearità, la spaziosità.<br />
Tutto  aiuta lo sguardo a scorrere sino alle due possenti colonne che sorreggono l&#8217;arco  trionfale, passando dalla navata centrale al transetto, e precipitando infine  nel fulcro centrale di questa splendida Cattedrale: il favoloso mosaico del  catino absidale, che accoglie &#8211; come avviene anche per il Duomo di Monreale -,  la rappresentazione iconografica del Cristo Giudice e Benedicente, il quale, con  la mano destra regge il Vangelo, mentre con la sinistra sollevata, chiusa a  pugno ma con indice e medio alzati, benedice i fedeli.<br />
È il Cristo  Pantocratore, che si staglia su un preziosissimo fondo musivo color oro. L’oro  nel Medioevo era considerato la quintessenza della trascendenza, dimensione  della spiritualità secondo. E tutta questa luce sembra enfatizzare il messaggio  del Vangelo che Egli stesso reca in mano, e che dice: &#8220;Cristo è la luce del  mondo&#8221;.<br />
Le intense campiture cromatiche con le quali sono stati dipinti  diversi temi biblici sulle ampie vetrate, risultano essere invece di recente  realizzazione: sono state eseguite intorno al 1990 dall&#8217;artista Michele  Canzoneri.</p>
<p>Uscendo dal Duomo e scendendo la gradinata a sinistra, è  possibile accedere al Chiostro del XII secolo d. C..<br />
Un chiostro a pianta  quadrata e per tre lati circondato da un portico a colonne binate, che purtroppo  non presenta più la struttura originaria, poiché nel XVI secolo fu colpito da  incendio alquanto distruttivo. Sono stati molti gli interventi di restauro  attivati, ma la sola zona da considerarsi originale è quella relativa all’ala  meridionale.<br />
Visitando il Chiostro si viene colpiti dalla particolarità  decorativa dei capitelli: questi infatti riportano decorazioni tra le più  tipiche della tradizione scultorea medievale Siciliana.</p>
<p>Proprio di fronte  al Duomo, poi, si apre una viuzza stretta e lunga: via Madralisca, in cui è  ubicata la sede della Biblioteca e del celebre, omonimo, Museo.<br />
Un Museo nato  dalla collezione del barone Enrico Piratino di Madralisca, e che ha acquisito  notorietà in quanto conserva il famoso “Ritratto di Ignoto” di Antonello da  Messina, un olio su tavola misurante cm 31 x 24 e risalente al 1430.</p>
<p>In  realtà il Museo è ben più ricco di quanto si creda.<br />
Nella prima sala è già  possibile imbattersi in uno dei nomi più risonanti della pittura seicentesca: il  Borgognone, presente qui con una scena di battaglia.<br />
Le nature morte della  seicentesca scuola napoletana sono diverse, e ritraggono fiori, pulcini,  chiocce, crostacei.<br />
Nella seconda sala ci sono tavole riportanti icone  religiose di gusto medievale, ma appartenenti alla scuola siculo-greca del XVI  secolo. Una madonna con bambino, a d esempio, appare snodare il suo contorno  nell’eleganza di una linea sinuosa che fa immediatamente pensare al senese  Duccio da Buoninsegna.<br />
Della scuola tedesca troviamo una Crocifissione del XV  secolo, sul cui sfondo è stato meticolosamente dipinto un paesaggio.<br />
Nella  terza sala, invece, una meravigliosa Sibilla, ritratta a mezzo busto, ci  sorprende. È l’opera di un pittore laziale anonimo, risalente al XVI secolo. La  donna emerge fulgida da uno sfondo scuro, quasi precaravaggesco, e si concentra  nella lettura, seguendo con l’indice della mano destra, le parole messe in fila  sulla pagina del libro.<br />
La pittura di genere Settecentesca è presente qui  con un’opera attribuita al napoletano Gaspare Traversi: “Vecchia con brocca e  prosciutto”.<br />
Accanto a questa un “Suonatore di Putiputi” attribuita ad un  altro napoletano, Francesco De Maria.<br />
Una maestosa “Incredulità di San  Tommaso”, purtroppo amputata dal tempo &#8211; poiché mancano veri e propri frammenti  di pellicola pittorica &#8211; è invece stata attribuita al messinese Alonzo Rodriguez  e datata 1578. In quest’opera San Tommaso è ritratto nell’atto di chinarsi verso  il petto di Gesù, per toccare col dito alla sua piaga.<br />
Di Johannes De Natta è  invece un mirabile Cristo Giudice, anch’esso riportante purtroppo ampie lacune  di pellicola pittorica non renintegrata. L’opera risale alla prima metà del XVI  secolo.<br />
E più avanti…sullo sfondo di un paesaggio buio, alcune pie donne  curano le ferite di un San Sebastiano giacente in ginocchio, con la gamba destra  protesa in avanti e la testa reclinata all’indietro. Una di loro si avvicina per  medicargli una ferita sul petto, quando un cherubino si affaccia da destra. È  l’opera attribuita a Pietro Novelli. E fatta risalire al XVII secolo.<br />
Anche  il vedutismo veneto è presente qui, al Museo Madralisca, con una impeccabile  Piazza San Marco, di autore sconosciuto..</p>
<p>Ma è nella sala numero 4, dalle  pareti nere e della strategica illuminazione che ci attende l’opera tanto  acclamata, di Antonello Da Messina. Ritratto d’Ignoto.<br />
Un’opera esemplare ed  esemplificativa del percorso artistico del maestro, tra virtuosismo lenticolare  fiammingo e razionalità prospettica.<br />
Antonello fu un celebre innovatore  nell’ambito della ritrattistica rinascimentale.<br />
Ritratti psicologici, così  vengono definiti i suoi primi piani di uomini colti in una posa a tre quarti,  abilmente studiata per attuare quell’indagine della personalità del soggetto,  che è sua cifra stilistica.<br />
L’ironia sottile di quel sorriso, l’intensità di  quello sguardo, la cura del dettaglio anatomico, fanno di questo dipinto di  piccole dimensioni uno dei ritratti più celebri della storia  dell’arte.</p>
<p>L’opera di Antonello, però, non è sola in quella semioscurità.<br />
