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	<title>News Turismo, Sport, Arte, Spettacolo - Sbn G.S. &#187; Diritti Umani</title>
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	<description>IL PORTALE DEGLI EVENTI E DELL&#039;INFORMAZIONE</description>
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		<title>Migliaia di bambini non hanno accesso all&#8217;istruzione nello Zimbabwe</title>
		<link>http://news.sbngs.it/articolo-news/migliaia-di-bambini-non-hanno-accesso-allistruzione-nello-zimbabwe/3380</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 18:43:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[bimbi a scuola]]></category>
		<category><![CDATA[diritti civili]]></category>
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		<category><![CDATA[zimbabwe]]></category>

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		<description><![CDATA[In un nuovo rapporto diffuso oggi, dal titolo ‘Dimenticati. L’impatto degli sgomberi di massa sul diritto all’istruzione nello Zimbabwe’, Amnesty International ha chiesto al governo dello Zimbabwe di garantire l’accesso all’istruzione alle bambine e ai bambini che vivono in nuovi insediamenti creati per ospitare le vittime di uno sgombero di massa avvenuto nel 2005. 
 
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Fmigliaia-di-bambini-non-hanno-accesso-allistruzione-nello-zimbabwe%2F3380"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
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</p>
<p>-<br />
<span style="FONT-SIZE: medium"><em><strong>RAPPORTO DI AMNESTY INTERNATIONAL SULLO ZIMBABWE: MIGLIAIA DI BAMBINE E BAMBINI  SENZA ACCESSO ALL’ISTRUZIONE A CAUSA DEGLI SGOMBERI FORZATI </strong></em></span></p>
<div><img class="alignleft size-medium wp-image-3382" title="zimbabwe_350" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2011/10/zimbabwe_350-300x214.jpg" alt="zimbabwe_350" width="300" height="214" />In un nuovo rapporto diffuso oggi, dal titolo ‘Dimenticati. L’impatto degli  sgomberi di massa sul diritto all’istruzione nello Zimbabwe’, Amnesty  International ha chiesto al governo dello Zimbabwe di garantire l’accesso  all’istruzione alle bambine e ai bambini che vivono in nuovi insediamenti creati  per ospitare le vittime di uno sgombero di massa avvenuto nel 2005.</div>
<div>‘Gli insediamenti creati dal governo avrebbero dovuto dare una vita  migliore alle vittime di quello sgombero, che al contrario sono state affossate  ancora di piu’ nella poverta’. Negare loro l’istruzione significa negare ogni  reale prospettiva di tirarsi fuori da questa situazione di miseria’ – ha  dichiarato Michelle Kagari,vicedirettrice di Amnesty International per l’Africa.  ‘L’espulsione di persone da luoghi in cui avevano accesso all’istruzione e il  successivo diniego dello stesso ha avuto un impatto devastante sulla vita e sui  sogni di migliaia di bambine e bambini’.</div>
<div>Nel 2005, il governo giustifico’ lo sgombero di 700.000 persone nell’ambito  della cosiddetta ‘Operazione Murambatsvina’, affermando che quelle comunita’  vivevano in condizioni deplorevoli. Dopo lo sgombero di massa, venne avviato un  programma di edilizia chiamato ‘Operazione Garikai’ (vita migliore) in base al  quale diverse migliaia di persone avrebbero avuto un migliore accesso ai  servizi.</div>
<div>Migliaia di bambini e di adolescenti vennero allontanati dalle loro scuole  e in alcuni casi furono le scuole stesse a essere abbattute dal programma di  sgomberi.</div>
<div>Molte famiglie piombarono nella miseria a causa della distruzione delle  loro case e delle loro fonti di reddito, come piccoli mercati e bancarelle. In  questo modo, non riuscirono piu’ a pagare le rette scolastiche, i materiali e il  corredo.</div>
<div>Sei anni dopo, la maggioranza di coloro per cui il programma ‘Operazione  Garikai’ aveva previsto un pezzo di terra o un’abitazione vive ancora in tende  di plastica o in altre strutture fatiscenti, senza accesso a strade, mezzi  pubblici di trasporto e opportunita’ di lavoro.</div>
<div>Molti giovani hanno raccontato ad Amnesty International di essere stati  costretti, dopo lo sgombero, a cercare un lavoro per mantenere la famiglia. In  un insediamento chiamato Hatcliffe Extension, i bambini di 13 anni vanno a  cercare lavoro nell’edilizia. Molte bambine hanno riferito che siccome non  potevano andare piu’ a scuola hanno deciso di sposarsi.</div>
<div><a href="http://www.sbngs.it/italia/arte--contributi-utenti/diritti-civili-in-zimbabwe-migliaia-di-bimbi-hanno-laccesso-negato-allistruzione/10396" target="_blank"><strong><em>Prosegui &gt;&gt;&gt;&gt;</em></strong><br />
</a></div>
<p>-</p>
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</p>
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		</item>
		<item>
		<title>8 marzo, un appello di Amnesty international per le donne del Nicaragua</title>
		<link>http://news.sbngs.it/articolo-news/8-marzo-un-appello-di-amnesty-international-per-le-donne-del-nicaragua/3245</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2011 08:58:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni1951</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale delle donne, la Sezione Italiana di Amnesty International promuove in Italia la campagna mondiale dell’organizzazione per i diritti umani per chiedere al governo del Nicaragua di porre fine alla violenza sessuale, dilagante nel paese. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2F8-marzo-un-appello-di-amnesty-international-per-le-donne-del-nicaragua%2F3245"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
<p><span style="font-size: medium;"><em><img class="alignleft size-medium wp-image-3247" title="mimosa" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2011/03/mimosa-300x224.jpg" alt="mimosa" width="300" height="224" />8 MARZO: ANCHE IN ITALIA LA CAMPAGNA DI  AMNESTY INTERNATIONAL PER CHIEDERE AL GOVERNO DEL NICARAGUA DI PORRE FINE ALLA  VIOLENZA SESSUALE. OLTRE 14.000 STUPRI IN 10 ANNI </em><br />
</span><br />