Accanto ad essa ha da poco preso posto un recente ritrovamento dei depositi  del Museo, capolavoro del pittore fiorentino Antonio Sogliani, vissuto a Firenze  tra il 1492 e il 1544. Si tratterebbe di un frammento di una tavola di maggiori  dimensioni, che doveva raffigurare una composizione a carattere devozionale.  Parliamo precisamente del ritratto di San Giovanni Evangelista, dipinto ad olio  su tavola in legno di pioppo. Opera di un artista il cui percorso artistico è  certo collocabile in quel momento cruciale che altalenava tra sperimentazioni  pittoriche leonardesche e raffaellesche.<br />
Dal restauro di questo frammento è  emerso l’uso di una tecnica pittorica alla maniera di Fra’Bartolomeo; lo si è  appurato dalla scelta di scontornare le parti anatomiche e dal modo di  ombreggiare mediante brevi tratti di pennello.<br />
Come per Antonello così per  Sogliani, la figura si staglia su un fondo scuro e indefinito, mentre la  morbidezza delle anatomie è dovuta all’applicazione dello sfumato  leonardesco.</p>
<p>L’altra ala del Museo Madraslisca è invece dedicata alla  conservazione di reperti archeologici : bocchette in stile Gnathia del IV secolo  a.C., frammenti di anse e di anfore dipinte a figure risparmiate e risalenti al  325-320 a.C., ceramiche a decorazione sovradipinta datate tra il IV e il III  secolo a.C., crateri attici del 480 a.C. ritraenti scene di guerra.</p>
<p>Se  non siete mai stati in Sicilia, iniziate a visitarla da qui.<br />
Perché <strong>Cefalù</strong> è completa.<br />
Qui c’è il mare. C’è l’arte. E c’è la cultura.<br />
E una città  che è stata persino meta del Grand Tour a metà del XVIII secolo, merita di  essere visitata, goduta e vissuta.<br />
-<br />
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		<title>Cultura Italiana e Turismo in Italia . I veri Made in Italy invidiati nel mondo</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 19:15:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Turismo e Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo modello oramai  non va più bene per tutte le nazioni del mondo occidentale. l'Italia  deve ricostruire la sua economia soprattutto sulle risorse che da millenni sono il più grande patrimonio della Nazione, la cultura, le opere architettoniche, la natura, la cucina, il clima, l'artigianato locale e la moda, tutti ingredienti indispensabili per  il turismo Italiano e straniero.

Noi di Sbn Global Services intendiamo dare il nostro contributo a far si che il turismo in Italia diventi una buona fonte di reddito per tutti gli italiani che operano in questo settore e che la Nazione ritorni ad essere ancora un punto di riferimento per i visitatori del mondo.

Da 2 anni oramai lavoriamo su questo progetto (unico nel suo genere) perchè riteniamo che l'Italia debba essere conosciuta a 360 °, chi si sposta nella nostra nazione deve conoscere tutto di quel luogo.

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<img class="alignleft size-medium wp-image-1660" title="Trenino del Renon di Cristian Balduzzo" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/08/Trenino-del-Renon-di-Cristian-Balduzzo-300x225.jpg" alt="Trenino del Renon di Cristian Balduzzo" width="300" height="225" /></p>
<p><em>Il turismo per l&#8217;Italia non deve essere solo una grande risorsa economica,   deve essere motivo di orgoglio perchè l&#8217;Italia e&#8217; unica ed è la Nostra  Nazione.</em></p>
<p>Le economie mondiali sono in grande affanno, tutte le Nazioni cercano di far  ripartire l&#8217;economia con operazioni finanziarie verso le grandi imprese e  multinazionali perchè (giustamente) danno lavoro a centinaia di migliaia di  persone.</p>
<p>Questo modello oramai  non va più bene per tutte le nazioni del mondo  occidentale. l&#8217;Italia  deve ricostruire la sua economia soprattutto sulle  risorse che da millenni sono il più grande patrimonio della Nazione, la cultura, l&#8217;arte,   le opere architettoniche, la natura, la cucina, il clima, l&#8217;artigianato locale e  la moda, tutti ingredienti indispensabili per  il turismo Italiano e  straniero.</p>
<p>Noi di Sbn Global Services intendiamo dare il nostro contributo a far si che  il turismo in Italia diventi una buona fonte di reddito per tutti gli italiani  che operano in questo settore e che la Nazione ritorni ad essere ancora un punto  di riferimento per i visitatori del mondo.</p>
<p>Da 2 anni oramai lavoriamo su questo progetto (unico nel suo genere) perchè  riteniamo che l&#8217;Italia debba essere conosciuta a 360 °, chi si sposta nella  nostra nazione deve conoscere tutto di quel luogo.</p>
<p>La giornata nel luogo da   visitare e&#8217; fatta di 24 ore, quindi è opportuno  conoscere tutto ciò che il paese può offrire dall&#8217;alba alla notte.</p>
<p>Certamente per realizzare il nostro progetto avremo bisogno della  collaborazione di tutti, internauti, istituzioni, esercizi e soprattutto di  utenti che con il loro contributo possono descrivere passionalmente e  ogettivamente sin dalla più piccola frazione alla più grande città della nostra  Italia.</p>
<p><em>Noi di Sbn G.S. riteniamo doveroso ringraziare Il Presidente del Consiglio  dei Ministri, Silvio Berlusconi per aver dato questo benvenuto a tutti i turisti  del mondo:<br />
</em></p>
<p>&#8220;L&#8217;Italia è il Paese del cielo, del sole, del mare. Un Paese magico, capace  di incantare e di conquistare il cuore non solo di chi ci vive, ma anche di chi  lo visita, di chi lo scopre per la prima volta. Un Paese che regala emozioni  profonde attraverso i suoi paesaggi, le sue città, i suoi tesori d&#8217;arte, i suoi  sapori, la sua musica. Un viaggio in Italia, per noi italiani e per chiunque  arrivi da ogni parte del mondo, è un viaggio nell&#8217;arte e nel bello. L&#8217;Italia è  magica. Scopritela. Nascerà un grande amore.&#8221;</p>