In  occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale delle donne, la Sezione Italiana  di Amnesty International promuove in Italia la campagna mondiale  dell’organizzazione per i diritti umani per chiedere al governo del Nicaragua di  porre fine alla violenza sessuale, dilagante nel paese.</p>
<p>Tra il 1998 e il  2008, 14.337 donne e ragazze hanno denunciato di aver subito violenza sessuale.  In quasi la meta’ dei casi, si trattava di ragazze al di sotto dei 17 anni di  eta’. La maggior parte delle violenze e degli abusi avviene in ambito familiare.  Nonostante l’evidente gravita’ del problema, il governo del Nicaragua non si sta  ancora occupando di questa emergenza nascosta dei diritti umani.</p>
<p>Nel suo  appello al governo del presidente Daniel Ortega, Amnesty International chiede di  prevenire la violenza sessuale, proteggere le sopravvissute e garantire  giustizia e risarcimento alle giovani vittime di stupri.</p>
<p>Nonostante i  dati impressionanti, l’organizzazione per i diritti umani sottolinea come in  Nicaragua, cosi’ come in altri paesi dell’America Latina, lo stupro e gli abusi  sessuali siano reati poco denunciati, soprattutto se coinvolgono giovani ragazze  e se avvengono in famiglia.</p>
<p>Il sistema giudiziario non riesce a  proteggere le ragazze che hanno denunciato abusi sessuali o stupri alla polizia  e molte di loro restano intrappolate in situazioni di violenza senza una via  d&#8217;uscita ne’ giustizia. Anche nei casi in cui le inchieste vadano avanti, spesso  chi ha sporto denuncia abbandona il processo poiche’ troppo traumatico o  costoso. In alcuni casi, i presunti colpevoli sono rilasciati su cauzione senza  che vi siano adeguati controlli o supervisioni, con enormi rischi di ritorsioni  e vendette sulle donne che hanno subito violenza sessuale.</p>
<p>Le giovani  sopravvissute agli stupri o agli abusi sessuali ricevuto uno scarso, se non  nullo, sostegno dal governo per superare i traumi e ricostruire le loro vite. Le  piu’ fortunate trovano assistenza psicologica o legale in strutture  indipendenti, ma cio’ non e’ abbastanza per garantire aiuto a tutte quelle che  ne hanno bisogno.</p>
<p>Nel 2008, inoltre, e’ entrata in vigore una legge che  considera reato l’aborto in ogni sua forma e in qualsiasi circostanza. Questo  significa che le ragazze che restano incinte a seguito di uno stupro sono  lasciate senza possibilita’ di scelta.</p>
<p>Per promuovere l’appello al  governo del Nicaragua, la Sezione Italiana di Amnesty International ha anche  prodotto il  cortometraggio ‘Fermiamo la violenza sessuale contro donne e  ragazze’, in cui l’attrice Maria Scorza legge alcune testimonianze di donne e  ragazze che hanno trovato il coraggio di denunciare gli atti di violenza subiti.<br />
<strong><em><br />
L’appello e’ online al seguente indirizzo: </em></strong><a href="http://www.amnesty.it/donne_nicaragua" target="_blank"><strong><em>http://www.amnesty.it/donne_nicaragua </em></strong></a><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Per approfondimenti e per vedere il cortometraggio  ‘Fermiamo la violenza sessuale contro donne e ragazze’: </em></strong><a href="http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3008" target="_blank"><strong><em><br />
http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3008 </em></strong></a><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Roma, 7 marzo 2011</em></strong></p>
<p><strong><em>Leggi tutti gli altri comunicati stampa  all’indirizzo:<br />
</em></strong><a href="http://www.amnesty.it/archivio-tutte-news-comunicati.html" target="_blank"><strong><em>http://www.amnesty.it/archivio-tutte-news-comunicati.html </em></strong></a><strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em></em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>8 marzo, ricorrenza annuale definita &#8220;Festa della donna&#8221;</title>
		<link>http://news.sbngs.it/articolo-news/8-marzo-ricorrenza-annuale-definita-festa-della-donna/3238</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2011 08:01:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[La Giornata Internazionale della Donna,

comunemente però definita Festa della Donna è un giorno di celebrazione per le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne ed è una festività internazionale celebrata in diversi paesi del mondo occidentale l'8 marzo. L'usanza di regalare mimose in occasione della festa non è invece diffusa ovunque.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2F8-marzo-ricorrenza-annuale-definita-festa-della-donna%2F3238"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
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</p>
<p>-<br />
<strong><img class="alignleft size-medium wp-image-3241" title="8 marzo" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2011/03/8-marzo-300x224.jpg" alt="8 marzo" width="300" height="224" />La Giornata Internazionale della Donna</strong>,</p>
<p>comunemente però definita  Festa della Donna è un giorno di celebrazione per le conquiste sociali,  politiche ed economiche delle donne ed è una festività internazionale celebrata  in diversi paesi del mondo occidentale l&#8217;8 marzo. L&#8217;usanza di regalare mimose in  occasione della festa non è invece diffusa ovunque. L&#8217;8 marzo era  originariamente una giornata di lotta, specialmente nell&#8217;ambito delle  associazioni femministe: il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto  subire nel corso dei secoli. Tuttavia nel corso degli anni il vero significato  di questa ricorrenza è andato un po&#8217; sfumando, lasciando il posto ad una  ricorrenza caratterizzata anche &#8211; se non soprattutto &#8211; da connotati di carattere  commerciale e politico.</p>
<p><strong>L&#8217;origine </strong><br />
Manifestazione per l&#8217;8 marzo  nella città di Dacca.La prima giornata internazionale della donna fu celebrata  il 28 febbraio 1909 negli Stati Uniti in seguito alla sua dichiarazione da parte  del Partito Socialista Americano.</p>