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</p>
<p>I testo e&#8217; tratto dal Portale istituzionale per il Turismo in Italia:</p>
<p><a href="http://www.italia.it/" target="_blank">www.italia.it</a></p>
<p>P.s.: le fotografie non ritraggono luoghi noti ( volutamente) sono tutte foto  realizzate da cittadini italiani non professionisti. Noi li ringraziamo a nome  di tutti.</p>

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		<title>Castello di Biscari ad Acate In Provincia di Ragusa</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 16:40:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicilia (castelli)]]></category>
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		<description><![CDATA[L'atto i nascita del feudo e del Castello si legge nella lapide, un tempo murata nella nicchia dell'androne di accesso, ed oggi nella parete della Sala Agatino Paternò Castello, nell'ala speculare a questa dove ci troviamo In essa, datata 1494, si legge che "QVISTV CASTELLV ET SITV DI LA TERRA FICHI FABRICARI LV MAGNIFICV SIGNVRI GVLLM RAMVNDN LV CASTELLV".
Nel 1492 infatti Gugliemo Raimonda Castello aveva ricevuto la concessione di edificare un fortilizio con barbacani ed un borgo e di popolarlo e certamente grazie alle migliori condizioni di vita offerte dal luogo e dalle concessioni del barone, la costruzione del Castello e delle case fu compiuta in appena due anni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2F1641%2F1641"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
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<br />
-<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-1645" title="Acate-Castello-Biscari2" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/08/Acate-Castello-Biscari23-225x300.jpg" alt="Acate-Castello-Biscari2" width="225" height="300" /><em>Castello dei Principi di Biscari<br />
Acate  in Provincia di Ragusa</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p>A seguito dell&#8217;impegno profuso di più di un ventennio dalle diverse  Amministrazioni susseguitesi alla guida del Comune di Acate, è stato di recente  finalmente realizzato il restauro del Castello dei Principi di Biscari,  restituito così alla fruizione della cittadinanza.<br />
Il risultato del restauro  complessivo, curato dagli Architetti Rodofo Santoro ed Emanule Villanti, è stato  condotto in maniera magistrale, nel sostanziale rispetto filologico del  monumento, contemperando con equilibrio le valenze cultruali ed estetiche con le  esigenze conservative e funzionali.<br />
Rinato a nuova vita il Castello Biscari  attende ora di essere riempito di contenuti: il corretto uso che si farà del  monumento e le scelte che verranno operate, connoteranno certamente in senso  positivo la vita culturale, sociale e anche produttiva di Acate nei prossimi  lustri.<br />
Ma parliamo ora del Castello.</p>
<p>I lavori di restauro hanno  certamente confermato le diverse fasi costruttive, già agevolmente leggibili  nelle strutture, fasi che traggono la loro ragione d&#8217;essere dalle vicende  storiche del feudo, dei feudatari, del borgo.<br />
Il nostro castello riassume  infatti in sè i cinque secoli di vita di Biscari, connotata da tre momenti  particolarmente significativi: la fondazione alla fine del quattrocento; la  rifondazione secentesca; la ricostruzione post-terremoto nel  settecento.</p>
<p>L&#8217;atto i nascita del feudo e del Castello si legge nella  lapide, un tempo murata nella nicchia dell&#8217;androne di accesso, ed oggi nella  parete della Sala Agatino Paternò Castello, nell&#8217;ala speculare a questa dove ci  troviamo In essa, datata 1494, si legge che &#8220;QVISTV CASTELLV ET SITV DI LA TERRA  FICHI FABRICARI LV MAGNIFICV SIGNVRI GVLLM RAMVNDN LV CASTELLV&#8221;.<br />
Nel 1492  infatti Gugliemo Raimonda Castello aveva ricevuto la concessione di edificare un  fortilizio con barbacani ed un borgo e di popolarlo e certamente grazie alle  migliori condizioni di vita offerte dal luogo e dalle concessioni del barone, la  costruzione del Castello e delle case fu compiuta in appena due anni.<br />
Non è  da escludere che vi fosse nel sito del Castello un presistente baglio  fortificato, poi evolutosi nella forma del castello-fondaco, un&#8217;alta cinta  quadrangolare, con torri agli angoli e con diversi ambientei addossati al suo  perimetro interno ed affacciantesi sulla corte centrale, destinati ad  abitazioni, magazzini per le derrate agricole e ricoveri per gli  animali.<br />
L&#8217;ingresso principale del Castello doveva allora essere quello  nordo, direttamente aperto verso il primitivo borgo, edificato contestualmente  sullo sperone roccioso, noto come quartiere San Vincenzo, riguardante il fondo  valle verso quella contrada Canale-San Biagio, dove cospicue erano le tracce di  vita associata già nei secoli precedenti.<br />
Dell&#8217;edificio tardo quattrocentesco  restano la torre di Nord-Ovest e parte della struttura muraria sul lato nord,  mentre per il resto si deve pensare ad un inglobamento nelle opere  successive.<br />
La torre presenta un&#8217;alta base scarpata, separata dalla parte  superiore cilindrica da uno spesso cordolo. Vi sono visibili alcune feritorie,  mentre i finestroni, oggi murati, sono stati sicuramente aperti di età  successiva. La merlatura è completamente scomparsa.<br />