<p>L&#8217;idea di istituire una giornata  internazionale della donna fu per la prima volta presa in considerazione  all&#8217;alba del 20° secolo, quando la rapida industrializzazione e l&#8217;espansione  economica portarono a molteplici proteste sulle condizioni di lavoro. La data  dell&#8217;8 marzo deriva da una leggenda sorta fra i circoli comunisti francesi negli  anni &#8216;50, secondo la quale alcune operaie di fabbriche tessili e di confezioni  avrebbero condotto una di tali proteste l&#8217;8 marzo del 1857 nella città di New  York per manifestare contro le precarie condizioni di lavoro e i bassi salari,  ma furono attaccate e disperse dalla polizia.</p>
<p>Nel 1910 si tenne la prima  conferenza internazionale delle donne nell&#8217;ambito della seconda internazionale  socialista a Copenaghen, nell&#8217;edificio del movimento operaio al 69 di Jagtvej la  Folkets Hus (Casa del Popolo) chiamata poi &#8220;Ungdomshuset&#8221;. Qui più di 100 donne  rappresentanti di 17 paesi scelsero di istituire una festa per onorare la lotta  femminile per l&#8217;ottenimento dell&#8217;uguaglianza sociale, chiamata Giornata  internazionale della Donna. L&#8217;anno seguente, la giornata mondiale della donna  segnò oltre un milione di manifestanti in Austria, Danimarca, Germania e  Svizzera. Poco dopo il 25 marzo 1911 l&#8217;incendio della fabbrica Triangle uccise  148 lavoratori. L&#8217;insufficienza delle misure di sicurezza è considerata la causa  dell&#8217;alto numero di morti. Questo portò molta attenzione sul tema della  sicurezza sul lavoro, tema molto caro alle giornate internazionali della donna  degli anni seguenti. Più tardi, all&#8217;inizio della prima guerra mondiale, le donne  di tutta europa tennero delle marce di pace l&#8217;8 marzo 1913.</p>
<p>La donne  russe si ritrovarono a manifestare il 23 febbraio 1917 (l&#8217;8 marzo del calendario  giuliano) per la morte di circa 2 milioni di soldati russi morti in guerra. Le  proteste continuarono per vari giorni fintanto che lo Zar fu costretto ad  abdicare ed il governo dovette concedere il diritto al voto anche alle donne. Da  quell&#8217;anno la festa viene celebrata in una data fissa, mentre precedentemente  era festeggiata l&#8217;ultima domenica di febbraio.</p>
<p>In Italia, nel secondo  dopoguerra, la giornata internazionale della donna fu ripresa e rilanciata  dall&#8217;UDI (Unione Donne Italiane) associando nel contempo alla data dell&#8217;8 marzo  l&#8217;ormai tradizionale fiore della mimosa.</p>
<p>Nell&#8217;ovest la giornata mondiale  della donna fu commemorata comunque anche se con sempre meno successo, fino alla  nascita del femminismo negli anni &#8216;60.</p>
<p>Il 1975 fu designato come &#8216;Anno  Internazionale dell Donne&#8217; dalle Nazioni Unite. Le organizzazioni delle donne  hanno osservato la giornata internazionale della donna in tutto il mondo l&#8217;8  marzo tenendo eventi su larga scala che onorassero gli avanzamenti della donna e  ricordassero diligentemente che la continua vigilanza e l&#8217;azione sono richieste  per assicurare che l&#8217;uguaglianza delle donne sia ottenuta e mantenuta in tutti  gli aspetti della vita. A partire da quell&#8217;anno la Nazioni Unite hanno  cominciato a celebrare la giornata internazionale della donna l&#8217;8 marzo. Due  anni dopo, nel dicembre 1977, l&#8217;assemblea generale delle Nazioni Unite adottò  una risoluzione proclamando una &#8220;giornata delle nazioni unite per i diritti  della donna e la pace internazionale&#8221; da osservare in un qualsiasi giorno  dell&#8217;anno dagli stati membri in accordo con le tradizioni storiche e nazionali  di ogni stato. Adottando questa risoluzione, l&#8217;assemblea generale riconobbe il  ruolo della donna negli sforzi di pace e riconobbe anche l&#8217;urgenza di porre fine  alla discriminazione ed ad aumentare il supporto alla piena ed eguale  partecipazione.</p>
<p><strong>La leggenda della fabbrica Cotton</strong></p>
<p>L&#8217;origine  di questa giornata è stata oggetto di strumentalizzazioni; una di queste  riguarda in Italia il settimanale &#8220;La lotta&#8221;, edito dalla sezione bolognese del  Partito Comunista Italiano, che nel 1952 pubblicò una storia rivelatasi poi un  falso storico.[3] Il settimanale comunista sostenne in un suo articolo che  l&#8217;origine della festa sarebbe risalita ad un grave fatto di cronaca avvenuto nel  1908 a New York: alcuni giorni prima dell&#8217;8 marzo, le operaie dell&#8217;industria  tessile Cotton iniziarono a scioperare per protestare contro le condizioni in  cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero proseguì per diversi giorni finché  l&#8217;8 marzo Mr. Johnson, il proprietario della fabbrica, bloccò tutte le vie di  uscita; lo stabilimento venne devastato da un incendio e le 129 operaie  prigioniere all&#8217;interno non ebbero scampo. Questo falso ebbe ulteriore seguito  nella stampa comunista: l&#8217;Unione Donne Italiane nello stesso 1952 distribuì alle  iscritte libretti con un resoconto dell&#8217;incendio. Nel 1954 &#8220;Il Lavoro&#8221;,  settimanale della Cgil, aggiunse un fotomontaggio di Mr. Johnson con la bombetta  che si fa largo tra la massa di donne tenute dalla polizia. In realtà non esiste  alcun documento storico su questa fantomatica industria Cotton e sul suo  incendio.</p>
<p>Questa leggenda è la strumentalizzazione romanzata di un  gravissimo incidente realmente avvenuto, l&#8217;incendio che nel 1911 colpì la  Triangle Shirtwaist Company di New York. Le lavoratrici non erano in sciopero,  ma erano state protagoniste di una importante mobilitazione, durata quattro  mesi, nel 1909. L&#8217;incendio, per quanto le condizioni di sicurezza del luogo di  lavoro abbiano contribuito non poco al disastro, non fu doloso. Le vittime  furono 148, ma non furono tutte donne, anche se per il tipo di fabbrica erano la  maggior parte. I proprietari della fabbrica si chiamavano Max Blanck e Isaac  Harris, vennero prosciolti nel processo penale ma persero una causa civile.  L&#8217;incendio della Triangle è uno dei principali fatti commemorati dalla Giornata  Internazionale della Donna, ma non fu quell&#8217;incendio a dare origine a questa  Giornata: infatti avvenne un anno dopo della tradizionale data di nascita della  festa (il 1910) e l&#8217;8 marzo non ha nulla a che fare né con lo sciopero (iniziò  il 22 novembre) né con l&#8217;incendio (avvenne il 25 marzo)</p>