Data la collocazione di  questa torre, riguardante l&#8217;intera valle, ci piace pesare che l&#8217;utilizzo come  parte della Chiesa di San Vincenzo, di cui oggi costituisce la sacrestia, derivi  da una persistenza culturale: era infatti uso che la Torre Mastra dei castelli  medievali fosse dedicata alla Modonna (o ospitasse una cappella), affinchè  proteggesse la fortezza e i suoi abitanti, costituendo l&#8217;ultimo baluardo per gli  assediati.<br />
Nell&#8217;arco di quasi 130 anni che intercorrono tra la fondazione ad  opera di Guglielmo Raimondo Castello e l&#8217;assunzione della baronia da parte di  Agatino Paternò Castello, si succedettero sette feudatari, dapprima della  famiglia Castelli e poi dei Paternò Castello, fino al 1622, anno in cui &#8211; unica  erede &#8211; ebbe la baronia Maria Paternò Castello.<br />
All&#8217;età di undici anni Maria  andò sposa allo zio, Agatino Paternò Castello, che assunse quindi la baronia per  diritto maritale nel 1624. Il matrimonio fu concluso nel Castello di Biscari l&#8217;8  giugno 1623, il che conferma che esso fosse residenza stabile dei baroni, centro  di un vasto e fertile feudo, dove gli usi civici sanciti col diploma regio del  1493, avevano consentito alla comunità di accrescersi, incrementando con suo  lavoro le risorse baronali.<br />
Particolare attenzione rivolse quindi Agatino  Paternò al feudo: intraprese infatti l&#8217;opera di rifondazione del borgo,  ribaltandone verso sul lo sviluppo, e di ampliamento del Castello, tanto che nel  1633, completata la ristrutturazione di entrambi, egli ottenne con privilegio  del re Filippo IV l&#8217;elevaizone del feudo a principato.<br />
Il titolo di Principe  di Biscari conferiva ulteriore prestigio ad una figura già di grande rilievo  nella vita politica ed amministrativa del vicereame, tanto da rivestire  importanti cariche a Catania.</p>
<p>L&#8217;ambiziono disegno della rifondazione  della Terra di Biscari, al centro del quale l&#8217;ampliamento del Castello ed il  mutamento della sua funzione, fu delineato secondo una concezione urbanistica  esemplare, filtrata attraverso l&#8217;elaborazione teorica del Rinascimento italiano  e la sperimentazione coloniale spagnola nelle Americhe e sancita nella legge di  Filippo II del 3 giugno 1573.<br />
La crisi economica e demografica del XV secolo  aveva indotto la Spagna a porre in essere un progetto di ripopolamento delle  campagne, avvalendosi del ceto baronale. E&#8217; significativo che tra i secoli XVI e  XVII sorsero in Sicilia ben 130 centri abitati, molti dei quali con impianti  urbanistici a maglie ortogonali.<br />
Questo contesto politico, culturale ed  economico sta alla base della decisione di Agatino Paternò Castello di adottare  per Biscari (come già Vittoria Colonna Henriquez per Vittoria ) l&#8217;impianto  ippodamèo, concepito unitariamente, con quartieri di case a schiera e talora a  corte, e strade ortogonali, in espansione verso l&#8217;altopiano a Sud.<br />
Gli stessi  edifici monumentali, Chiese (Sant&#8217;Agata, San&#8217;Antonio e San Nicolò) e Castello,  dovevano inserirsi armonicamente, a conclusione scenografica degli spazi, senza  interrompere il tessuto urbano, perfettamente omogeneo e continuo, costituito  dalle semplici abitazioni dei coloni: la casa contadina urbana ad unico  ambiente, la cui tipologia perdutò immutata fino ai primi del 900.<br />
Nella  quadreia di Palazzo Biscari a Catania si conserva una grande tela di Autore  ignoto, probabilmente del XVII secolo, che raffigura la pianta del borgo ed il  Castello sicuramente nella sua conformazione antecedente al terremoto del  1693.<br />
Il Castello vi appare differente dalle forme attuali, anche se  l&#8217;impianto dell&#8217;edificio nella sua globalità rispetta il tracciato ed i volumi  preesistenti.<br />
Possiamo dunque dedurre quali furono gli elementi  settecenteschi, costituendo il quadro un termine post quem e così delineare  l&#8217;aspetto del Castello a seguito del rifacimento operato da Agatino Paternò.  Sulla quattrocentesca struttura quadrangolare Agatino fece aggiungere  verosimilmente due &#8220;viridari&#8221; (giardini) lungo i lati este (ancora oggi un  cortile rettangolare) ed ovest; sempre sul lato ovest edificò la Chiesa di San  Vincenzo verso il 1643, di dimensioni inferiori all&#8217;attuale, poco più di una  cappella nobiliare.<br />
Realizzò su prospetto sud, divenuto quello principale, le  due torri quadrilatere; creò quattro ambienti su quattro angoli interni del  cortile, (non esistono nel quadro le logge del 1° piano sul cortile, nè il  bastione delle carceri).<br />
L&#8217;elevazione doveva essere quella attuale,  consistenze in un 1° piano (il piano nobile) e di un ulteriore piano ribassato,  che hanno mantenuto gli originari ordini di aperture (finestroni al primo piano  e finestrelle al 2° piano). La fisionomia del palazzo del Principle in tutte le  sue parti doveva essere simile al lato nord: un tanto austero, quanto imponente  e nobile Palazzo di Città.</p>
<p>Il terremoto del 1693, avvenuto durante il  principato di Ignazio Paternò Castello (successo al nonno Agatino nel 1676),  sebbene a Biscari non provocò grandissimi danni e vittime, dovette tuttavia  infliggere non lievi ferite agli edifici maggiori: la Chiesa Madre ed il  Castello.<br />
Del Castello dovette andare perduta l&#8217;intera ala este, la torre  dell&#8217;angolo nord-este con la contigua parte del lato nord.<br />