<p><a href="http://www.sbngs.it/italia/di-tutto--servizi-utili-in-evidenza/8-marzo-giornata-internazionale-della-donna/3034?yearID=2011&amp;monthID=3&amp;dayID=8" target="_blank"><strong><em>Prosegui&gt;&gt;&gt;&gt;</em></strong></a><br />
-</p>
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		<item>
		<title>Fermare i crimini Libici: Onu e lega araba devono intervenire immediatamente!</title>
		<link>http://news.sbngs.it/articolo-news/fermare-i-crimini-libici-onu-e-lega-araba-devono-intervenire-immediatamente/3170</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 19:11:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>johngabbiano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://news.sbngs.it/?p=3170</guid>
		<description><![CDATA[Amnesty International ha chiesto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e alla Lega araba, che stanno svolgendo riunioni in sessione speciale, di inviare immediatamente una missione in Libia per indagare sulle circostanze che hanno provocato la morte di centinaia di manifestanti.]]></description>
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</p>
<p>-<br />
<span style="font-size: medium;"><em><img class="alignleft size-medium wp-image-3173" title="amnesty" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2011/02/amnesty-300x296.jpg" alt="amnesty" width="300" height="296" />AMNESTY INTERNATIONAL CHIEDE AL CONSIGLIO DI  SICUREZZA E ALLA LEGA ARABA DI AGIRE IN MODO DECISO E IMMEDIATO PER FERMARE I  CRIMINI LIBICI </em></span></p>
<p>Amnesty International ha chiesto al  Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e alla Lega araba, che stanno  svolgendo riunioni in sessione speciale, di inviare immediatamente una missione  in Libia per indagare sulle circostanze che hanno provocato la morte di  centinaia di manifestanti. Questa indagine potrebbe dare luogo all’apertura di  procedimenti giudiziari presso la Corte penale internazionale (Icc).</p>
<p>Amnesty International ha anche chiesto al Consiglio di sicurezza  dell’Onu di imporre un embargo totale sulle armi alla Libia, alla luce delle  notizie che le forze di sicurezza stiano continuano a servirsi di armi,  munizioni e relativi equipaggiamenti militari e di polizia per usare forza  letale contro i manifestanti.</p>
<p>‘Il colonnello Gheddafi e il suo governo  sembrano disposti a uccidere tante persone quante necessarie per rimanere al  potere. La comunita’ internazionale deve agire ora per mettere fine a tutto  questo’ – ha dichiarato Salil Shetty, Segretario generale di Amnesty  International.</p>
<p>L’organizzazione per i diritti umani ha affermato che  l’Onu e la Lega araba devono immediatamente inviare rappresentanti in Libia, sia  congiuntamente sia separatamente, per indagare sulla situazione sul campo e  riferire rapidamente al Consiglio di sicurezza, anche determinando se la portata  dei crimini commessi in Libia richieda il deferimento del Consiglio di sicurezza  all’Icc.</p>
<p>L’Alto commissario per i diritti umani dell’Onu, Navi Pillar,  ha dichiarato ieri che l’operato delle autorita’ libiche contro i manifestanti  puo’ equivalere a crimini contro l’umanita’.</p>
<p>Il 20 febbraio, Saif  al-Islam al-Gaddafi, figlio del colonnello Gheddafi, ha dichiarato in  televisione che l’esercito potrebbe ‘avere un ruolo importante, qualunque sia il  prezzo’ per porre fine alle proteste antigovernative e che le autorita’ libiche  ‘combatteranno fino all’ultimo uomo, all’ultima donna e all’ultima pallottola’.</p>
<p>‘E’ oltraggioso che il figlio di Gheddafi si senta in diritto di  annunciare pubblicamente che e’ pronto a massacrare libici per tenere stretto il  potere del padre’.</p>
<p>‘La comunita’ internazionale deve immediatamente  chiarire a tutti coloro che fanno parte del governo libico, dell’esercito e  degli apparati di sicurezza che loro e chi esegue i loro ordini saranno chiamati  a rispondere del loro operato per crimini di diritto internazionale, come quelli  denunciati attualmente’ – ha proseguito Shetty.</p>
<p>Secondo le informazioni  ricevute dagli ospedali nella zona orientale della Libia, circa 200 persone  sarebbero state uccise fino al 20 febbraio. Il numero aggiornato potrebbe essere  molto piu’ alto poiche’ le notizie arrivano solo dai principali ospedali e  probabilmente molte famiglie hanno seppellito i loro cari in forma privata,  senza far registrare il decesso.</p>
<p>‘Il Consiglio di sicurezza deve mettere  immediatamente fine alle esportazioni e ai trasferimenti di tutte le armi ed  equipaggiamenti militari verso la Libia. Le persone vengono uccise  intenzionalmente a centinaia’ – ha aggiunto Shetty. ‘Gli altri stati non devo  essere complici di ulteriori uccisioni. Tutte le forniture militari e di polizia  e la cooperazione con la Libia devono essere sospese immediatamente e fino a  quando il rischio di queste gravi violazioni dei diritti umani non sara’  finito’.</p>
<p>Amnesty International ha chiesto anche all’Unione africana di  agire.</p>
<p>‘Tutti gli organismi internazionali di cui la Libia e’ parte  devono riconoscere la portata di questa crisi. L’Unione africana deve  urgentemente affrontare le gravi violazioni dei diritti umani che vengono  commesse in Libia in una sessione speciale del suo Consiglio per la pace e la  sicurezza’ – ha concluso Shetty.</p>
<p>FINE DEL  COMUNICATO<br />
Roma, 22 febbraio 2011</p>
<p><strong><em>L&#8217;approfondimento sulla  situazione in Medio Oriente e Nord Africa è online qui:<br />
</em></strong><a href="http://www.amnesty.it/dalla-tunisia-a-egitto-richiesta-di-liberta" target="_blank"><strong><em>http://www.amnesty.it/dalla-tunisia-a-egitto-richiesta-di-liberta </em></strong></a><strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>Leggi tutti gli altri comunicati stampa all’indirizzo:<br />