Vincenzo Paternò  Castello, successo al padre nell&#8217;anno 1700, fece anzitutto ripristinare i merli  e i parapetti crollati; edificò le carceri in corpo a forma di bastione  all&#8217;angolo sud-est, proseguendo la costruzione dei &#8220;dammusa&#8221; lungo il lato  est.Nella corte intera vennero creati i due loggiati a tre archi e forse le  garitte, identiche nei quattro angoli interni, di cui oggi solo una è  esistente.<br />
La modifica settecentesca più importante fu quella della facciata  sud, dove le torri quadrangolari e l&#8217;avancorpo dell&#8217;ingresso vennero compresi  nel filo continuo di un corpo basso avanzato basamentale lungo tutto il  prospetto, con importante funzione statica di rafforzamenti di muri preesistenti  e di raccordo fra le torri.<br />
Su questo muro si aprono le finestre dalla  sommità ad arco e dalle piatte cornici terminanti in basso a motivo  curvilineo.<br />
Cornici della stessa pietro di Comiso disegnavano le paraste e  gli angoli delle torri, costituendo elemento coloristico, che conferisce sobria  eleganza all&#8217;insieme.<br />
Invariati dovettero rimanare i soprastanti ordini di  aperture.<br />
L&#8217;ingresso principale (portale a cornice piatta con arco a tutto  sesto, sormontato da un balcone con portale a timpano spezzato) è probabilmente  di età successiva.<br />
Dal principato di Vincenzo in poi non vi sono stati  interventi di particolare rilievo: il Castello rimase com&#8217;era, raggiungendo in  epoche recenti lo stato di progressivo e totale abbandono. Il centro urbano  continuò a crescere secondo le linee prefissate dal disegno seicentesco.  Riguadagnato oggi alla collettività, auspichiamo che possa riqualificare lo  spazio urbano circostante che pure, come abbiamo visto, presenta notevoli motivi  di interesse.</p>
<p><a href="http://www.sbngs.it/italia/turismo--redazionali--architettura--castelli/castello-dei-principi-di-biscari-ad-acate-in-provincia-di-ragusa/8206" target="_blank"><strong>Altri castelli Italiani ed approfondimenti</strong></a><br />
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		<title>Castello D&#8217;Albertis, Genova. Museo delle Culture del Mondo</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 23:55:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liguria (castelli)]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Castello d’Albertis si trova in una posizione dominante sulla città di Genova, a due passi dalla Stazione Principe, da dove si può agevolmente raggiungere mediante un avveniristico ascensore, che si muove prima in senso orizzontale per più di 200 metri all’interno della montagna, e poi sale per 70 metri in verticale.

La vista dal castello è mozzafiato: si vede in un colpo solo la città e il porto, il mare e la Lanterna.
E’ stato costruito alla fine dell’ottocento, sui ruderi di una fortificazione cinquescentesca, da Enrico Alberto d’Albertis (1846-1932), aristocratico viaggiatore genovese dalle mille curiosità.

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			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Fcastello-dalbertis-genova-museo-delle-culture-del-mondo%2F1543"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
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<div id="attachment_1544" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1544" title="castello1z" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/08/castello1z-300x226.jpg" alt="Castello D'Albertis, Genova" width="300" height="226" /><p class="wp-caption-text">Castello D&#39;Albertis, Genova</p></div>
<p><strong>Contributo inviato da Anna D&#8217;Albertis</strong></p>
<p>Il Castello d’Albertis si trova in una posizione dominante sulla città di  Genova, a due passi dalla Stazione Principe, da dove si può agevolmente  raggiungere mediante un avveniristico ascensore, che si muove prima in senso  orizzontale per più di 200 metri all’interno della montagna, e poi sale per 70  metri in verticale.</p>
<p>La vista dal castello è mozzafiato: si vede in un colpo solo la città e il  porto, il mare e la Lanterna.<br />
E’ stato costruito alla fine dell’ottocento,  sui ruderi di una fortificazione cinquescentesca, da Enrico Alberto d’Albertis  (1846-1932), aristocratico viaggiatore genovese dalle mille curiosità.</p>
<p>Un vero “gentleman of leisure” che ha voluto regalare alla città di Genova,  al termine di una<br />
lunga vita intensissima, la sua abitazione colma delle sue  eterogenee collezioni raccolte in ogni parte del mondo.</p>
<p>Il Castello, recentemente e splendidamente restaurato, accoglie anche reperti  acquisiti successivamente dal Comune di Genova, ma soprattutto offre al  visitatore l’atmosfera dell’abitazione ottocentesca di un eccentrico uomo di  cultura.</p>
<p>Eventi al Castello :   <a href="http://www.castellodalbertiseventi.it/" target="_blank">www.castellodalbertiseventi.it</a></p>

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		<title>Castello Aragonese a Venosa provincia di Potenza</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 22:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Basilicata (castelli)]]></category>
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		<description><![CDATA[La sua costruzione iniziò nel 1470 per volere del duca Pirro del Balzo Orsini nell'ottica di un progetto di fortificazione più ampio. Si tratta di una costruzione imponente, a pianta quadrata con quattro torri cilindriche. Lo stemma dei Del Balzo, il sole raggiante, è visibile sulla torre ovest. La costruzione del castello e lo scavo del fossato in conformità alle nuove dottrine fortificatorie comportò la demolizione della cattedrale romanica e del quartiere che la circondava. Fu pertanto costruita una nuova cattedrale in una espansione dell'abitato sulla parte bassa del pianoro dove sorge la città.