</em></strong><a href="http://www.amnesty.it/archivio-tutte-news-comunicati.html" target="_blank"><strong><em>http://www.amnesty.it/archivio-tutte-news-comunicati.html </em></strong></a><strong><em><br />
</em></strong><br />
-</p>
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</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Amnesty: interventi urgenti, per evitare disgrazie come il rogo a Roma.</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 19:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[La Sezione Italiana di Amnesty International intende esprimere il proprio cordoglio ai familiari di Raul Mircea, Fernando, Patrizia e Sebastian, i quattro bambini rom morti la sera del 6 febbraio a Roma nell'incendio del riparo di fortuna in cui abitavano, in un accampamento non autorizzato nei pressi della via Appia. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Famnesty-interventi-urgenti-per-evitare-disgrazie-come-il-rogo-a-roma%2F3059"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
<p><span style="font-size: medium;"><em><img class="alignleft size-medium wp-image-3061" title="vigili_fuoco1_ufs--400x300" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2011/02/vigili_fuoco1_ufs-400x300-300x225.jpg" alt="vigili_fuoco1_ufs--400x300" width="300" height="225" />DICHIARAZIONE DELLA SEZIONE ITALIANA DI AMNESTY INTERNATIONAL </em></span></p>
<p><em><strong>La Sezione Italiana di Amnesty International intende  esprimere il proprio cordoglio ai familiari di Raul Mircea, Fernando, Patrizia e  Sebastian, i quattro bambini rom morti la sera del 6 febbraio a Roma  nell&#8217;incendio del riparo di fortuna in cui abitavano, in un accampamento non  autorizzato nei pressi della via Appia. </strong></em></p>
<p>Quello di ieri non e’,  purtroppo, il primo incidente mortale di questo tipo che si verifica in Italia  in un accampamento dove vivono comunita’ rom. L’organizzazione per i diritti  umani ritiene che non sia piu’ rimandabile una riflessione attenta sulle  politiche realizzate nel paese nei confronti delle comunita’ rom e sinte, spesso  intrappolate in un circolo vizioso di discriminazione e poverta’.</p>
<p>Nel  settembre 2010, Amnesty International aveva scritto al sindaco di Roma Gianni  Alemanno in riferimento agli annunci di un piano di sgombero, apparentemente  aggiuntivo rispetto al i’Piano nomadii’, di 200 accampamenti abusivi a Roma, e  all’asserita intenzione di voler tenere il massimo numero di rom a Roma entro le  6000 unita’, attraverso gli sgomberi forzati. In tale occasione l&#8217;organizzazione  aveva ricordato che e’ vietato dal diritto internazionale utilizzare gli  sgomberi come misura deterrente nei confronti della presenza di cittadini  stranieri sul territorio.</p>
<p>L’organizzazione per i diritti umani resta in  attesa di una risposta, che descriva in dettaglio le misure prese dalle  autorita’ competenti per garantire che qualunque sgombero sia effettuato nel  pieno rispetto della normativa internazionale.</p>
<p>Amnesty International  ribadisce oggi che una politica di sgomberi forzati senza adeguate alternative  abitative non puo’ costituire una risposta alla poverta’ e all&#8217;emarginazione di  tante persone rom, le quali vanno anzitutto rispettate nella loro dignita’ e nei  loro diritti umani e coinvolte nelle scelte che le riguardano.</p>
<p>L’organizzazione per i diritti umani chiede che la risposta alla  tragedia di ieri non sia un nuovo ricorso a sgomberi forzati, che esporrebbero  le persone colpite a ulteriori abusi, quanto piuttosto un&#8217;attenta protezione dei  diritti umani delle migliaia di bambini, donne e uomini rom che vivono a Roma e  in altre citta’ d’Italia, anche attraverso politiche che assicurino il diritto a  un alloggio adeguato e l&#8217;accessibilita’ dei servizi.</p>
<p><strong><em>Roma, 7 febbraio 2011</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em><br />
</em></strong></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Amnesty: dichiarazione di Christine Weise in occasione della 66. Giornata della memoria</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 07:31:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[27 gennaio 1945]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty International]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[il giorno della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Shoah]]></category>

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		<description><![CDATA[Amnesty International e’ impegnata nella campagna ‘Per un’Europa senza discriminazione’, per contrastare una delle piu’ gravi e diffuse violazioni dei diritti umani nel continente, tuttora attraversato da razzismo, omofobia, islamofobia, antisemitismo e dalla segregazione delle comunita’ rom.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Famnesty-dichiarazione-di-christine-weise-in-occasione-della-66-giornata-della-memoria%2F2988"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
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</p>
<p>-<br />
<span style="font-size: medium;"><em><img class="alignleft size-medium wp-image-2992" title="giornata della memoria" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2011/01/giornata-della-memoria-300x206.jpg" alt="giornata della memoria" width="300" height="206" />GIORNATA DELLA MEMORIA: DICHIARAZIONE DELLA  SEZIONE ITALIANA DI AMNESTY INTERNATIONAL<br />
</em></span><br />
26 gennaio 2011. In occasione della  66ma Giornata della memoria, Christine Weise, presidente della Sezione Italiana  di Amnesty International, ha rilasciato la seguente dichiarazione:</p>
<p>‘Dopo  la sconfitta del nazismo, la comunita’ internazionale decise di istituire  standard internazionali per il rispetto dei diritti umani. Affinche’ non si  ripetessero quegli orrori e quelle torture, miranti all’eliminazione sistematica  di persone di religione ebraica, omosessuali, disabili, rom, sinti e oppositori  politici, nacque la Dichiarazione universale dei diritti umani del 10 dicembre  1948. Purtroppo, 66 anni dopo la liberazione del campo di concentramento di  Auschwitz, che ricordiamo il 27 gennaio di ogni anno, quei diritti non sono  ancora diventati realta’ per tutti gli esseri umani nel mondo, neanche in  quell’Europa che ha sancito la realizzazione dei diritti umani nelle sue leggi  fondamentali’.</p>
<p>Amnesty International e’ impegnata nella campagna ‘Per  un’Europa senza discriminazione’, per contrastare una delle piu’ gravi e diffuse  violazioni dei diritti umani nel continente, tuttora attraversato da razzismo,  omofobia, islamofobia, antisemitismo e dalla segregazione delle comunita’ rom.</p>
<p>Maggiori informazioni sulla campagna ‘Per un’Europa senza  discriminazione’ sono disponibili online al seguente indirizzo:<br />
<a href="http://www.amnesty.it/per-un-europa-senza-discriminazione" target="_blank">http://www.amnesty.it/per-un-europa-senza-discriminazione </a></p>
<p>Ulteriori informazioni<br />
Amnesty International propone a docenti  ed educatori itinerari didattici e una bibliografia-filmografia essenziale, per  discutere della Shoah con ragazzi e ragazze delle scuole secondarie.<br />
<a href="http://www.amnesty.it/scuola" target="_blank"><strong><em>http://www.amnesty.it/scuola </em></strong></a><br />
-</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;Italia solidale nel Mondo: Ho una Casa, un progetto umanitario lodevole</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 18:04:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[ho una casa]]></category>
		<category><![CDATA[luciana vasile]]></category>
		<category><![CDATA[onlus]]></category>
		<category><![CDATA[progetti solidali]]></category>
		<category><![CDATA[terzo mondo]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato]]></category>

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		<description><![CDATA[L’obiettivo è aiutare la popolazione della campagna, a volte molto distante dal primo centro abitato, a rimanere nella realtà del territorio nel quale è nata, senza allontanarsi dalle sue tradizioni e
dai suoi affetti; contribuire in tal modo a una vita dignitosa, che comincia da una casa della quale non doversi vergognare, prima di tutto con se stessi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Flitalia-solidale-nel-mondo-ho-una-casa-un-progetto-umanitario-lodevole%2F2924"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
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</p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><img class="alignleft size-medium wp-image-2926" title="ho una casa" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2011/01/ho-una-casa-300x224.jpg" alt="ho una casa" width="300" height="224" />Il Progetto umanitario e’ volto alla  costruzione di “case per campesinos”.</em></span></p>
<p>L’obiettivo è aiutare la popolazione della campagna, a volte molto  distante dal primo centro abitato, a rimanere nella realtà del territorio nel  quale è nata, senza allontanarsi dalle sue tradizioni e<br />
dai suoi affetti;  contribuire in tal modo a una vita dignitosa, che comincia da una casa della  quale non doversi vergognare, prima di tutto con se stessi.<br />
In Nicaragua,  dove mancano le industrie, è dimostrato che l’urbanizzazione è ancora più  pericolosa e dannosa che in altri paesi più sviluppati. L’emigrazione  costituisce una umiliazione per<br />
le persone e una piaga, quotidianamente  esposta al mondo intero.<br />
<strong><em>Dal 2002 Luciana Vasile</em></strong>, architetto e  scrittrice, Presidente di HO UNA CASA – Onlus costituita nel febbraio del 2009,  offre il suo aiuto volontario in Centro America.<br />
In Nicaragua, portando  progetto e finanziamento, dal 2007 ha già costruito diciassette case (costo di  una casa € 5.000,00) con l’appoggio e la collaborazione, sul posto,  dell’esperienza di alcuni<br />
gruppi missionari che lavorano nella zona da molto  tempo: i Piccoli Fratelli di Foucauld, il Vescovo missionario tedesco Monsignor  Bernardo Hombach, i Missionari del Verbo Divino.<br />
Nel giugno del 2011 si  raggiungerà il numero di venti.</p>
<p><em><strong>Come sostenerlo</strong></em><br />
Per ora  la reperibilità dei fondi si è resa possibile esclusivamente grazie alla  generosità di una ristrettissima cerchia di amici.<br />
Pensiamo che l’iniziativa  sarebbe invece meritevole di essere conosciuta e vieppiù degna di diffusione  sensibilizzando, oltre ai singoli, anche le Istituzioni pubbliche e private alla  solidarietà verso le popolazioni più povere.<br />
<strong><em><br />
</em></strong></p>
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</p>
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		</item>
		<item>
		<title>In aumento ad Haiti la violenza sessuale sulle donne e sulle ragazze</title>
		<link>http://news.sbngs.it/articolo-news/in-aumento-ad-haiti-la-violenza-sessuale-sulle-donne-e-sulle-ragazze/2783</link>
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		<pubDate>Fri, 07 Jan 2011 20:58:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty International]]></category>
		<category><![CDATA[diritti fondamentali]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[haiti]]></category>
		<category><![CDATA[stupri]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto haiti]]></category>
		<category><![CDATA[violenza sessuale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://news.sbngs.it/?p=2783</guid>
		<description><![CDATA[A un anno di distanza dal terremoto che provoco’ 230.000  morti e 300.000 feriti, oltre un milione di persone vive ancora in condizioni  agghiaccianti nelle tendopoli allestite nella capitale Port-au-Prince e nel sud  di Haiti. E’ qui che le donne corrono i principali rischi di subire violenze  sessuali ad opera di uomini armati che si aggirano nei campi dopo il tramonto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="upnews_button" style="float: right; margin-left: 10px;"><script type="text/javascript">submit_url ="http%3A%2F%2Fnews.sbngs.it%2Farticolo-news%2Fin-aumento-ad-haiti-la-violenza-sessuale-sulle-donne-e-sulle-ragazze%2F2783"</script><script src="http://www.upnews.it/tools/.php" type="text/javascript"></script></div>