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Fcastello-aragonese-a-venosa-provincia-di-potenza%2F1535"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
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<div id="attachment_1536" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1536" title="800px-castello_venosa2" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/08/800px-castello_venosa2-300x224.jpg" alt="Castello di Venosa" width="300" height="224" /><p class="wp-caption-text">Castello di Venosa</p></div>
<p>Il Castello Aragonese di <a href="http://www.sbngs.it/italia--basilicata--potenza/turismo--redazionali--comuni-italia/venosa-comune-della-provincia-di-potenza-cenni-di-storia-e-geografia/8158" target="_blank"><strong>Venosa</strong></a>,  in provincia di Potenza,  è un castello situato all&#8217;estremità sud del pianoro occupato dall&#8217;estensione  urbana della città.</p>
<p><strong>Storia</strong><br />
La sua costruzione iniziò nel 1470  per volere del duca Pirro del Balzo Orsini nell&#8217;ottica di un progetto di  fortificazione più ampio. Si tratta di una costruzione imponente, a pianta  quadrata con quattro torri cilindriche. Lo stemma dei Del Balzo, il sole  raggiante, è visibile sulla torre ovest. La costruzione del castello e lo scavo  del fossato in conformità alle nuove dottrine fortificatorie comportò la  demolizione della cattedrale romanica e del quartiere che la circondava. Fu  pertanto costruita una nuova cattedrale in una espansione dell&#8217;abitato sulla  parte bassa del pianoro dove sorge la città.</p>
<p>Da fortezza fu trasformato  in dimora signorile da Carlo ed Emanuele Gesualdo, con l&#8217;aggiunta della loggia  interna, dell&#8217;ala nord-ovest e dei ridotti alla base dei torrioni, e ospitò dal  1612 l&#8217;Accademia dei Rinascenti.</p>
<p>Le quattro torri cilindriche agli angoli  sono sostenute da ridotti che costituiscono la scarpa del fossato, utilizzati  come prigioni, e tutto l&#8217;edificio, a cui si accede tramite un ponte levatoio, è  circondato da un profondo fossato. All&#8217;interno si apre un ampio cortile  circondato da un loggiato rinascimentale. Di fronte al castello c&#8217;è invece una  piazza porticata e una fontana monumentale concessa a Venosa da Carlo  d&#8217;Angiò.</p>
<p>Al suo interno, negli ambienti ricavati nei basamenti delle  torri, il castello ospita il Museo  Nazionale di Venosa, che conserva soprattutto le ricche testimonianze  della colonia romana di Venusia.</p>
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		<title>Villa Beatrice d&#8217;Este, monte Gemola, Baone (Padova) XV sec.</title>
		<link>http://news.sbngs.it/articolo-news/villa-beatrice-deste-monte-gemola-baone-padova-xv-sec/1521</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 09:35:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Veneto (ville)]]></category>
		<category><![CDATA[baone]]></category>
		<category><![CDATA[cinto euganeo]]></category>
		<category><![CDATA[colli euganei]]></category>
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		<category><![CDATA[villa beatrice d'este]]></category>
		<category><![CDATA[Ville antiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Villa Beatrice d'Este al monte Gemola 

Comune di Baone, sistema museale della Provincia di Padova 
La villa prende il nome dalla nobile santa nata nel 1191 nella corte estense.

Sul dolcissimo declivio del monte, in posizione panoramica stupenda proprio al centro del sistema collinare euganeo, esisteva fin dal più profondo medioevo un insediamento di eremiti. 
Il romitorio era in collegamento ottico con il monastero degli Olivetani, appena sotto la cima del Venda (ora solo ruderi), e l'eremo camaldolese del Rua (tutt'ora esistente).