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</p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><img class="alignleft size-medium wp-image-2782" title="logo amnesty" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2011/01/logo-amnesty-300x296.jpg" alt="logo amnesty" width="300" height="296" />RAPPORTO DI AMNESTY INTERNATIONAL SU  HAITI: ‘VIOLENZA SESSUALE IN AUMENTO’<br />
</em></span></p>
<p><em><strong>6 gennaio 2011</strong></em><br />
In un nuovo rapporto pubblicato oggi, Amnesty  International ha denunciato che le donne e le ragazze che vivono nelle tendopoli  di Haiti vanno incontro a un aumentato rischio di subire stupri e violenza  sessuale.</p>
<p>A un anno di distanza dal terremoto che provoco’ 230.000  morti e 300.000 feriti, oltre un milione di persone vive ancora in condizioni  agghiaccianti nelle tendopoli allestite nella capitale Port-au-Prince e nel sud  di Haiti. E’ qui che le donne corrono i principali rischi di subire violenze  sessuali ad opera di uomini armati che si aggirano nei campi dopo il tramonto.</p>
<p>Secondo i dati del rapporto di Amnesty International, nei primi 150  giorni successivi al terremoto furono segnalati oltre 250 casi di stupro. Un  anno dopo, quasi ogni giorno l’ufficio di un gruppo locale di sostegno alle  donne riceve persone che intendono denunciare uno stupro.</p>
<p>‘Le donne, che  gia’ devono fare dolorosamente i conti per aver perso i loro cari, le case e i  beni nel terremoto, aggiungono a tutto questo l’ulteriore trauma di vivere sotto  la costante minaccia di violenza sessuale’ – ha dichiarato Gerardo Ducos,  ricercatore di Amnesty International su Haiti. ‘Per porre fine a tutto questo,  il nuovo governo deve assicurare che la protezione delle donne e delle ragazze  nei campi diventi una priorita’, cosa che finora e’ stata ampiamente ignorata  nella risposta alla piu’ ampia crisi umanitaria’.<br />
<a href="http://www.sbngs.it/italia/arte--contributi-utenti/haiti-dimenticata-dal-mondo-in-aumento-stupri-e-violenze-sessuali-alle-donne/9889" target="_blank"><strong><em>Prosegui&gt;&gt;&gt;&gt;</em></strong></a></p>
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		<title>ISABELLE CARO: Isabelle morta di anoressia dopo la campagna come modella</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 19:02:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2664" title="isabelle-caro-morta-di-anoressia" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2010/12/isabelle-caro-morta-di-anoressia-150x150.jpg" alt="isabelle-caro-morta-di-anoressia" width="150" height="150" />PARIGI &#8211; E&#8217; morta la modella e attrice francese Isabelle Caro,  gravemente anoressica, salita agli onori della cronaca per aver posato  nuda in uno spot anti-anoressia di Oliviero Toscani per la marca  italiana Nolita: aveva 28 anni.  La scomparsa a Tokyo il 17 novembre  scorso, ma la notizia è stata diffusa solo oggi, prima dal sito del  quotidiano svizzero <em>20 minutes</em> e poi da quello del settimanale francese <em>Paris Match</em>.</p>
<p>L&#8217;immagine  della Caro, che pesava solo 31 chili per 1 metro e 65, nelle foto di  Toscani aveva fatto molto discutere: il giurì per la pubblicità aveva  vietato la diffusione della campagna.</p>
<p>&#8220;Purtroppo non ho un bel  ricordo di Isabelle Caro, era una ragazza molto malata, prima nella  testa che nel corpo&#8221;, ha commentato il fotografo dopo aver appreso la  notizia. &#8220;Non sapevo che fosse morta&#8221;, ha detto, senza essere tuttavia  sorpreso dalla notizia del decesso della &#8220;Ragazza che non voleva  crescere&#8221;, come la stessa Caro si è definita nel titolo della sua  autobiografia.</p>
<p>Nel nostro paese, la modella era diventata molto  celebre dopo la campagna choc di Toscani, dove appariva completamente  nuda nella sua malata magrezza. Alla campagna era seguita la  presentazione di un libro fotografico con Monica Bellucci: &#8220;quella è  stata l&#8217;ultima volta in cui l&#8217;ho vista, poi &#8211; ha concluso Toscani &#8211; non  ho più avuto contatti&#8221;.</p>
<p><a title="ISABELLE CARO ARTICOLI" href="http://www.sbngs.it/category/isabelle+caro--articoli" target="_blank">APPROFONDISCI SU ISABELLE CARO</a></p>
<p style="text-align: right;"><em>Fonte: LaRepubblica</em></p>
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		<title>Medici senza frontiere. In Congo RDC : migliaia di feriti intrappolati nel conflitto</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 17:47:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
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		<category><![CDATA[feriti intrappolati]]></category>
		<category><![CDATA[guerra civile in congo]]></category>
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		<category><![CDATA[scontri nel Sud Kivu]]></category>
		<category><![CDATA[solidarieta. diritti umani nel congo]]></category>

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		<description><![CDATA[Kinshasa/Roma, 12 marzo 2010 - Medici Senza Frontiere (MSF) esprime profonda preoccupazione per il deteriorarsi della situazione nell'Hauts Plateaux nella regione di Uvira (Sud Kivu), Repubblica Democratica del Congo (RDC). Migliaia di civili sono intrappolati da un conflitto che imperversa nella zona dall'inizio del febbraio scorso tra l'esercito congolese (FARDC) e i ribelli delle Democratic Forces for the Liberation of Rwanda (FDLR) e vari gruppi armati. L’uso della violenza contro i civili è frequente e la costante minaccia dell’uso delle armi rende estremamente difficoltoso l’accesso all’ospedale locale, dove un’equipe di MSF effettua operazioni chirurgiche. Attualmente MSF è l'unica organizzazione a fornire assistenza medica nella regione. 