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Fvilla-beatrice-deste-monte-gemola-baone-padova-xv-sec%2F1521"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
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</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1520" title="villabeatricedeste-montegemola-116" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/08/villabeatricedeste-montegemola-116-300x201.jpg" alt="villabeatricedeste-montegemola-116" width="300" height="201" /></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em>Villa Beatrice d&#8217;Este al monte Gemola </em></span></p>
<p><a href="javascript:%20Open_Window('http://www.sbngs.it/template/window.php?ref=http://www.sbngs.it/italia--veneto--padova/turismo--redazionali--comuni-italia/baone-comune-della-provincia-di-padova-informazioni-storiche-e-geografiche/6904&amp;',%20'ArticoloSBN',%20640,%20600,%20'resizable=yes,%20fullscreen=no,%20channelmode=no,%20menubar=no,%20toolbar=no,%20location=no,%20status=no,%20scrollbars=yes');">Comune  di Baone</a>, sistema museale della Provincia di Padova<br />
La villa prende il  nome dalla nobile santa nata nel 1191 nella corte estense.</p>
<p>Sul dolcissimo  declivio del monte, in posizione panoramica stupenda proprio al centro del  sistema collinare euganeo, esisteva fin dal più profondo medioevo un  insediamento di eremiti.<br />
Il romitorio era in collegamento ottico con il  monastero degli Olivetani, appena sotto la cima del Venda (ora solo ruderi), e  l&#8217;eremo camaldolese del Rua (tutt&#8217;ora esistente).</p>
<p>Approdata alla vita  monastica la Santa si ritirò dapprima sul poggio Solarola, sul monte Cero (Este)  il cui nome sembra derivi dal tempio romano alla dea Cerere, presso il convento  femminile della chiesetta di Santa Margherita per poi edificare nel monte Gemola  un convento e ritirarsi in meditazione.</p>
<p>Nel 1500 il convento del Gemola  era ancora tenuto dalle monache, ma successivamente decadde e fu abbandonato  come luogo religioso.<br />
Nel 1600 venne acquistato da un ricco mercante  veneziano e trasformato in sobria villa di campagna.</p>
<p>Successivamente  (&#8217;800 e &#8216;900) vennero edificate delle barchesse funzionali alla destinazione  d&#8217;uso agricola e così vennero disperse le tracce di una piccola area cimiteriale  e vecchie strutture conventuali.</p>
<p>Nel 1972 la straordinaria struttura è  stata acquistata dal Consorzio Colli Euganei della Provincia di Padova e, dopo i  restauri, trasformata in museo naturalistico.</p>
<p><strong>Villa Beatrice d&#8217;Este  al Monte Gemola </strong><br />
La villa si trova in comune di Baone, ma  automobilisticamente è raggiungibile solamente da Cinto Euganeo.</p>
<p>A Cinto  Euganeo si arriva da Este seguendo la statale pedemontana ovest dei Colli,  Fontanafredda (sede comunale) si raggiunge da Vicenza e Padova per Vo&#8217;  Euganeo.</p>
<p>Dal basso passo tra Cinto e Fontanafredda si stacca una stretta  stradina (cartelli indicatori) che sale a Villa Beatrice d&#8217;Este al monte  Gemola.</p>
<p>Fonte:  www.magicoveneto.it</p>
<p><a href="http://www.sbngs.it/italia/turismo--redazionali--architettura--villestoriche" target="_blank">Altre ville antiche le trovi sul portale sbngs </a></p>

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		<title>La Piazza dei Miracoli a Pisa</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 15:58:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Toscana (piazze)]]></category>
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		<category><![CDATA[bellezza architettonica]]></category>
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		<description><![CDATA[La piazza è gremita da turisti. Folle di giapponesi, di americani, di europei che fotografano, attimo dopo attimo, ogni prospettiva di questo luogo per non lasciar sfuggire nulla alla memoria, ai futuri ricordi. Negozi di souvenirs, tutti rigorosamente uguali e spesso eccentrici, sfilano gli uni accanto agli altri, pieni di colori e di rumori.

E’ la Piazza dei Miracoli, patrimonio Unesco, e la città che la ospita è Pisa. Unica, piccola, graziosa come una bomboniera e lussuosa nell’esposizione delle sue opere d’arte. Tutte presenti qui. Piazza dei Miracoli, nome con cui è nota piazza del Duomo, è il centro dell’attenzione, il sito più importante e frequentato.

Inutile chiedersi perché. Si possono ammirare, estasiati, i vari monumenti che formano il perno della vita religiosa di Pisa. Monumenti che sono, appunto detti miracoli per l’armoniosità della loro stessa disposizione. L’area, destinata al culto già all’epoca degli Etruschi, è un concentrato di bellezza architettonica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Fla-piazza-dei-miracoli-a-pisa%2F1399"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
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<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-1400" title="pisa-piazza-dei-miracoli_670_382_100_cropped" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/08/pisa-piazza-dei-miracoli_670_382_100_cropped.jpg" alt="pisa-piazza-dei-miracoli_670_382_100_cropped" width="350" height="200" />La piazza è gremita da turisti. Folle di giapponesi, di americani, di europei che fotografano, attimo dopo attimo, ogni prospettiva di questo luogo per non lasciar sfuggire nulla alla memoria, ai futuri ricordi. Negozi di souvenirs, tutti rigorosamente uguali e spesso eccentrici, sfilano gli uni accanto agli altri, pieni di colori e di rumori.</p>
<p>E’ la Piazza dei Miracoli, patrimonio Unesco, e la città che la ospita è Pisa. Unica, piccola, graziosa come una bomboniera e lussuosa nell’esposizione delle sue opere d’arte. Tutte presenti qui. Piazza dei Miracoli, nome con cui è nota piazza del Duomo, è il centro dell’attenzione, il sito più importante e frequentato.</p>
<p>Inutile chiedersi perché. Si possono ammirare, estasiati, i vari monumenti che formano il perno della vita religiosa di Pisa. Monumenti che sono, appunto detti miracoli per l’armoniosità della loro stessa disposizione. L’area, destinata al culto già all’epoca degli Etruschi, è un concentrato di bellezza architettonica.</p>
<p>Originali, splendidi e svettanti, questi edifici sembrano dipinti sullo sfondo del cielo. Appaiono imponenti e quasi improvvisi nel momento in cui si giunge nella piazza, decentrata rispetto al centro storico. E’ come una sorpresa che coglie il viaggiatore alla sprovvista. E sprovvisti di parole si resta.</p>