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<img class="alignleft size-medium wp-image-2487" title="msf" src="http://news.sbngs.it/wp-content/uploads/2010/03/msf-300x224.jpg" alt="msf" width="300" height="224" /><span style="font-size: medium;"><em> COMUNICATO STAMPA DI MEDICI SENZA FRONTIERE &#8211; </em></span></p>
<p>Congo RDC,  continuano gli scontri nel Sud Kivu: migliaia di feriti intrappolati nel  conflitto</p>
<p><strong>MSF chiede ai belligeranti di rispettare l’accesso alle  cure per i feriti </strong></p>
<p>Kinshasa/Roma, 12 marzo 2010 &#8211; Medici Senza  Frontiere (MSF) esprime profonda preoccupazione per il deteriorarsi della  situazione nell&#8217;Hauts Plateaux nella regione di Uvira (Sud Kivu), Repubblica  Democratica del Congo (RDC). Migliaia di civili sono intrappolati da un  conflitto che imperversa nella zona dall&#8217;inizio del febbraio scorso tra  l&#8217;esercito congolese (FARDC) e i ribelli delle Democratic Forces for the  Liberation of Rwanda (FDLR) e vari gruppi armati. L’uso della violenza contro i  civili è frequente e la costante minaccia dell’uso delle armi rende estremamente  difficoltoso l’accesso all’ospedale locale, dove un’equipe di MSF effettua  operazioni chirurgiche. Attualmente MSF è l&#8217;unica organizzazione a fornire  assistenza medica nella regione.</p>
<p>A causa degli intensi combattimenti  nell’area di Hauts Plateaux, oltre 10 mila persone sono fuggite dai loro  villaggi (Kitoga, Mugutu, Birunga, Kangova) per cercare rifugio nella zona di  Mukumba all&#8217;inizio del febbraio 2010.  MSF nell’Hauts Plateaux il 10 febbraio ha  cominciato a fornire assistenza medica di emergenza  alle famiglie sfollate. Da  allora, MSF ha fornito assistenza medica nel villaggio di Kihuha a più di 750  pazienti affetti principalmente da infezioni del tratto respiratorio e da  diarrea acuta e ha inoltre ricevuto decine di feriti, compresi bambini,  bisognosi di assistenza chirurgica d&#8217;urgenza. Un’equipe di MSF specializzata in  chirurgia d&#8217;urgenza è arrivata pochi giorni dopo all’ospedale in un vicino  villaggio nel Katanga, dotato di una sala operatoria, per effettuare interventi  chirurgici sui civili. Tuttavia, sono stati effettuati pochi interventi perché  la popolazione era estremamente spaventata e non si recava in ospedale.</p>
<p>&#8220;Le persone che hanno raggiunto la nostra struttura medica, ci hanno  raccontato che molti civili hanno paura di venire in ospedale, perché temono di  essere aggrediti dai gruppi armati. Non esiste alcun luogo sicuro per  nascondersi&#8221;, dichiara Philippe Havet, capo missione di MSF in RDC. &#8220;L’Hauts  Plateaux è una zona molto isolata con montagne che arrivano fino a 3mila metri  di altezza e non non vi sono strade ovunque. Gli scontri tra i combattenti sono  molto feroci e i civili sono vittime dirette. Temiamo che molte persone  potrebbero morire, perché non riescono a raggiungere l&#8217;ospedale per ricevere  l&#8217;assistenza medica salvavita di cui hanno bisogno&#8221;.</p>
<p>Attualmente MSF è  l&#8217;unica organizzazione umanitaria internazionale che fornisce assistenza medica  diretta nell’Hauts Plateaux. Le equipe di MSF si trovano ad affrontare sfide  enormi per fornire cure alle famiglie sfollate. &#8220;Ci vogliono cinque o sei ore a  piedi per raggiungere la nostra clinica a Kihuha e altre due ore da lì per  raggiungere l&#8217;ospedale in Katanga dove si trova il nostro team chirurgico,&#8221; ha  affermato Steve Avoci, chirurgo di MSF in Katanga. &#8220;Questa è una zona molto  isolata e le condizioni sono molto difficili. Pochi giorni fa, è arrivato un  paziente che necessitava di un intervento chirurgico urgente. E’ stato un  intervento complicato e non è stato possibile inviarlo in un&#8217;altra struttura  ospedaliera adeguata,  così ho chiesto supporto a un chirurgo di MSF da Bukavu.&#8221;</p>
<p>Vista la situazione nell’Hauts Plateaux, MSF è seriamente preoccupata  per la sorte delle migliaia di sfollati interni intrappolati nel conflitto. MSF  chiede a tutti i gruppi armati di rispettare il diritto internazionale  umanitario e la sicurezza dei civili e di consentire l&#8217;accesso immediato alle  cure mediche di emergenza per i feriti. &#8220;I civili feriti hanno un disperato  bisogno di protezione e di assistenza medica di emergenza. Hanno il diritto di  avere libero accesso ai nostri medici&#8221;, dichiara Philippe Havet.</p>
<p>MSF  lavora a Kalonge e a Kitutu nel Kivu meridionale, sostiene centri di salute e  gestisce cliniche mobili per fornire assistenza sanitaria primaria e di  emergenza agli sfollati della zona. MSF lavora inoltre nell’ospedale di Baraka e  in un centro per il trattamento del colera a Fizi dove vengono curate le  principali cause di morte di questa zona (malaria, malnutrizione, tubercolosi e  colera). Nel Nord Kivu, nonostante l&#8217;insicurezza e la violenza in corso, MSF  gestisce programmi sanitari a Rutshuru, Nyanzale, Masisi, Mweso e Kitchanga. Nei  progetti di MSF nel Nord e Sud Kivu sono impiegati 76 operatori internazionali e  1.144 congolesi.</p>
<p><a href="http://www.medicisenzafrontiere.it/" target="_blank"><strong>Sito ufficiale Medici senza frontiere</strong></a><br />
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