<p>La Cattedrale di Santa Maria Maggiore, il Battistero, il Duomo, il Camposanto e, non ultima, la magnificata Torre pendente. Quanto si scrive, si narra di “lei”. Quante citazioni, quanti studi, quanti progetti e la Torre, simbolo di Pisa, è sempre lì, al suo posto ad osservare la città.</p>
<p>La Torre è, in realtà un campanile posto nei pressi del Duomo pisano. Alto 56 metri e realizzato nell’arco di due secoli, tra il XII e il XIV, ha un peso stimato di oltre quattordicimila tonnellate. La sua famosa inclinazione, di circa 5 gradi dall’asse verticale, si deve al un lieve cedimento del terreno durante le prime fasi della costruzione, ma resta in equilibrio grazie alla verticale che passa per il baricentro cadendo all’interno della base.</p>
<p>Motivi tecnici, insomma, ma magici per chi la osserva. Così posta pare che la Torre voglia avvicinarsi al suolo di Pisa per toccarlo, mentre resta protesa verso le nuvole. Se si accantona la folla fino a farla sparire dai propri occhi, se si spengono i rumori, i suoni di fondo, se si lascia tutto fuori dalla mente tranne “lei”, seduti sul prato in Piazza dei Miracoli, si può osservarla indisturbati pensando ai secoli che sconfigge, al tempo che deride valicandone i confini.</p>
<p>E con un po’ di immaginazione ci si ritrova presenti nel momento in cui, lentamente il crepitio della sua inclinazione si fa sentire, la terra si ammorbidisce sotto il suo peso e, quasi come fosse stanca, si adagia da un lato.</p>
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</p>
<p>fonte: <a href="http://www.ilreporter.com" target="_blank">ilreporter.com</a><!--upnews--></p>
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		<title>Castel Sismondo. Rocca Malatestiana del XVI secolo a Rimini.</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Aug 2009 09:29:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rocche e Castelli]]></category>
		<category><![CDATA[Castel sismondo]]></category>
		<category><![CDATA[castelli]]></category>
		<category><![CDATA[emilia romagna]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Castel Sismondo di Rimini prende il proprio nome dal suo ideatore e costruttore, Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini e Fano. I lavori iniziarono nel maggio del 1437 e durarono circa 15 anni. La struttura venne costruita sopra le vecchie case di famiglia e smantellando un tratto delle mura urbiche. L'odierna struttura rimasta non rappresenta altro che il nucleo centrale del castello, che era originariamente difeso da un ulteriore giro di mura e da un fossato.

La grande capacità del Malatesta nell'utilizzo delle artiglierie, gli permise di creare una struttura capace di resistere alla forza distruttrice dei cannoni. Le cortine infatti, sono molto più robuste di quanto servirebbe, ma soprattutto, i grandi torrioni quadrangolari accoglievano al loro interno un cannone in bronzo ciascuno.
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Fcastel-sismondo-rocca-malatestiana-del-xvi-secolo-a-rimini%2F1307"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
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<div id="attachment_1308" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1308" title="castelsismondo1_1152625444" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2009/08/castelsismondo1_1152625444-300x197.jpg" alt="Castel Sismondo" width="300" height="197" /><p class="wp-caption-text">Castel Sismondo</p></div></p>
<p><strong>Il Castel Sismondo di Rimini</strong> prende il proprio nome dal suo ideatore e  costruttore, Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini e Fano. I lavori  iniziarono nel maggio del 1437 e durarono circa 15 anni. La struttura venne  costruita sopra le vecchie case di famiglia e smantellando un tratto delle mura  urbiche. L&#8217;odierna struttura rimasta non rappresenta altro che il nucleo  centrale del castello, che era originariamente difeso da un ulteriore giro di  mura e da un fossato.</p>
<p>La grande capacità del Malatesta nell&#8217;utilizzo  delle artiglierie, gli permise di creare una struttura capace di resistere alla  forza distruttrice dei cannoni. Le cortine infatti, sono molto più robuste di  quanto servirebbe, ma soprattutto, i grandi torrioni quadrangolari accoglievano  al loro interno un cannone in bronzo ciascuno.<br />
Nonostante la sua  posizione quasi esterna alla città, il Castello non presenta torri difensive  rivolte verso l&#8217;esterno; le uniche presenti sono tutte rivolte verso la città.  Questa particolarità ci permette di comprendere come non fossero rare rivolte  cittadine al signore.<br />
Verso la città è rivolta anche la porta, che  presenta, al di sopra dell&#8217;arco di entrata, il simbolo araldico malatestiano,  ovvero l&#8217;elmo con cimiero a forma di elefante. Ai lati di questa figura vediamo  scritto per intero il nome Sigismondo Pandolfo, scritto in caratteri gotici.  Questo goticismo stilistico ci riporta all&#8217;ambiente di Venezia, città che  rimarrà sempre legata al Malatesta.</p>
<p>La parte centrale del Castello era  adibita ad abitazione del principe. Qui vi erano le stanze più belle, adorne di  arazzi e tende, di tavole ed affreschi. Qui si consumavano le tante feste di  corte. Anche l&#8217;esterno doveva comunque avere un effetto ottico diverso da quello  che l&#8217;occhio percepisce oggi. Un suggerimento ci è dato dalle mattonelle in  maiolica poste a ridosso dei piedi dei torrioni, le quali ci possono dare una  vaga idea della policromia presente nel castello. Un&#8217;altra idea possiamo farcela  osservando il clipeo presente nel dipinto su tavola di Piero della Francesca,  che rappresenta Sigismondo in ginocchio di fronte a San Sigismondo.<br />
Nel  1821 il castello venne adibito a caserma dei carabinieri; nel 1826 vennero  demolite le mura esterne e colmato il fossato.<br />
Dopo un lungo periodo di  decadenza, il castello è stato ceduto per trenta anni, dal Comune che ne è  proprietario, alla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, che ha completato il  restauro dotando il maniero di tutti gli impianti tecnologici (sicurezza e  controllo microclimatico) necessari ad ospitare mostre a tema a partire dal  2000.</p>
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</p>
<p><a href="http://www.sbngs.it/italia--emilia-romagna--rimini/turismo--redazionali/castel-sismondo-rocca-del-xvi-secolo-a-rimini-castelli-italiani/8119" target="_blank"><strong>Per maggiori informazioni e dettagli visita il nostro portale </strong></a></p>
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